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Oreshnik, energia e potere: il messaggio di Mosca all’Occidente e la guerra che va oltre l’Ucraina

Dal missile ipersonico su Lvov alla battaglia globale per energia e valute: la strategia russa tra deterrenza militare, logoramento infrastrutturale e crisi dell’ordine occidentale.

10 Gennaio 2026

Oreshnik, energia e potere: il messaggio di Mosca all’Occidente e la guerra che va oltre l’Ucraina

Putin

Oreshnik: più di un’arma, un segnale

Il lancio del missile balistico a medio raggio Oreshnik contro la regione di Lvov rappresenta uno degli eventi militarmente e politicamente più significativi dell’intero conflitto. Non è solo la seconda volta che quest’arma viene impiegata, ma è la prima in cui il bersaglio assume un valore strategico europeo, colpendo quello che viene indicato come il più grande sito di stoccaggio sotterraneo di gas del continente. Il messaggio, diretto e inquietante, non è rivolto solo a Kiev.

Il valore militare del bersaglio

Il deposito di Bilche-Volytsko-Uherske, che concentra oltre metà della capacità di stoccaggio ucraina, non era vulnerabile ai sistemi d’arma convenzionali russi. Troppo lontano per Iskander e droni Geran, troppo profondo per i Kalibr, esso richiedeva una capacità di penetrazione cinetica estrema. In questo senso, l’Oreshnik non appare come un’escalation simbolica, ma come l’unica opzione tecnicamente efficace per neutralizzare quel nodo energetico.

La geografia del messaggio

Non meno rilevante è la collocazione geografica dell’attacco. Lvov dista poco più di 160 chilometri dalla base polacca di Rzeszów, snodo logistico fondamentale per la NATO. Colpire lì significa dimostrare che la Russia può esercitare pressione militare credibile ai confini dell’Alleanza, senza oltrepassarli. È deterrenza pura, calibrata, priva di isteria ma carica di conseguenze.

Velocità, preavviso e impotenza

Il volo dell’Oreshnik, stimato in circa 15–16 minuti su 1.800 km a velocità superiori a Mach 10, ha messo in luce un paradosso moderno: anche con l’allerta satellitare statunitense in tempo reale, difendersi è impossibile. Sapere che un missile è stato lanciato non equivale a sapere dove colpirà. È la dimostrazione pratica del dominio dell’escalation, un concetto che a Bruxelles sembra essere stato scoperto solo ora.

L’ombra dell’Avangard

Il confronto implicito con l’Avangard, capace di velocità ipersoniche ben superiori, rafforza la dimensione dissuasiva dell’operazione. Mosca non ha bisogno di usare il massimo della forza per far capire che il gradino successivo esiste. È una comunicazione strategica rivolta a chi continua a immaginare una guerra “controllabile”.

La vera battaglia: l’infrastruttura

Se Oreshnik ha catturato l’attenzione mediatica, la sostanza del conflitto è altrove. Gli attacchi sistematici alle reti elettriche, alle centrali termiche e ai nodi di distribuzione stanno trasformando la guerra in una classica guerra di attrito. Kiev, Dnipro, Zaporozhye e Krivoy Rog sperimentano blackout prolungati, difficili da riparare. Non è distruzione spettacolare, ma logoramento metodico.

Quando la resilienza non basta

Colpire la distribuzione, e non solo la produzione, significa mettere alla prova anche i sistemi più ridondanti. Se una città come Dnipro, progettata per resistere a danni estesi, resta senza elettricità per giorni, allora il modello russo funziona ed è scalabile. In questa corsa, vince chi ripara più velocemente. E il tempo, come spesso accade, diventa un’arma.

Europa: il fronte nascosto

Questa strategia colpisce indirettamente anche l’Europa. Più l’Ucraina perde capacità energetica e industriale, più cresce la pressione finanziaria su governi europei già indeboliti. La Russia, senza colpire direttamente l’UE, contribuisce a erodere la legittimità delle sue classi dirigenti, costrette a chiedere sacrifici crescenti a società sempre più scettiche.

Energia, dollaro e dominio

Il quadro si completa osservando quanto accade altrove, dal Venezuela al Medio Oriente. L’interventismo statunitense non risponde a logiche morali, ma a una crisi strutturale del sistema dollaro-centrico e della sicurezza energetica americana. Mosca, da parte sua, beneficia indirettamente di questo disordine: ogni intervento coercitivo di Washington rafforza la spinta verso valute alternative e blocchi multipolari.

Una Russia più forte, un’Europa più fragile

Contrariamente alla narrazione dominante, la Russia non appare isolata o indebolita. Al contrario, l’indebolimento del diritto internazionale e dell’autonomia europea ha rimosso quei freni geopolitici che per decenni avevano contenuto l’influenza russa. Il rischio per l’Europa è di ritrovarsi, a guerra conclusa, schiacciata tra potenze più lucide e determinate. La vittoria russa non è automatica né imminente. Il fronte resta complesso e la guerra lunga. Ma una cosa è chiara: la fase più dura del conflitto energetico e infrastrutturale è appena iniziata. Oreshnik non è stato un colpo teatrale, ma l’annuncio che la guerra sta entrando nel suo momento decisivo, mentre molti in Europa continuano a guardarla con categorie del passato.

 

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