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Addio al motore elettrico dopo raid Usa sul Venezuela per accaparrarsi il petrolio del Paese, utopia o pacifica realtà?

Al di là della giustezza o meno dell’intervento USA e delle violazioni del diritto internazionale, nessuno mi pare che abbia colto il vero senso di quell’intervento: l’accaparramento del petrolio e delle riserve che giacciono nelle viscere della terra venezuelana e che fanno gola sia agli USA, sia alla CINA

05 Gennaio 2026

Addio al motore elettrico dopo raid Usa sul Venezuela per accaparrarsi il petrolio del Paese, utopia o pacifica realtà?

Petrolio Venezuela Fonte: X @somosbiz

L’intervento militare USA nel Venezuela segna in modo non equivoco la fine dell’illusione green del passaggio della mobilità dal motore termico a scoppio  al motore elettrico.

Al di là di tutte le disquisizioni che troveranno accoglimento nelle prossime settimane nei salotti politici e televisivi e  di quanto sarà oggetto di approfondimenti giornalistici, circa la giustezza o meno dell’intervento USA e delle violazioni del diritto internazionale, nessuno mi pare che abbia colto il vero senso di quell’intervento: l’accaparramento del petrolio e delle riserve che giacciono nelle viscere della terra venezuelana e che fanno gola sia agli USA, sia alla CINA.

Il motore dell’economia ruota e ruoterà ancora per decenni, se non per centinaia di anni, sul petrolio e non certamente sul trasporto a mezzo dell’elettricità se non quella storica del Treno su rotaie.

Mi pare che nessuno si ricordi che i cieli di tutto il mondo sono solcati da circa 100.000 aerei  al giorno, includendo principalmente i voli commerciali (passeggeri e cargo). Alcune stime indicano, in particolare, un range tra  i 100.000 e i 130.000 voli complessivi al giorno, includendo anche quelli degli aerei cargo, degli aerei militari e di quelli charter. 

Secondo le stime dell’industria aeronautica, nel periodo 2024/2025 le compagnie aeree nel mondo hanno trasportato circa 5 miliardi di passeggeri in un anno, tra partenze e arrivi, compresi voli domestici e internazionali.

Se dividiamo questo numero per 365 giorni, otteniamo che  circa 13,69 milioni di persone volano ogni giorno nel mondo, e risulterà evidente che questa è solo la media giornaliera e che  in certi periodi dell’anno il numero delle persone è sicuramente molto più alto, con picchi di traffico, corrispondenti ai periodi  delle vacanze in cui il numero quotidiano può superare nettamente la media, tanto che risulta che negli Stati Uniti, per esempio, in alcuni giorni festivi recenti, le persone che hanno preso almeno un volo in un singolo giorno siano oltre 3 milioni. Un numero impressionante, che sancisce in modo inequivocabile il mezzo aereo come il mezzo più diffuso e che, peraltro, non può che essere alimentato esclusivamente con i derivati del petrolio.

Alla flotta aerea affamata di petrolio si aggiunge la flotta navale globale,  cioè quella composta da navi mercantili commerciali di almeno 100 tonnellate di stazza lorda, che  all’inizio del 2025 comprendeva circa 112.500 unità

Una flotta spaventosa di navi  portacontainer, petroliere, navi cargo, navi passeggeri e altre navi di lavoro marittimo.

Se si considera che ogni giorno decine di migliaia di navi percorrono rotte su tutte le aree oceaniche e marittime del globo per trasportare merci, passeggeri o operare servizi specifici e che siano circa 50.000/60.000 le navi cargo, le petroliere, i traghetti, le navi da crociera e le altre navi commerciali che  operano quotidianamente in tutto il mondo, tralasciando le flotte militari per altre migliaia di navi, si ha una ulteriore conferma del ruolo determinante ed insostituibile del petrolio come fonte primaria energetica anche per questo settore.

