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Chi è Nancy Pelosi, dalle origini al marito all'astio verso la Repubblica popolare e il Partito comunista cinese

Nata Nancy Patricia D’Alesandro, l’attuale speaker della Camera Usa, durante le proteste di piazza Tienanmen del 1989, si schierò apertamente col Movimento democratico di Pechino e si fece portavoce dell’Atto per la protezione degli studenti cinesi

05 Agosto 2022

Chi è Nancy Pelosi, dalle origini al marito all'astio verso la Repubblica popolare e il Partito comunista cinese

Nancy Patricia D’Alesandro è diventata Nancy Pelosi nel 1963. Qualche anno prima, al Trinity college di Washington, dove studiava scienza politiche, conobbe un ragazzo elegante e dai modi gentili originario di San Francisco che sarebbe diventato un importante uomo d’affari. Si chiamava Paul Pelosi. E dopo il matrimonio, celebrato 59 anni fa davanti all’altare della cattedrale di Mary Our Queen, a Baltimora, Nancy Patricia affiancò il cognome del marito al suo. Nancy Pelosi, allora. Quella che all’epoca era una donna che preferiva la vita privata a quella pubblica (cinque figli, uno dei quali, Christine, che lavora come stratega politica per il Partito democratico californiano), oggi, a 82 anni, secondo il parere di diversi analisti è «la politica più potente degli Stati Uniti». La discussa visita a Taiwan, che ha scatenato la reazione della Cina, è solo l’ultima battaglia di una lunga carriera trascorsa dietro i banchi della Camera.

Nonostante l’indirizzo di laurea, si dice che Pelosi si sia appassionata piuttosto tardi ai palazzi della politica. Non importa. Prima o poi sarebbe dovuto accadere. Questione di geni. Suo padre, Thomas D'Alesandro Jr., era un rappresentante del Maryland al Congresso e sindaco di Baltimora, stessa carica istituzionale ricoperta dal fratello maggiore, Thomas D’Alesandro III, dal 1967 al 1971. «A casa venivano i suoi elettori e si parlava solo italiano», ha raccontato Pelosi.

L’Italia, già. I nonni di Nancy avevano origini molisiane e abruzzesi. La nonna, invece, aveva radici toscane. Nel 2017, in una giornata di normale amministrazione comunale, tra illuminazione e manutenzione pubblica, l’allora sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto, si era ritrovato la speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti in municipio. Cercava documenti e informazioni sulla nonna insieme col marito.

E la politica? Pelosi compare sulla scena democratica come organizzatrice volontaria a San Francisco. Ci sa fare. E sale di grado grazie a raccolte fondi efficaci che portano diverse migliaia di dollari nelle casse del partito, di cui, nel 1981, ne diventa il presidente. Se cercate il motivo dell’insofferenza di Pechino verso quella signora in tailleur blu, dovete scavare in quel periodo. Dopo le proteste di piazza Tienanmen del 1989, Pelosi divenne una sostenitrice del Movimento democratico cinese, lo schieramento all’opposizione della Repubblica popolare, che ancora oggi guida il Paese con Xi Jinping. Tre anni più tardi fu lei, negli Usa, a farsi portavoce dell’Atto per la protezione degli studenti cinesi.

Negli anni 2000, usando quella che lei definiva una voce da «madre di cinque figli», confortevole e comprensiva, Nancy Pelosi fu Patricia D’Alesandro iniziò a lavorare per l’unità delle diverse correnti all’interno dei dem, in particolare conservatori e moderati. Pelosi, tuttavia, continuò a votare a favore di cause liberali come il controllo delle armi e il diritto all’aborto, opponendosi alla riforma del welfare e alla guerra in Iraq. «Un leader incompetente». Così Pelosi apostrofò George W. Bush. Una made, si sa, dev’essere anche dura.

Fedele sostenitrice di Barack Obama, fiera oppositrice di Donald Trump, pochi giorni fa, con Joe Biden alla Casa Bianca, Pelosi è diventato il funzionario statunitense più alto in grado a visitare Taiwan dal 1997. Nell’isola rivendicata dalla Cina ha portato un sorriso compiaciuto nascosto dietro la mascherina chirurgica e il suo vecchio e immutato astio per tutto quel che riguarda la Repubblica popolare e il Partito comunista cinese.

Di Filippo Merli

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