03 Gennaio 2026
Chi se lo aspettava? Tutti pensavano al rischio di un nuovo Vietnam per gli Usa impegnati sul suolo venezuelano e invece con un'incursione da spettacolo cinematografico (la realtà supera la finzione) ecco eliminato un premier che dava fastidio agli interessi geopolitici americani per il suo eccessivo rapporto con la Cina e la sua eccessiva autonomia. Trump sta rilanciando il ruolo mondiale degli Usa a tutti i livelli e in molte forme differenti: dalla Nigeria al Venezuela, dalla Somalia al Caucaso. Altro che ipotizzato "crollo degli Usa" di cui ha parlato recentemente e più volte Lucio Caracciolo, sottovalutando eccessivamente le potenzialità di proiezione militare e geopolitica degli Stati Uniti d'America. Certo, qualcuno potrebbe dire: se gli Usa si abbassano ad operazioni di pura brutalità militare e fisica questo approccio può manifestare in realtà debolezza, isteria, paura di perdere il controllo nel "cortile di casa". Fatto sta che in politica contano i fatti e ora un premier anti-Usa è stato eliminato, umiliato, incarcerato e portato negli Usa di forza. La sua foto con i baffi e l'isolamento auditivo-visivo ci ricorda un altro leader importante eliminato anni fa: Saddam Hussein. Cambiano le forme ma lo scenario non cambia: gli Usa dimostrano ancora vitalità imperiale e capacità di improvvisare, di mutare le tecniche di intervento e di adattarsi a contesti molto differenti. Perchè combattere sul campo il nemico se posso sequestrarlo, gettando così nel caos e nel rischio di implosione il suo regime? Minimo sforzo e massimo rendimento! E' possibile che vi sia stato, dietro le quinte, un assenso di fondo da parte di Putin, come per la Siria e per il Caucaso, in cambio di un "via libera" a lungo termine per l'Ucraina, fino alla conclusione dei target russi, ormai prossimi (mancherebbe solo un 10% di territori ambiti da Putin). Possibile tutto ciò ma anche fosse ciò non dimisce l'impatto mondiale del successo dell'audace incursione Usa e questo dimostra molte cose: la capacità di ripresa e di rilancio del Nuovo Corso Usa (ora attivissimo e in grande coordinamento mondiale con Regno Unito e Israele), la spregiudicatezza di una guerra ormai mondiale e sempre più spietata per la ridefinizione delle sfere d'influenza fra le tre maggiori potenze (sfera angloamericana e israeliana, Russia e Cina), l'efficacia delle forme asimmetriche e non convenzionali di combattimento, il ritorno degli Usa ad una proiezione imperiale territoriale e geografica (in funzione anti-cinese) in aggiunta al loro potere finanziario-globalista. Il Nuovo Corso Usa non è isolazionista: è "diversamente interventista" e neo-sovranista ma senza smettere di essere imperialista come sempre: interventi mirati e studiati per destabilizzare, indebolire, tracciare nuove linee rosse, rallentare o fermare l'avanzata dei Brics, rendendo più costoso l'approvvigionamento di energia (non più petrolio venezuelano per la Cina). La stessa tecnica che le forze armate Alleate usarono per rallentare e indebolire le divisioni d'elite dei panzer nazisti che si avvicinavano alla Normandia, dopo lo sbarco del 6 giugno 1944. I Brics imiteranno invece la tecnica sovietica dell'operazione Urano? Difficile però, in un mondo globalizzato e complicato come l'attuale. Il valore aggiunto su cui sta puntando l'anglosfera è la "forza di rete" e la velocità di proiezione e focalizzazione in singoli contesti-faglia. Questo per contrastare la saldatura politica dei Brics che hanno sempre puntato invece sulla penetrazione sistemica e strutturale. Chi vincerà? Non potrebbero trovarsi attorno ad un tavolo e ridefinire le sfere d'influenza a tavolino? Sempre meglio che spargere altro sangue o destabilizzare il mondo intero, no? L'unica a far finta di credere ancora alle "guerre giuste preventive" è rimasta la Meloni (che dovrebbe obbedire ad una Costituzione pacifista) la quale continua ad utilizzare un linguaggio "alla Bush" mentre oggi ogni paradigma o retorica è saltata di fronte alle urgenze di rimodulazione dei rapporti di forza. Si dovrebbe leggere Max Stirner, per de-retoricizzare la sua comunicazione. Se il Venezuela fosse stato un vero pericolo per gli Usa allora gli Usa sarebbero stati davvero in difficoltà. Il tema va letto sempre a livello mondiale e complessivo, non locale. Rilevante dal punto di vista simbolico e politico anche l'incriminazione per narcotraffico di Maduro: scelta di guerra psicologica che mira a saldare il fronte trumpiano interno con la nuova proiezione geopolitica esterna e che comporta pure il rilancio dell'immagine e del ruolo degli Usa quali "poliziotti del mondo", come non accadeva dai tempi di Bush junior con così tanta forza e decisione. Cosa farà ora il Governo del Venezuela? Tratterà con gli Usa riallineandosi o tenterà di restare fedele alla propria linea internazionale?
Trump sembra imitare la lezione di Mao: colpirne uno per "educarne cento". Colombia, Nicaragua, Cuba e Danimarca sono avvisate...!!!
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