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Russia default tecnico, De Nicola: "La penale potrebbe non essere esigibile" - ESCLUSIVA

Sul default tecnico della Russia il Prof. Alessandro de Nicola esprime la sua opinione a Il Giornale d'Italia in merito alla sanzione dei pagamenti: "Esiste un principio per cui se il pagamento non avviene per causa di forza maggiore la penale non può essere richiesta"

Di Maria Melania Barone

28 Giugno 2022

Defaul tecnico Russia, De Nicola: "Sanzione sui pagamenti è la meno efficace" - ESCLUSIVA

Il Giornale d'Italia ha intervistato Alessandro de Nicola, docente di Comparative Business Law e di diritto commerciale avanzato all’Università Bocconi ed esperto in diritto commerciale e societario, nel private equity, nel settore delle fusioni e acquisizioni e in diritto della concorrenza in merito alla sanzione nucleare di esclusione della Russia dal sistema dei pagamenti Swift che avrebbe mandato in default tecnico la Russia.

"Possiamo portare il cavallo alla sorgente, ma non pretendere che beva", così il ministro degli esteri russo Lavrov commenta la mancata ricezione dei fondi che Mosca dice di aver corrisposto già un mese fa agli investitori internazionali in merito alle due obbligazioni da 100 milioni di dollari. Scrollano le spalle al Cremlino, increduli per quanto stia avvenendo. Da quando da maggio scorso Mosca non ha pagato è scattato un periodo di trenta giorni di tolleranza, scaduto il quale sarebbe stato annunciato il default tecnico. Oggi quel giorno è arrivato ma Mosca annuncia: "I soldi sono lì, devono soltanto prenderli".

Professor de Nicola riguardo alla questione del default tecnico russo secondo lei si può si può parlare realmente di default tecnico, visto che abbiamo a che fare con un debitore che ha la liquidità?

"È certamente un default tecnico perché c'è l'impossibilità di effettuare i pagamenti. Io credo che tra le tante misure sanzionatorie forse questa non è la più efficace, perché è vero che si manda la Russia in default, ma la Russia non ha al momento intenzione di indebitarsi sui mercati esteri. Si tratta di restituire dei dollari o degli euro a delle istituzioni bancarie che sono in gran parte occidentali. Tra le varie misure sanzionatorie questa mi sembra la meno efficace mettiamola così o perlomeno quella con costi più alti anche per chi la infligge".

Ma c'è anche la teoria secondo cui queste due obbligazioni se non venissero pagate genererebbero altri 400 milioni di dollari in sanzioni e quindi il default vero e proprio è previsto per luglio, lei è verosimile questa teoria? Ricordiamo che una delle due obbligazioni prevederebbe anche il pagamento in rubli e l'altra no.

"Questo noi non lo possiamo sapere. Ho letto anche io che Mosca ha detto di aver messo a disposizione i soldi e che solo per averlo fatto tecnicamente non può esistere il default. Può darsi che sia vero, ma bisognerebbe leggere il complessissimo contratto per vedere quando ci sarebbe l'evento di default. Ma questo non cambia la questione".

Quale?

"E' un tipo di sanzione che ha dei costi anche per l'istituzione finanziaria occidentale, perché poi una delle altre teorie è che le istituzioni finanziarie occidentali si mettono a caccia degli asset russi in giro per il mondo e li sequestrino. Però questa è una cosa che porterà via molto tempo, non è quel tipo di immediatezza che altre sanzioni raggiungono, quindi lo scopo di tagliare fuori Mosca dai mercati internazionali. Il sottoporre Mosca a continue cause da parte dei creditori che cercano asset russi in giro per il mondo va bene, poi per il resto i costi sopportati dalle istituzioni finanziarie occidentali non è irrilevante. Pare inoltre che non ci sia nemmeno la sede esatta dell'arbitrato, ma comunque supponiamo che si svolga a Londra o a Stoccolma, non sarà semplice da redigere la penale perché c'è la teoria del diritto commerciale internazionale che riguarda il factum principis per il quale, se tu non riesci a pagare o non riesci ad adempiere perché c'è un intervento da parte di un'entità statale, questa è una causa di forza maggiore, per cui la tua prestazione diventa inesigibile. Quindi ci sono delle variabili abbastanza complesse".

