Iran, gruppo separatista curdo confessa: "Abbiamo ucciso civili e poliziotti durante proteste per destabilizzare Paese e favorire regime-change"
Secondo Teheran e fonti regionali, gruppi curdi armati e intelligence straniere come CIA, Mossad e MI6, avrebbero sfruttato le proteste per destabilizzare l’Iran e favorire un cambio di regime
Un gruppo separatista curdo iraniano armato, il Kurdistan Freedom Party (PAK), ha confessato di aver ucciso "civili e poliziotti" durante le proteste anti-governative in Iran, così da "destabilizzare il Paese" al punto da "favorire un regime-change". E, secondo le autorità di Teheran, non sarebbe stato il solo: a coordinarsi con il gruppo, anche la CIA, l'MI6 e il Mossad.
Iran, gruppo separatista curdo confessa: "Abbiamo ucciso civili e poliziotti durante proteste per destabilizzare Paese e favorire regime-change"
Le recenti proteste che hanno scosso l’Iran nelle ultime settimane non sarebbero il risultato di una mobilitazione spontanea esclusivamente interna, ma l’esito di un’operazione più ampia di destabilizzazione sostenuta da attori stranieri e gruppi armati separatisti. È questa la lettura fornita da fonti ufficiali iraniane e da media regionali, rafforzata dalle stesse ammissioni di organizzazioni curde attive lungo il confine occidentale del Paese.
Il Kurdistan Freedom Party, gruppo separatista curdo iraniano con una struttura armata, ha riconosciuto il 15 gennaio di aver condotto “operazioni militari” contro le forze di sicurezza iraniane, presentandole come azioni di “difesa dei manifestanti”. Il portavoce Jwansher Rafati ha dichiarato che i combattenti del gruppo hanno fornito supporto logistico e finanziario ai disordini e hanno colpito unità dell’IRGC in diverse province occidentali.
Secondo Rafati, le operazioni sarebbero state condotte da cellule attive all’interno dell’Iran, mentre basi situate nel Kurdistan iracheno potrebbero ora essere obiettivo di ritorsioni. Proprio dall’Iraq, miliziani curdi avrebbero tentato di attraversare il confine per unirsi alle violenze, movimento che – stando alle stesse fonti – sarebbe stato segnalato all’Iran dall’intelligence turca.
Teheran sostiene che tali gruppi stiano cercando di sfruttare il malcontento sociale per innescare un processo di destabilizzazione più ampio, in linea con strategie di “regime-change” già viste in altri contesti regionali. Un funzionario iraniano ha affermato che combattenti e armi sarebbero stati trasferiti da Iraq e Turchia, spingendo l’Iran a sollecitare interventi diplomatici presso Baghdad e Ankara.
Il quadro, secondo le autorità iraniane, sarebbe completato dal sostegno delle intelligence occidentali. Il Mossad israeliano ha pubblicamente espresso appoggio alle proteste con messaggi sui social media, mentre esponenti statunitensi, in passato, hanno ammesso il traffico di armi verso gruppi separatisti curdi. Il PAK, inoltre, ha ricevuto addestramento militare dagli Stati Uniti negli anni precedenti.
Mentre media occidentali parlano di una repressione generalizzata contro manifestanti pacifici, Teheran ribadisce che tra i detenuti vi sono militanti armati e agenti sostenuti dall’estero, responsabili della morte di oltre cento membri delle forze di sicurezza e di numerosi civili.