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Dai curdi all’Iran, passando per l’Europa: l’egemonia americana tra guerra ibrida, finanza globale e crisi dell’Occidente

Dallo sfruttamento siriano al ricatto finanziario sull’UE, fino alle minacce a Teheran: una lettura geopolitica delle mosse USA, tra potere militare, mercati e un’Europa strutturalmente incapace di reagire

21 Gennaio 2026

Dai curdi all’Iran, passando per l’Europa: l’egemonia americana tra guerra ibrida, finanza globale e crisi dell’Occidente

La parabola curda: da pedina strategica a scarto geopolitico

La vicenda curda, presentata per anni come epopea di liberazione, appare oggi per ciò che è stata: uno strumento tattico nelle mani di Washington. In Siria, i territori controllati dai curdi hanno garantito agli Stati Uniti finanziamenti diretti, armamenti, e soprattutto il controllo di petrolio e grano, sottratti a Damasco e alla popolazione civile. Il risultato è stato un doppio saccheggio: economico e sociale, con risorse contrabbandate mentre i siriani affrontavano freddo e fame. Quando l’utilità strategica è venuta meno, l’abbandono è stato rapido e cinico, come già visto in Turchia e ora replicato con i curdi iraniani.

ISIS, Israele e ambiguità morali

A rendere la narrazione ancora più fragile pesa l’ombra di collaborazioni tattiche con l’ISIS e il tentativo finale di cercare protezione da Israele, celebrato come “potenza regionale”. Una sequenza che smonta definitivamente la retorica umanitaria e rivela una gestione opportunistica delle alleanze, dove i valori contano meno della contingenza militare.

Trump contro l’Europa: l’aggressione che non teme risposta

Le minacce di Donald Trump all’Unione europea – dai dazi selettivi fino al grottesco ricatto sulla Groenlandia – non sono semplici boutade. Sono possibili perché l’UE, per come è stata costruita, non può reagire. Il vero vincolo non è politico, ma finanziario. L’Europa ha individuato per anni i suoi nemici in Russia e Cina, ignorando il cuore della propria vulnerabilità: la dipendenza strutturale dal sistema finanziario statunitense.

MSCI World: la catena invisibile

L’indice MSCI World è il pilastro silenzioso di questa dipendenza. Con una composizione dominata per circa il 70% da titoli USA, esso orienta automaticamente i flussi di risparmio globale. Fondi pensione, assicurazioni ed ETF europei sono esposti a Wall Street in modo tale che un crollo dei mercati americani avrebbe effetti devastanti sui cittadini europei. Questa è la vera dittatura finanziaria, accettata dalle élite neoliberali del continente. Non sorprende che dietro MSCI compaiano nomi come BlackRock, Vanguard e State Street: il potere non eletto che condiziona governi e politiche.

La Norvegia e il messaggio cifrato di Trump

Anche la polemica sul Nobel va letta in questa chiave. Il destinatario reale non è Oslo in senso politico, ma il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo. Washington chiede fedeltà: più titoli del debito USA, più allineamento agli indici dominanti. È il linguaggio dell’egemonia finanziaria, non della diplomazia.

Iran: cambio di regime o illusione imperiale

Sul fronte iraniano, Trump alterna ringraziamenti e minacce, fino a evocare apertamente una “nuova leadership”. Uno schema già visto, giustificato con argomenti moralistici che ricordano tristi precedenti storici. Ma l’Iran non è il Venezuela: colpire Teheran significa toccare il centro simbolico dell’Islam sciita globale. Le richieste americane – stop al nucleare, rottura delle alleanze regionali, riduzione missilistica – sono inaccettabili perché equivalgono a una resa strategica.

Israele, neocon e la subalternità americana

Dietro la retorica di forza, emerge la subalternità di Trump ai neoconservatori e a Netanyahu, che dettano l’agenda mediorientale lasciando all’“imperatore” margini solo su dossier secondari. Le esitazioni sull’attacco all’Iran mostrano crepe evidenti, mascherate da narrazioni contraddittorie. La realtà è un equilibrio instabile, dove l’intervento resta possibile ma estremamente rischioso. In questo scenario, la Russia osserva con realismo: senza romanticismi, ma consapevole che l’ordine unipolare è in crisi. L’Occidente collettivo appare diviso, l’Europa paralizzata, gli Stati Uniti aggressivi ma meno onnipotenti. La storia recente insegna che l’uso disinvolto di guerra ibrida, finanza e rivoluzioni colorate produce instabilità, non ordine. E il conto, prima o poi, arriva.

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