Ma c'è questo "giallo finanziario" degli investitori taiwanesi che dicono di non aver ricevuto nulla, però Mosca dice di aver pagato, non può essere che siccome sono taiwanesi ce l'hanno a morte con l'alleato russo, cioè la Cina?

Ma no, credo semplicemente che Mosca dice che ha pagato nel senso che ha versato in dollari, salvo che l'istituto finanziario non può girare a Taiwan perché altrimenti violerebbe le sanzioni.

Lei in generale che cosa pensa delle sanzioni?

"Io penso che sia uno strumento che ha una sua efficacia, che nel medio termine può provocare danni all'economia russa superiori di quelli che sta sopportando l'occidente che le infligge e che abbiano una certa efficacia è dimostrato dal fatto che la Russia chiede ogni volta che vengono tolte quando deve concedere qualche cosa, se fossero così indifferenti non lo chiederebbero ogni volta.
Ciò che c'è a disposizione per contrastare l'aggressione russa all'Ucraina sicuramente va utilizzato, ma va utilizzato però per infliggere il massimo danno ricevendone il minimo. Per fare un esempio, per parlare di una tipologia di sanzione che non mi convince molto: la proibizione di vendere i beni di lusso occidentali alla Russia".

Perché non la convince questa sanzione?

"Perché con la vendita dei beni occidentali il lusso incassa soldi ed esporta qualcosa che è completamente inutilizzabile ed è inutile per lo sforzo bellico russo quindi... Le sanzioni vanno bene concettualmente sono d'altronde uno dei mezzi che abbiamo a disposizione che non sia la rappresaglia militare e che tutti quanti giustamente vogliono escludere, ma devono essere pensate in modo da infliggere il maggior danno per il sanzionato ricevendone il minimo dal sanzionatore".

Ma secondo lei si continua a percorrere la politica delle sanzioni, insistere su questo binario, quando si potrà mai fare una trattativa di pace?

"Purtroppo questa è una colpa della Russia. Credo che la Russia rispetti solo il linguaggio della fermezza, il dimostrare che senza concedere niente rispetto al tornare indietro sulla sua aggressione al Ucraina, questo incoraggerebbe la Russia a violare il diritto internazionale. Quindi le sanzioni restano. Tutt'al più uno può pensare di togliere alcune sanzioni che sono dannose per chi le commina.
Ma assolutamente è sbagliato toglierle tutte: a medio lungo termine infliggeranno danni pesanti all'economia russa. Penso ad esempio al petrolio, al carbone e alla sempre minore dipendenza verso il gas russo. Per loro queste sono cose sono utili, necessarie e francamente non mi sento di dire alla polizia di smettere di imprigionare i ladri".

Cambiando argomento, è morto Leonardo Del Vecchio e sappiamo il suo ruolo in Mediobanca e in Generali secondo lei quale sarà il futuro di questi due istituti?

"Beh è difficile da dire ma sappiamo che siccome Del Vecchio era una persona non solo intelligente ma anche previdente, può darsi che abbia programmato le mosse successive anche in caso di sua scomparsa. Non so come sarà la complessa gestione della sua eredità, ma potrebbe esserci benissimo un trust con delle istruzioni al trustee. Quindi potrebbe anche essere che abbia già pensato di programmare le prossime mosse. Certo, potrebbe aver programmato le prossime mosse soltanto fino a un certo punto, quindi è certo che si entra in un periodo di maggiore incertezza rispetto a quello che si preannuncia essere un copione abbastanza scritto sul tentativo da parte di del Vecchio stesso da solo o insieme a un'altra istituzione bancaria nazionale o internazionale, di prendere il controllo di Mediobanca… sicuramente questo tentativo entra in una fase di maggiore incertezza".

di Maria Melania Barone

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