08 Gennaio 2026
Donald Trump e il simbolo dell'Onu, fonte: imagoeconomica
Donald Trump strappa gli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluso il trattato Onu sul clima (UNFCCC), confermando la scelta di ritirarsi dalla diplomazia climatica globale e di indebolire i meccanismi multilaterali per la tutela dell’ambiente, della pace e della democrazia. Il gesto, accompagnato dal taglio dei finanziamenti, è l’ennesimo passo di un’agenda aggressiva, interventista quando si tratta di interessi economici e fossili, e al tempo stesso demolitrice delle regole internazionali, necessarie al mantenimento dell'equilibrio geopolitico, già flebile.
La Casa Bianca ha reso noto un memorandum presidenziale con cui Washington avvia il ritiro da 31 organismi ONU e 35 organizzazioni internazionali non ONU. Nel mirino finiscono pilastri della cooperazione sul clima, tra cui IPCC, UNFCCC, International Union for Conservation of Nature e altre istituzioni impegnate nella protezione di ecosistemi e comunità. Insieme al ritiro, gli Stati Uniti interromperanno anche i finanziamenti, assestando un duro colpo alla collaborazione globale proprio mentre la crisi climatica richiederebbe più impegno, non meno. Secondo la linea ufficiale di Trump, le organizzazioni multilaterali sarebbero contrarie agli “interessi nazionali” statunitensi. Ma dietro questa retorica si conferma una scelta politica chiara, quella di smantellare gli strumenti collettivi per governare il cambiamento climatico, favorire lo sfruttamento delle terre e delle risorse e rimettere al centro i combustibili fossili, con benefici per il settore Oil & Gas e costi ambientali scaricati su tutti.
L’Unione europea ha condannato con fermezza la decisione. Il commissario Ue al clima, Wopke Hoekstra, ha definito il passo indietro statunitense un segnale negativo per l’azione globale: "La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici sostiene l’azione globale per il clima. La decisione della più grande economia mondiale e del secondo maggiore emettitore di dimettersi è deplorevole e infelice". L’Europa conferma l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, mentre Washington si sottrae alle proprie responsabilità.
La UNFCCC è la convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici, firmata nel 1992 a Rio de Janeiro da 197 Paesi e dall’Unione Europea. Costituisce la base giuridica dell’Accordo di Parigi e dei negoziati internazionali per la riduzione dei gas serra. Uscirne significa tirarsi fuori dal tavolo dove si costruiscono regole e impegni globali contro il riscaldamento climatico — esattamente quando scienza e società chiedono l’opposto.
Il ritiro dall’UNFCCC si aggiunge alla lunga serie di arretramenti ambientali dell’amministrazione Trump: fuori dall’Accordo di Parigi, stop o smantellamento di norme di tutela introdotte dalla precedente amministrazione, via libera a nuove estrazioni e trivellazioni. Una politica che rallenta la riduzione delle emissioni statunitensi - tra i maggiori responsabili globali - e che spinge il mondo in una pericolosa competizione fossile invece che verso le energie pulite.
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