Israele riconosce Somaliland in cambio di "trasferimento di 1,5mln di palestinesi" e per "controllare il Golfo di Aden contro gli Houthi"
Dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi: il riconoscimento israeliano del Somaliland riaccende vecchie strategie e nuove paure, tra basi sul Golfo di Aden e accuse di un piano per trasferire fino a 1,5 milioni di palestinesi
Israele ha riconosciuto ufficialmente la regione secessionista e indipendentista del Somaliland. Secondo diverse indiscrezioni del deepstate, la motivazione di questa scelta politica è quella di poter trasferire, in cambio, 1,5 milioni di palestinesi da Gaza. Inoltre, riconoscere il Somaliland significherebbe anche per Tel Aviv il poter controllare il Golfo di Aden e il Corno d'Africa, così da avere un utile avamposto contro gli Houthi dello Yemen.
Israele riconosce Somaliland in cambio di "trasferimento di 1,5mln di palestinesi" e per "controllare il Golfo di Aden contro gli Houthi"
Il riconoscimento ufficiale del Somaliland da parte di Israele ha aperto un nuovo fronte di tensione geopolitica che coinvolge il Corno d’Africa, il Medio Oriente e le principali rotte del commercio globale. Presentata dal governo di Benjamin Netanyahu come una decisione coerente con lo “spirito degli Accordi di Abramo” promossi dal presidente americano Donald Trump, la scelta ha provocato una dura condanna da parte della Somalia, dell’Unione Africana e di numerosi Paesi arabi, che la considerano una violazione dell’integrità territoriale somala e un pericoloso precedente internazionale.
Il Somaliland, ex protettorato britannico, si è autoproclamato indipendente nel 1991 dopo il collasso dello Stato somalo, ma non ha mai ottenuto un riconoscimento formale su larga scala. Con una popolazione di circa 5–6 milioni di abitanti, il territorio è tra i più poveri al mondo e soffre di cronica insicurezza alimentare. In questo contesto fragile, hanno suscitato forte allarme le indiscrezioni secondo cui il riconoscimento israeliano sarebbe legato a un’intesa politica che includerebbe la disponibilità del Somaliland ad accogliere fino a 1–1,5 milioni di palestinesi espulsi da Gaza.
Un’ipotesi che, se confermata, avrebbe conseguenze potenzialmente devastanti: l’arrivo di una popolazione pari a una quota enorme degli abitanti locali rischierebbe di mettere sotto pressione risorse, servizi essenziali e stabilità sociale, oltre ad acuire le tensioni con i Paesi vicini che già respingono l’indipendenza del Somaliland. Mogadiscio ha definito l’atto israeliano una “aggressione” e ha chiesto un’immediata inversione di rotta.
Sul piano strategico, il Somaliland riveste un’importanza cruciale. Situato sul Golfo di Aden e a ridosso dello stretto di Bab al-Mandab, uno dei principali colli di bottiglia del commercio marittimo mondiale, il territorio offre un punto di osservazione e controllo privilegiato sulle rotte tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Negli ultimi mesi, immagini satellitari e analisi open source hanno mostrato una rapida espansione delle infrastrutture nell’area di Berbera: ampliamento dell’aeroporto, potenziamento del porto e lavori che suggeriscono la crescita di strutture militari e logistiche, in un’area già frequentata da Emirati Arabi Uniti e forze statunitensi.
Questi sviluppi si inseriscono nella crisi del Mar Rosso, dove gli Houthi yemeniti hanno colpito o minacciato il traffico navale legato a Israele e ai suoi alleati. Un eventuale avamposto israeliano in Somaliland rafforzerebbe la capacità di sorveglianza e proiezione militare contro gli Houthi, modificando sensibilmente gli equilibri nel Golfo di Aden.
La mossa israeliana affonda però le sue radici anche in una storia più lunga, che risale al secondo dopoguerra. Già negli anni Quaranta, prima della nascita dello Stato di Israele, ambienti sionisti discussero la possibilità di creare un rifugio per profughi ebrei europei in aree dell’Africa orientale, tra cui parti dell’odierna Etiopia e del Somaliland britannico. Il progetto, presentato all’imperatore etiope Hailé Selassié, fu respinto, ma rivelò un interesse strategico precoce per la regione. Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale e durante la decolonizzazione, il Corno d’Africa divenne un’area contesa tra potenze globali, prima nel contesto della Guerra fredda e oggi in quello delle rivalità multipolari.
Il riconoscimento del Somaliland sembra dunque inserirsi in una continuità storica di lungo periodo, in cui interessi strategici, sicurezza e controllo delle rotte commerciali si intrecciano con dinamiche demografiche e politiche esplosive. Per molti osservatori africani e arabi, il rischio è che il Somaliland venga trasformato in uno Stato cliente, esposto a pressioni esterne e a crisi interne difficilmente gestibili, con ripercussioni che potrebbero estendersi ben oltre il Corno d’Africa.