Se a questo si aggiunge inoltre anche la flotta mondiale di imbarcazioni da diporto che nel 2024/2025 si è attestata su circa 31 milioni di unità (tra motorizzate e non) e che tra quelle motorizzate, consistenti in circa  13 milioni di imbarcazioni, delle quali il 43 % circa è rappresentato  da motoscafi con motore fuoribordo, a combustione interna (benzina/diesel), a cui si aggiunge il 18%  delle altre imbarcazioni motorizzate della flotta globale da diporto interna  con motori entrobordo, entrofuoribordo o sterndrive, non si può non essere indotti a ritenere che il green elettrico non possa che essere una pia utopia.

Una trappola in cui è caduta l’unione europea con tutti i suoi Stati  alla luce  dell’impulso dato al settore green dalla Cina quale principale costruttore delle batterie elettriche. Una distrazione mirata dell’opinione pubblica mondiale volta a mascherare  la necessità che quella Nazione aveva ed ha tutt’ora necessità di approvvigionarsi di Petrolio, atteso che quello che le viene fornito dalla Russia non è sufficiente al suo fabbisogno.

I precedenti presidenti degli Stati Uniti non lo avevano capito, ma Trump lo ha compreso. Forse questo è stato  il motivo della separazione di Elon MUSK da Trump? Credo di sì, perché le auto elettriche saranno destinate al fallimento globale.

E dunque, questo stato dei trasporti nel mondo certifica solo la necessità che gli USA e non solo gli USA, ma la Cina e tutti gli altri paesi del nuovo assetto geopolitico denominato BRICS, avessero in animo l’obiettivo di  assicurarsi l’approvvigionamento strategico dell’unica vera risorsa energetica necessaria al trasporto commerciale e militare aereo, navale e terrestre: l’oro nero.

Come  potevano gli USA farsi soffiare da sotto il naso quel patrimonio energetico venezuelano per il quale nel tempo sono stati i supporter principali, che si trova solo ad appena qualche migliaia di miglia marine dal Golfo del Messico ribattezzato proprio da Trump come  Golfo d’America.

Una supremazia che Trump ha ritenuto di stigmatizzare con un  intervento di polizia. 

Infatti in linea d'aria, la distanza media tra l'ingresso del Golfo d’America  (stretto tra Cuba e la Florida) e la costa settentrionale del Venezuela del primo Bacino estrattivo del petrolio venezuelano del Lago di Maracaibo (Ovest) è di circa 1.800 / 2.200 chilometri (1.564 / 1.911 miglia nautiche), mentre quella del secondo bacino estrattivo venezuelano, ovvero quello denominato della  Cintura dell'Orinoco (Est) che è di poco superiore in circa 2.400 / 2.600 km. (2080 / 2259 miglia nautiche), stanno a stigmatizzare una distanza dagli USA quasi insignificante che non poteva non costituire elemento fondamentale per riportare uno Stato del continente Americano, anche se di lingua  spagnola, nel contesto geopolitico atlantico.

Maduro rappresentava l’unico ostacolo da rimuovere  per avviare il nuovo corso politico venezuelano che, prendendo le dovute distanze dalla Cina, assicurasse agli USA  il controllo delle riserve strategiche mondiali del petrolio.

L’Ucraina prima con le vessazioni operate nei confronti delle popolazioni del Donbass e la Russia poi con l’operazione speciale e l’intervento di Trump per favorirne la pace con la concessione di tutto il Donbass alla Russia,  dell’ultima ora, costituiscono per Trump il migliore salvacondotto per uscire vincitore da questo braccio di ferro internazionale, garantendo alla Russia l’obiettivo che l’Europa non ha ancora compreso: l’annessione del territorio russofono del Donbass.

E Zelensky non potrà fare altro che accettare la pace se vorrà portare a casa almeno la ricostruzione dell’Ucraina con l’aiuto dell’Unione Europea e chiudere definitivamente una guerra inutile, che avrebbe potuto essere evitata sol  che al Donbass fosse stata concessa nel 2014 l’autonomia, invece della nota repressione.

Di Gianfranco Petricca

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