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Hamas, spaccatura tra Usa e Cina, Il portavoce americano Matthew Miller: “No a loro ruolo nel dopoguerra”, Pechino: “Ok a loro presenza nell'accordo delle 14 fazioni palestinesi su governo di unità nazionale”

Da Gaza a Kiev, il ruolo e gli interessi della Cina come mediatore internazionale e il no del portavoce del Dipartimento di Stato americano

24 Luglio 2024

 Xi Jinping e Biden

Twitter: NYPostOpinion

Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Matthew Miller, ha affermato ieri 23 luglio 2024 che il Movimento di resistenza islamica Hamas non potrà avere alcun ruolo nel governo della Striscia di Gaza dopo la fine della guerra con Israele. La dichiarazione, arriva dopo l’accordo raggiunto tra 15 fazioni palestinesi, Fatah e Hamas in testa, sulla formazione di un governo di unità nazionale e sulla fine delle divisioni intestine: “Per quanto riguarda il governo di Gaza dopo il conflitto, non può esserci alcun ruolo per un'organizzazione terroristica. Hamas è un'organizzazione terroristica da molto tempo. Ha le mani sporche di sangue di civili innocenti, sia israeliani che palestinesi. Quindi, se parliamo del governo di Gaza dopo il conflitto, vogliamo vedere l'Autorità Palestinese governare una Gaza e una Cisgiordania unificate. Ma no, non sosteniamo un ruolo per Hamas”, ha detto Miller durante una conferenza stampa.


La Dichiarazione di Pechino

Dal canto suo, il governo cinese ha parlato di “Un accordo storico”, in riferimento a quello raggiunto ieri con la Dichiarazione di Pechino: così viene chiamato il patto siglato tra le 14 organizzazioni palestinesi nella prospettiva di un “governo di riconciliazione nazionale” da creare al termine dell’attuale conflitto israelo-palestinese. Storico poiché ottenuto per la prima volta dopo 29 mesi di appelli da più fronti e svoltosi su di un palcoscenico internazionale preparato per la visita del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, accolto ieri per la prima volta dall'aggressione russa del 24 febbraio del 2022, in un contesto di in cui la Cina aveva gli occhi della comunità mondiale puntati addosso mentre vestiva i panni di mediatore internazionale in due delle principali crisi in corso. In ogni caso, le mosse di Pechino non turbano Mosca, la quale ha fatto sapere tramite il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che esaminerà la visita di Kuleba in Cina “attraverso il prisma della sua partnership strategica con Pechino”. Proprio in merito alla crisi russo-ucraina, l’omologo cinese di Kuleba e ministro degli esteri Wang Yi aveva dichiarato nel summit di ieri che “malgrado le condizioni e i tempi non siano ancora maturi, sosteniamo tutti gli sforzi favorevoli alla pace e siamo disposti a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nel raggiungimento di un cessate il fuoco e nella ripresa dei colloqui di pace”. Ed è stato proprio Wang a invitare Kuleba per vedere con lui, durante questi quattro giorni di visita nella capitale cinese, come creare le condizioni per tenere una vera e propria conferenza internazionale, con Russia e Cina presenti, dopo il nulla di fatto del summit di pace in Svizzera: conferenza nata morta proprio per la mancata partecipazione di russi e cinesi. Raggiungendo Pechino, quello che il ministro degli esteri ucraino punta a ottenere è l'avvio di un percorso verso “una pace giusta e duratura” per il suo paese, come si legge in una nota diffusa dal governo di Kiev. Pace che sembra impossibile raggiungere senza sedersi al tavolo con la Russia, tanto che nei giorni scorsi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto alla partecipazione dei suoi avversari ad un’eventuale futura conferenza di pace. Finora la Cina non ha mai condannato apertamente l'invasione perpetrata da Putin ai danni dell'Ucraina, ma in varie occasioni ha fatto appello a una soluzione diplomatica del conflitto. Soggetto neutrale per la decisione di non inviare armi né a Mosca né a Kiev, in ogni caso rivendica i suoi rapporti speciali con il Cremlino di Putin, i quali rendono la repubblica popolare cinese sicuramente un interlocutore decisivo.


la Cina si propone come mediatore 'efficace'

Tornando a Gaza, è innegabile il fatto che la Cina metta a segno un importante successo sul fronte mediorientale, ponendo fine a decenni di divisioni interne tra i palestinesi e rafforzando così il suo ruolo diplomatico, presentandosi come mediatore efficace e alternativo per trattare un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Già lo scorso 30 maggio di quest’anno, il presidente cinese Xi Jinping aveva detto che “La guerra non dovrebbe continuare indefinitamente”, chiedendo poi una “conferenza di pace internazionale ampia, autorevole ed efficace” per il Medio Oriente e facendo appello alla creazione di uno stato palestinese indipendente. Realtà in cui la Cina cercherà di svolgere un ruolo, a partire dalla ricostruzione della Striscia, dal cosiddetto 'day after' la cessazione delle ostilità, anche se la mossa di ieri non è piaciuta a Israele, con il quale Pechino intrattiene importanti rapporti commerciali.

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