Raid Usa su Venezuela, esercito Caracas: "Fedeli a neo-presidente Rodriguez", ma Rubio: "Illegittima, non è stata invasione, ma operazione di polizia"

Arrestato Maduro in un blitz Usa, Caracas accusa Washington di colonialismo. Gli Stati Uniti parlano di "operazione di polizia" e disconoscono la legittima presidente Rodriguez

All'indomani del raid americano sul Venezuela nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, il ministro della Difesa di Caracas Vladimir Padrino Lopez ha dichiarato in un videomessaggio che "l'esercito è fedele alla presidente ad interim Delcy Rodriguez". Intanto, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio, intervistato sulla questione, ha dichiarato la presidenza di Rodriguez "illegittima" e ha definito l'attacco al Venezuela come "un'operazione di polizia", per cui non c'è stato nemmeno il bisogno di interpellare il Congresso americano.

Raid Usa su Venezuela, esercito Caracas: "Fedeli a neo-presidente Rodriguez", ma Rubio: "Illegittima, non è stata invasione, ma operazione di polizia"

Il Venezuela si è svegliato senza un capo di Stato riconosciuto, precipitato in una delle crisi più gravi della sua storia recente dopo il blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. I due sono stati catturati nella loro residenza di Caracas e trasferiti a New York, dove dovranno rispondere davanti al tribunale distrettuale meridionale con accuse pesantissime: narcoterrorismo, traffico di droga e uso di armi da guerra.

Washington ha definito l’operazione un’azione di “applicazione della legge” e non un’invasione militare. Il segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che gli Stati Uniti “non sono in guerra con il Venezuela, ma contro le organizzazioni del narcotraffico”, sostenendo che Maduro è stato arrestato sul campo da agenti dell’Fbi. Proprio per la natura segreta dell’operazione, l’amministrazione Trump non avrebbe informato il Congresso, per evitare fughe di notizie che ne avrebbero compromesso il successo.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che il Venezuela sarà guidato temporaneamente da un gruppo misto di figure americane e venezuelane, con l’obiettivo di garantire una “transizione sicura” verso nuove elezioni. Una prospettiva che ha immediatamente acceso lo scontro diplomatico e istituzionale.

Da Caracas, il ministro della Difesa e capo delle Forze Armate, Vladimir Padrino López, ha condannato duramente il blitz, definendolo un “codardo sequestro” e denunciando l’uccisionea sangue freddodella scorta presidenziale. In un videomessaggio circondato da ufficiali, ha ribadito che Maduro resta “il leader costituzionale vero e autentico” del Paese e ne ha chiesto il “rilascio immediato”. Allo stesso tempo, ha annunciato che l’esercito riconosce Delcy Rodríguez come presidente ad interim, invocando la continuità democratica e invitando la popolazione a tornare alle normali attività.

Gli Stati Uniti, però, non riconoscono la legittimità di Rodríguez. Rubio ha precisato che qualsiasi riconoscimento potrà arrivare solo al termine di una fase di transizione e dopo elezioni considerate libere e credibili. Più duro il vicepresidente JD Vance, che ha respinto le critiche sull’operazione, accusando Caracas di aver espropriato per anni le attività petrolifere americane e di averle utilizzate per finanziare il narcotraffico.

Intanto, Padrino López ha lanciato un appello alla comunità internazionale, mettendo in guardia contro quello che ha definito “colonialismo” di Washington: “Se è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque”.