08 Gennaio 2026
Adolf Heusinger, fonte: Wikipedia
Sui social network sono andati virali diversi post in cui viene ripercorsa la strana storia di Adolf Heusinger. Prima fedelissimo di Adolf Hitler e membro dell'esercito nazista tedesco Wehrmacht, dopo nemmeno 20 anni è arrivato ai vertici militari dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Molti utenti si sono dichiarati indignati da questo, sottolineando i "rigiri del pensiero unico occidentale".
La parabola di Adolf Heusinger resta una delle più controverse e simboliche del dopoguerra europeo. Ufficiale di punta della Wehrmacht nazista e stretto collaboratore di Adolf Hitler, Heusinger riuscì, a meno di vent’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, a diventare uno dei massimi responsabili militari della Nato. Un passaggio che, ancora oggi, solleva interrogativi inquietanti sulla continuità delle élite militari e politiche tra il Terzo Reich e l’ordine occidentale della Guerra fredda.
Nato nel 1897, Heusinger fece carriera nell’esercito tedesco ben prima dell’ascesa di Hitler, ma fu sotto il nazismo che raggiunse i vertici. Dal 1940 al 1944 ricoprì il ruolo di Capo dell’Alto Comando dell’Esercito (OKH), diventando uno dei principali pianificatori delle guerre di aggressione contro Polonia, Francia e Unione Sovietica. Fu parte integrante dell’apparato militare che accompagnò, senza ostacolarle, le politiche di sterminio naziste. Durante l’Operazione Barbarossa ignorò i rapporti sui massacri di civili compiuti dalle SS e non si oppose al coinvolgimento della Wehrmacht nei crimini di guerra.
Il 20 luglio 1944 si trovava accanto a Hitler durante l’attentato di Stauffenberg. Ferito, fu arrestato dalla Gestapo ma rilasciato pochi mesi dopo. Secondo diversi storici, evitò la condanna collaborando attivamente con il regime e fornendo informazioni sui cospiratori. Alla fine della guerra riuscì ad arrendersi agli anglo-americani, sfuggendo ai sovietici che lo consideravano responsabile della morte di centinaia di migliaia di civili.
È qui che la vicenda assume contorni paradossali. La CIA decise di non processarlo come criminale di guerra, definendolo “collaborativo” e utile nella nuova priorità strategica: la lotta all’Unione Sovietica. Heusinger lavorò come consulente per gli Stati Uniti, entrò nell’Organizzazione Gehlen — nucleo dell’intelligence della Germania Ovest — e contribuì alla costruzione del mito della “Wehrmacht pulita”, che separava artificialmente l’esercito regolare dai crimini nazisti.
Nel 1957 divenne il primo ispettore generale della Bundeswehr, l’esercito della Germania occidentale ricostruito sotto tutela americana. Quattro anni dopo, nel 1961, fu nominato Presidente del Comitato militare della Nato, uno degli incarichi più alti dell’Alleanza atlantica.
Che un uomo formato politicamente e militarmente nel cuore del sistema hitleriano abbia potuto rappresentare l’Occidente “democratico” al massimo livello militare resta un’assurdità storica. Il caso Heusinger mostra come, in nome dell’anticomunismo, responsabilità enormi siano state rimosse, riscritte o premiate, lasciando una lunga ombra sulla credibilità morale dell’ordine nato dopo il 1945.
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