"Auto diventeranno strumenti intelligence, ditte israeliane tracceranno veicoli, potranno controllarli da remoto e fare attentati" - RUMORS

L’inchiesta di Haaretz svela il settore Carint: veicoli connessi usati per tracciare, intercettare e persino controllare auto da remoto. Cresce l’allarme privacy

Il quotidiano israeliano Haaretz ha condotto un'inchiesta che riguarda il settore Carint, ossia l'intelligence applicata alle automobili. Il giornale ha lanciato l'allarme, avvertendo che molto presto i veicoli saranno veri e propri strumenti di intelligence a causa di aziende informatiche di Tel Aviv, che hanno sviluppato tecnologie per tracciarli in ogni loro aspetto: dal Gps, alle Sim collegate, dall'impianto stereo alle telecamere. Poi, il monito: "Queste ditte israeliane saranno anche in grado di controllare le macchine da remoto, strumento che verrà utilizzato dal Mossad anche per fare attentati".

"Auto diventeranno strumenti intelligence, ditte israeliane tracceranno veicoli, potranno controllarli da remoto e fare attentati" - RUMORS

Un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz accende i riflettori su un settore in rapida espansione: la cosiddetta Carint, acronimo di car intelligence. Secondo il giornale, diverse aziende informatiche israeliane attive nella cybersicurezza avrebbero sviluppato tecnologie capaci di trasformare le automobili connesse in veri e propri strumenti di raccolta d’intelligence.

Le auto moderne, spiega l’inchiesta, sono ormai “computer su ruote”: decine di centraline elettroniche, Sim integrate, Gps, connessione internet costante e sistemi multimediali sincronizzati con gli smartphone producono un flusso continuo di dati. Informazioni su spostamenti, abitudini di guida, contatti e conversazioni possono essere registrate, archiviate e analizzate.

Secondo quanto riportato, alcune piattaforme sarebbero in grado di tracciare in tempo reale migliaia di veicoli, identificare un obiettivo specifico incrociando dati di localizzazione, immagini delle telecamere stradali e registri Sim, e ricostruire con precisione i percorsi effettuati. Un sistema descritto nell’articolo prometterebbe addirittura una “copertura di intelligence completa” su un determinato soggetto.

L’aspetto più controverso riguarda la possibilità di accesso remoto ai sistemi interni del veicolo. L’inchiesta afferma che determinate tecnologie consentirebbero di attivare microfoni del vivavoce e telecamere di bordo, trasformando l’auto in un dispositivo di intercettazione mobile. Ancora più allarmante, viene citata la capacità – almeno teorica – di intervenire sui sistemi di controllo del veicolo, fino a sterzare o bloccare il motore da remoto.

I dati raccolti verrebbero poi integrati con altre fonti: telecamere di sorveglianza urbana, archivi statali, database anagrafici. Non più semplice raccolta di informazioni, ma un processo di “cucitura” dei dati in tempo reale, capace di generare profili operativi completi.

Secondo Haaretz, il settore è in crescita e sempre più governi sarebbero interessati a queste soluzioni. Il confine tra sicurezza nazionale e sorveglianza di massa appare così sempre più sottile, esponendo i cittadini anche al rischio di attentati, mentre le auto connesse diventano un nuovo, potente snodo nell’ecosistema globale dei dati.