Crans Montana, autopsie sulle 41 vittime mai eseguite, ipotesi riesumazione salme per stabilire precise cause dei decessi

Mentre l’Italia attende ancora atti e risposte concrete dalla procura di Sion, le omissioni della prima fase delle indagini continuano a condizionare l’inchiesta. Tra i nodi principali, le autopsie mai eseguite sulle vittime: una mancanza che oggi l’ufficio guidato dalla procuratrice Beatrice Pilloud starebbe valutando di colmare disponendo la riesumazione delle salme, per poter stabilire con precisione le cause dei decessi in vista di un eventuale processo

A distanza di settimane dal rogo di Crans-Montana, emergono gravi lacune nella prima fase dell’inchiesta, a partire dalle autopsie sulle 41 vittime mai effettuate. La procura di Sion valuta ora la riesumazione delle salme per chiarire le cause dei decessi.

Crans Montana, autopsie sulle 41 vittime mai eseguite, ipotesi riesumazione salme per stabilire precise cause dei decessi

Proseguono le indagini sull’incendio di Crans-Montana della notte di Capodanno, in cui hanno perso la vita 41 giovani e altri 116 sono rimasti feriti. Mentre l’Italia attende ancora atti e risposte concrete dalla procura di Sion, le omissioni della prima fase delle indagini continuano a condizionare l’inchiesta. Tra i nodi principali, le autopsie mai eseguite sulle vittime: una mancanza che oggi l’ufficio guidato dalla procuratrice Beatrice Pilloud starebbe valutando di colmare disponendo la riesumazione delle salme, per poter stabilire con precisione le cause dei decessi in vista di un eventuale processo. Una prospettiva che sta suscitando forti polemiche.

La causa della morte delle vittime è infatti centrale nell’indagine a carico dei coniugi Moretti, titolari del locale “Le Constellation”, e di alcuni dipendenti del Comune di Crans-Montana, indagati per omicidio plurimo colposo, lesioni e incendio colposi. Tuttavia, i certificati di morte non specificano le ragioni dei decessi. Non solo: gli esami tossicologici sulle giovanissime vittime sarebbero stati fondamentali anche per contestare ai proprietari del bar la somministrazione di alcolici a minorenni, una violazione che Jacques Moretti aveva già commesso cinque anni fa.

Accanto al fronte giudiziario, si apre anche quello sociale ed economico. Il 14 gennaio scorso, il Consiglio di Stato vallesano aveva annunciato un rimborso forfettario di 10 mila franchi per ciascuna vittima e per i feriti dell’incendio, come primo aiuto alle famiglie. Ma, secondo quanto emerge, i fondi non sarebbero ancora stati erogati. A raccogliere le testimonianze è stato il quotidiano svizzero Blick, che ha intervistato la madre di due ragazze rimaste gravemente ferite e ancora ricoverate.

Una delle due, ventenne, si trova in una clinica specializzata a Morges, nel Canton Vaud, mentre l’altra, diciottenne, è ricoverata in una struttura di Sion. “Le bollette continuano ad arrivare e anche le rate dell’assicurazione sanitaria”, ha raccontato la donna, che insieme al marito ogni giorno si divide tra i due ospedali: la mattina visitano una figlia, il pomeriggio l’altra, poi “la sera con nostra figlia più piccola”, di 14 anni. Per la famiglia, rivela Blick, non è ancora arrivato alcun aiuto concreto.

Con il passare dei giorni, anche le spese quotidiane stanno diventando insostenibili. “I soldi scarseggiano, questi costi li sosteniamo ancora”, ha aggiunto la madre, spiegando che sia lei sia il marito hanno dovuto mettersi in malattia dal lavoro. La famiglia prevede inoltre di dover investire risorse nel recupero psicologico delle figlie, per “elaborare ciò che hanno vissuto, non hanno subito solo danni fisici”.

I ritardi nell’erogazione dei fondi sarebbero dovuti a complesse procedure burocratiche: dall’identificazione delle vittime e dei familiari, fino alle verifiche sullo stato civile delle persone maggiorenni decedute. Al momento sarebbero state “completate 45 pratiche” e, secondo quanto riferito a Blick dal funzionario responsabile dei servizi sociali del Canton Vallese, almeno in questi casi i fondi dovrebbero ora essere erogati. L’ufficio conta di completare tutte le pratiche entro la fine della prossima settimana.

Sul piano investigativo, l’inchiesta entra intanto in una fase cruciale. In settimana saranno interrogati Ken Jackemoud, ex responsabile della sicurezza del Comune, anche lui indagato, e Cristopher Balet, attuale capo dell’ufficio. L’11 e il 12 febbraio sarà la volta di Jacques Moretti e di sua moglie Jessica Maric. Gli interrogatori si svolgeranno, per ragioni di spazio, nell’aula magna del Campus Energypolis, polo svizzero della ricerca energetica.

Il 16 febbraio, in qualità di testimone, verrà invece ascoltato David Vocat, capo dei vigili del fuoco che nel 2018 effettuò un’ispezione al “Le Constellation” senza segnalare la presenza della schiuma fonoassorbente infiammabile che è poi risultata determinante nello sviluppo del rogo.