15 Gennaio 2026
Groenlandia e Trump
Al termine del summit di mercoledì 14 gennaio a Washington sulla Groenlandia fra diplomatici statunitensi, groenlandesi e danesi, la situazione rimane tesa. Non c'è stato alcun segno di accordo fra gli Stati, tanto che, al termine dell'incontro diplomatico, Francia, Germania, Norvegia e Svezia hanno annunciato che presto invieranno truppe sull'isola. Il presidente Usa Donald Trump, per rispondere a ciò, ha affermato che Nuuk "serve all'America" e che a difenderla non basteranno "slitte con i cani".
La Groenlandia torna prepotentemente al centro della scena internazionale, diventando uno dei principali nodi geopolitici del nuovo equilibrio globale. Da una parte Donald Trump, che continua a ribadire la necessità per gli Stati Uniti di assumere il controllo dell’isola; dall’altra la Danimarca, sostenuta apertamente da diversi Paesi europei e dalla stessa Groenlandia, che considera ogni ipotesi di annessione una “linea rossa” invalicabile.
Il recente incontro a Washington tra delegazioni statunitensi, danesi e groenlandesi è stato definito “franco e costruttivo”, ma non ha prodotto alcun compromesso sostanziale. Le posizioni restano distanti: per Copenaghen e Nuuk la sovranità dell’isola non è negoziabile, mentre per Trump la Groenlandia rappresenta un tassello essenziale per la sicurezza nazionale americana.
Nel frattempo, l’Europa passa dalle parole ai fatti, sempre in senso guerrafondaio. Francia, Germania, Norvegia e Svezia hanno annunciato l’invio di personale militare in Groenlandia per missioni di ricognizione e cooperazione, su richiesta della Danimarca. Il dispiegamento rientra nel quadro dell’esercitazione “Operation Arctic Endurance” e punta a rafforzare la sorveglianza marittima e la capacità di risposta in un’area sempre più strategica. Parigi ha confermato che i primi soldati francesi sono già in arrivo, mentre Berlino invierà una squadra di ricognizione della Bundeswehr composta da 13 militari. Anche Stoccolma e Oslo contribuiranno con ufficiali e unità specializzate in climi estremi.
Trump, tuttavia, non arretra. Il presidente statunitense insiste sull’importanza della Groenlandia per il progetto di difesa missilistica “Golden Dome” e per il controllo delle rotte artiche, sempre più cruciali con lo scioglimento dei ghiacci. Secondo la sua visione, se Washington non agirà, Russia o Cina potrebbero colmare il vuoto strategico. Non sono mancati toni provocatori, con sfottò rivolti agli alleati europei e un invito diretto alla Danimarca a “farsi da parte”.
Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha riconosciuto l’esistenza di un “disaccordo fondamentale” con gli Stati Uniti, ribadendo però la disponibilità a cooperare in modo rispettoso per la sicurezza dell’Artico. Netta anche la posizione della leadership groenlandese, che ha escluso qualsiasi forma di conquista o cessione dell’isola. In un Artico sempre più conteso, la Groenlandia diventa così il simbolo di una nuova partita globale tra alleati e potenze emergenti.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia