04 Luglio 2025
Fonte: Wikipedia
Come ho già avuto modo di riportare ampiamente nel mio ultimo romanzo storico, "Il fornaio libanese" (in libreria dal 7 maggio scorso), il primo passo da farsi nel caso in cui si voglia entrare nel merito della frastagliata storia mediorientale è di non confondere tra di loro la resistenza palestinese/libanese con il “terrorismo islamico”, cosa che in Occidente si usa fare spesso proprio per mescolare le carte e sovrapporre nella mente delle persone poco esperte di Medio Oriente i due aspetti, diversissimi tra di loro.
Ricordiamo infatti che le principali organizzazioni integraliste e terroriste di stampo islamico sono targate Al-Qaeda / Daesh, che nulla hanno a che vedere con la resistenza palestinese e libanese di Al-Fatah, Hamas e Hezbollah, che sono organizzazioni politiche che nel tempo hanno affiancato alla loro attività di resistenza (resistenza al predominio e alla occupazione illegittima israeliana) una propria ala militare e che soprattutto son loro ad aver contribuito a fermare l'avanzata del terrorismo islamista, come accaduto in quel di 'Arsal (regione libanese di Baalbek-Hermel, nel distretto di Baalbek, sul confine con la Siria) dove, nel 2017, Hezbollah con i propri combattenti ha battuto le milizie dell'estremismo islamico di Daesh (anche detto ISIS). Hamas e Hezbollah (partito politico quest'ultimo che siede nel Parlamento libanese) non sono dunque movimenti terroristici bensì movimenti di liberazione nazionale dall'aggressione sionista.
Ma non solo, c'è di più: infatti, Benjamin Netanyahu, così come dichiarato nei giorni scorsi pubblicamente dall'ex ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman, sta pericolosamente e irresponsabilmente fornendo armi alle milizie dello Stato Islamico (Isis) nella Striscia di Gaza, così come confermato anche dall'autorevole quotidiano israeliano Haaretz. Dal canto suo l’ufficio del premier israeliano non ha negato le accuse, limitandosi ad affermare laconicamente che “Israele sta lavorando per sconfiggere Hamas con vari mezzi, su raccomandazione di tutti i responsabili della sicurezza”. Praticamente Netanyahu sta gettando benzina su un fuoco già estremamente alto con il pericolo molto concreto che possa propagarsi molto più in là di quel che si potrebbe pensare, potenzialmente arrivando a lambire anche le nostre coste o le nostre città.
Premesso tutto ciò, volendo fare una piccola cronistoria del terrorismo in Medio Oriente, va affermato senza tema di smentita che in realtà in Palestina il terrorismo ha avuto inizio con la Banda Stern, ufficialmente denominata Leḥamei Ḥerut Israel (LHI o Lehi, "Combattenti per la libertà d'Israele"), ovvero una delle organizzazioni paramilitari più feroci, determinate e influenti nella storia del movimento sionista ebraico. Attiva in Palestina dal 1940 al 1948, questa formazione clandestina di estrema destra - utilizzando metodi terroristici che oggi in Occidente tutti tendono colpevolmente a dimenticare - ha lasciato un'impronta indelebile sulla nascita dello Stato di Israele contribuendo in modo determinante al ritiro degli inglesi dalla Palestina e dando così il via libera alla nascita del sionismo e a un vero e proprio terrorismo ebraico sionista.
Tutto ciò, come una vera e propria miccia esplosiva, ha immediatamente provocato la successiva colonizzazione della Palestina con la pulizia etnica a danno dei palestinesi che si son visti scacciati improvvisamente dalle proprie case e dalle proprie terre (la cosiddetta "Nakba" del 1948), palestinesi che lì vivevano pacificamente da secoli occupandosi di pesca, agricoltura (coltivazione degli ulivi soprattutto) e artigianato. La Nakba ("catastrofe", in arabo) è stato qualcosa di programmato, organizzato ed eseguito scientemente dai vertici della Haganah, organizzazione paramilitare e terrorista ebraico-sionista attiva in Palestina durante il Mandato britannico, dal 1920 al 1948, i cui aderenti in seguito vennero inclusi e inseriti senza problema alcuno nelle FFOO israeliane nel momento della nascita dello Stato di Israele.
La nascita del Lehi è strettamente legata alla figura di Avraham Stern: nato nel 1907 a Suwałki, nell'attuale Polonia, Stern emigrò in Palestina nel 1925 ritenendo che la battaglia contro il Mandato britannico dovesse continuare senza interruzioni anche nel momento in cui in Europa infuriava il nazismo: prima gli inglesi, poi gli arabi. Una curiosità: come la maggior parte degli ebrei che corsero da tutto il mondo verso il neo-costituito Stato di Israele, Stern non era semita: più di ogni altra era la lingua russa (e non l'ebraico ma nemmeno l'Yiddish) che continuò ad usare anche dopo il suo arrivo in Israele e nelle occasioni di corrispondenza con la sua famiglia. Significativa è la valutazione di David Ben-Gurion su di lui, considerando che si stava parlando di un terrorista che si era macchiato anche di parecchi omicidi, oltre che rapine, attentati dinamitardi e quant'altro: "Non conoscevo personalmente Stern... ma non ho dubbi che fosse uno degli uomini più grandi e onorevoli che vissero durante il Mandato britannico. Rispetto e stimo pienamente sia la poesia che l'acciaio del suo spirito tempestoso e la sua estrema dedizione alla redenzione di Israele - anche se rifiuto senza riserve i suoi metodi politici". Metodi politici?
- I "18 Principi della Rinascita": L'Ideologia estremista
Stern formulò la piattaforma ideologica del Lehi nel documento "I Principi della Rinascita" (Ikkarei ha-Tehiyyah), un manifesto di 18 punti che delineava una visione estremista del sionismo. I tre obiettivi principali erano: 1. Redenzione della terra. 2. Stabilimento della sovranità. 3. Rinascita della nazione. Come scriveva Stern: "Non c'è sovranità senza la redenzione della terra, e non c'è rinascita nazionale senza sovranità".
L'ideologia del Lehi era caratterizzata da:
1) Nazionalismo estremo: aspirazione a uno stato ebraico che si estendesse su entrambe le sponde del Giordano
2) Rifiuto del compromesso: opposizione a qualsiasi soluzione che non prevedesse il controllo ebraico completo della Palestina
3) Messianismo secolare: visione quasi religiosa della "redenzione" della Terra d'Israele
4) Totalitarismo: contenuti fascisti nell'ideologia del gruppo.
Organizzazione e metodi operativi
Il gruppo si autodefiniva "terrorista" e ammetteva di aver commesso atti di terrorismo. La struttura organizzativa era basata su piccole cellule clandestine che operavano in modo indipendente, un metodo che offriva maggiore sicurezza ma limitava la capacità operativa.
Le tattiche utilizzate includevano:
- Assassinii mirati: eliminazione di funzionari britannici e arabi e anche di ebrei colpevoli di collaborazionismo con il nemico
- Attacchi dinamitardi: contro installazioni militari, stazioni ferroviarie, aeroporti
- Lettere esplosive: inviate a politici britannici e altri obiettivi
- Rapine: per motivi di autofinanziamento.
La morte di Stern e la nuova leadership
Il 12 febbraio 1942, la polizia britannica individuò il nascondiglio di Stern in un appartamento di Tel Aviv dove, nello scontro a fuoco che ne seguì, rimase ucciso all'età di 34 anni. La sua morte avrebbe potuto segnare la fine del movimento, ma i suoi seguaci riorganizzarono il gruppo terrorista sotto una nuova leadership triumvirale. Dopo la morte di Stern infatti, si stabilì una nuova struttura di comando sotto la guida di Yitzhak Shamir, Nathan Yellin-Mor e Israel Eldad-Scheib. Shamir, futuro primo ministro israeliano, divenne il leader operativo del gruppo, mentre Yellin-Mor si occupava degli aspetti politici ed Eldad della propaganda.
Le operazioni principali di terrorismo che seguirono alla morte di Stern:
- Assassinio di Lord Moyne, esponente del governo britannico (1944)
- Massacro di Deir Yassin (1948: furono massacrati 110 arabi nel villaggio di Deir Yassin, dintorni di Gerusalemme). La brutalità del terrorismo sionista mirava a scioccare e spaventare gli arabi palestinesi. L'obiettivo era quello di costringere i palestinesi ad abbandonare le loro terre native, come poi effettivamente accadde.
- Assassinio di Folke Bernadotte, mediatore ONU (1948)
- Addirittura un tentativo di alleanza con la Germania nazista: uno degli aspetti più controversi e paradossali della storia del Lehi. Credendo che la Germania nazista fosse un nemico minore degli ebrei rispetto alla Gran Bretagna, il Lehi tentò due volte di formare un'alleanza con i nazisti, proponendo uno stato ebraico basato su "principi nazionalisti e totalitari, e legato al Reich tedesco da un'alleanza". Quel tentativo, sebbene fallito, rimase come una ulteriore (nel caso ve ne fosse stato ancora bisogno) connotazione di carattere nazifascista del gruppo e conseguentemente sulla fin troppo evidente ideologia perseguita dal Lehi.
Lo scioglimento del gruppo terrorista sionista
Il 29 maggio 1948, il governo d'Israele, dopo aver incorporato i suoi membri attivi nelle Forze di Difesa israeliane, sciolse formalmente il Lehi. Inoltre, poco prima delle prime elezioni israeliane, nel gennaio 1949, fu concessa un'amnistia generale ai membri del Lehi da parte del governo. Molti ex-membri del Lehi ricoprirono successivamente ruoli importanti nella vita pubblica israeliana, con Yitzhak Shamir che divenne primo ministro nel 1983.
di Eugenio Cardi
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