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Cuba, approvato piano per transizione verso ‘stato di guerra’ dopo escalation con Usa: “Per migliorare prontezza al combattimento”

Cuba prende precauzioni e, sottolineando la natura puramente difensiva della manovra, dichiara la transizione verso 'stato di guerra'. L'obbiettivo è quello di prepararsi in caso gli Stati Uniti concretizzassero le minacce verso l'Avana

20 Gennaio 2026

Cuba, approvato piano per transizione verso ‘stato di guerra’ dopo escalation con Usa: “Per migliorare prontezza al combattimento”

Documento ufficiale del governo cubano

Cuba ha approvato un piano per la transizione verso uno 'stato di guerra', mobilitando le strutture di difesa nazionale per aumentare la prontezza al combattimento in risposta alle crescenti tensioni con gli Stati Uniti. La decisione è arrivata dopo l’attacco militare statunitense in Venezuela e il sequestro del presidente Nicolás Maduro, un episodio che ha segnato un’escalation nelle relazioni tra L’Avana e Washington e riporta alla luce dinamiche di interventismo e controllo sulle risorse di nazioni sotto le mire espansionistiche trumpiane legate alla dottrina Monroe.

Cuba, approvato piano per transizione verso ‘stato di guerra’ dopo escalation con Usa: “Per migliorare prontezza al combattimento”

Il Consiglio di difesa nazionale di Cuba si è riunito sabato per esaminare e approvare una serie di piani e misure per la transizione verso uno stato di guerra, da attivare in caso di conflitto con un altro Paese. Secondo il comunicato ufficiale, lo scopo è potenziare e migliorare la prontezza al combattimento e la capacità di coordinamento delle organizzazioni di comando e del personale militare e civile, allineandosi al concetto strategico definito come Guerra di Tutto il Popolo. L’incontro è avvenuto nel pieno di tensioni che si sono intensificate dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela, in cui forze Usa hanno condotto un raid su larga scala a inizio gennaio, catturando il presidente venezuelano e causando numerose vittime tra forze di sicurezza e civili, inclusi soldati cubani. La rappresaglia ha scatenato proteste di massa a L’Avana e accresciuto lo scontro diplomatico tra i due Paesi.

Il piano non rappresenta ufficialmente la dichiarazione immediata dello stato di guerra, che in base alla legge cubana richiederebbe condizioni di imminente aggressione ormai in atto, ma, piuttosto, la revisione di procedure operative, logistica e preparazione difensiva per uno scenario in cui la nazione caraibica dovrebbe confrontarsi con una minaccia esterna percepita come reale. Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba, ha ribadito la posizione di non aggressività del paese verso altri Stati, pur affermando che difenderà ogni centimetro del suo territorio nel caso di un’aggressione, e ha sottolineato che nessuna comprensione o dialogo con gli Usa potrà avvenire se basato su coercizione o intimidazione. Le mire espansionistiche di Trump legate alla dottrina Monroe stanno agitando notevolmente le acque - sia quelle americane che quelle europee - incrinando sempre di più gli equilibri internazionali e spingendo i vari paesi verso la militarizzazione.

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