Sabato, 21 Febbraio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Bangladesh, trionfa la stabilità: argine asiatico al caos e nuovo equilibrio contro le pressioni Usa

Dacca volta pagina: il voto consolida il BNP e ridisegna gli equilibri tra India, Cina e Pakistan

20 Febbraio 2026

Bangladesh, trionfa la stabilità: argine asiatico al caos e nuovo equilibrio contro le pressioni Usa

Le elezioni del 12 febbraio in Bangladesh segnano un passaggio cruciale per l’Asia meridionale. La larga affermazione del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) guidato da Tarique Rahman, con 209 seggi su 300, chiude una stagione di turbolenze e restituisce al Paese una maggioranza solida, capace di assorbire le spinte destabilizzanti che avevano caratterizzato l’ultimo biennio. Il Bangladesh è un crocevia strategico: incuneato tra India e Cina, con un rapporto storicamente traumatico con il Pakistan, da cui si separò nel 1971 dopo una guerra sanguinosa. In un simile contesto, ogni oscillazione interna assume immediata valenza geopolitica.

La caduta di Hasina e il nodo dei Brics

Nell’agosto 2024 le dimissioni di Sheikh Hasina avevano segnato l’apice di una stagione di tensioni. Al potere dal 2009, Hasina era accusata di autoritarismo e corruzione; critiche non prive di fondamento. Ma a risultarle fatale è stato soprattutto il suo equilibrismo internazionale. Da un lato il legame con Nuova Delhi, dall’altro l’apertura crescente verso Pechino, inclusa l’adesione ai progetti infrastrutturali della Belt and Road Initiative. Il punto di rottura simbolico è stato l’interesse manifestato verso i BRICS, culminato nella partecipazione al vertice in Sudafrica nell’agosto 2023. Un segnale letto in Occidente come uno scivolamento nell’orbita multipolare. Secondo ricostruzioni circolate anche sulla stampa statunitense, Washington avrebbe rifiutato di riconoscere la vittoria elettorale di gennaio 2024. A inasprire i rapporti sarebbe stato anche il presunto rifiuto di concedere agli Stati Uniti l’isola di Saint Martin per una base militare.

La “Generazione Z” e il rischio frammentazione

La mobilitazione del 2024, etichettata come rivolta della “Generazione Z”, ha avuto il sostegno di reti civiche e organizzazioni legate all’orbita occidentale. In questo quadro è riemerso il partito islamista Jamaat-e-Islami, mentre il neonato National Citizen Party tentava di capitalizzare l’onda giovanile. Per evitare il collasso istituzionale, la guida transitoria è stata affidata all’economista Muhammad Yunus, figura di prestigio internazionale e premio Nobel, che ha traghettato il Paese verso nuove elezioni senza strappi irreparabili. Non secondario il tentativo di riallacciare relazioni pragmatiche con Islamabad. Il voto di febbraio ha però ribaltato le aspettative di chi prevedeva un Parlamento frammentato: il Jamaat si è fermato a 68 seggi, la formazione della Generazione Z a soli 6. Il mandato popolare al BNP è apparso netto.

La stabilità come interesse regionale

Un elemento spesso trascurato è la convergenza di interessi dei vicini. Il premier indiano Narendra Modi aveva già inviato segnali distensivi a Rahman nei mesi precedenti, auspicando un “nuovo inizio” nei rapporti bilaterali. Anche Pechino ha espresso disponibilità a rafforzare cooperazione commerciale e infrastrutturale, mentre il Pakistan ha parlato di “slancio positivo”. Il giorno dell’insediamento, il 17 febbraio, Cina, India e Pakistan hanno invitato formalmente Rahman nei rispettivi Paesi. Un fatto raro, che fotografa la volontà condivisa di evitare un nuovo focolaio d’instabilità nel Golfo del Bengala.

Oltre Dacca: il risiko mediorientale

La partita bengalese si inserisce in un quadro più ampio. Il significativo accumulo di forze statunitensi in Medio Oriente, con la portaerei USS Gerald R. Ford ancora nell’Atlantico, segnala una postura di pressione verso l’Iran. Le esercitazioni navali congiunte tra Teheran, Mosca e Pechino nello Stretto di Hormuz hanno mostrato che l’Asia non è più terreno esclusivo d’iniziativa americana. Washington sembra preparare una finestra operativa breve e intensa, consapevole dei limiti politici interni e della possibile opposizione del Congresso. Teheran, dal canto suo, punterebbe a una strategia di logoramento, preservando capacità di contrattacco nel medio periodo.

Un nuovo equilibrio multipolare

In questo scenario, il voto bangladese rappresenta un segnale politico: le società asiatiche cercano stabilità e sviluppo, non rivoluzioni permanenti. Il successo del BNP indica la volontà di mantenere rapporti aperti con tutti – India, Cina, Pakistan – senza diventare pedina di giochi esterni. Per Washington è un campanello d’allarme: la stagione dei cambi di regime facili appare logorata. Per Mosca e Pechino, invece, è la conferma che il multipolarismo non è uno slogan, ma una dinamica concreta. Il Bangladesh, piccolo solo sulla carta geografica, dimostra che nel grande scacchiere eurasiatico anche le pedine possono decidere la partita.

 

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

x