03 Maggio 2022
La Corte suprema voterà per abolire il diritto all'aborto negli Stati Uniti. Sembra in realtà che la maggioranza conservatrice dell'istituzione a stelle e strisce abbia già votato per cancellare la sentenza Roe vs Wade che nel 1973 aveva legalizzato la pratica, e ha scritto per mano del giudice Alito la motivazione, rivelata dal sito "Politico". La decisione non sarà definitiva fino alla pubblicazione ufficiale del documento, per ora trapelato in segretezza. Questa dovrebbe avvenire prima dell’estate, e la soffiata sul testo già pronto potrebbe ostacolarla.
Il Politico ha ottenuto in esclusiva una bozza scritta dal giudice Samuel Alito sul parere della maggioranza. Il documento è un ripudio "totale e fermo" della storica sentenza Roe vs Wade. "Riteniamo che 'Roe e Casey' debba essere annullata", si legge nella bozza intitolata "Parere della Corte". Il documento, classificato come "prima bozza" del "Parere della Corte", è appunto firmato dal giudice di orientamento conservatore Samuel Alito, e pare materializzare i timori dei Democratici, che da anni paventano una reinterpretazione in senso restrittivo del diritto all'aborto da parte della Corte Suprema a maggioranza conservatrice.
Se da un lato i Democratici hanno reagito alla divulgazione del documento con una immediata denuncia del suo orientamento giuridico, i conservatori hanno invece puntato l'indice contro la gravità della divulgazione del documento da parte di ignoti: un episodio senza precedenti nella storia dei processi deliberativi della Corte Suprema.
L’aborto negli Stati Uniti è legale non per una legge o un referendum, ma per la sentenza Roe vs. Wade del 1973, quando la Corte Suprema aveva riconosciuto il diritto della donna texana Norma McCorvey di interrompere la gravidanza. Da allora in poi questa decisione è stata oggetto di feroci contrasti, alimentati in parte dalla fede religiosa di chi considera la pratica un omicidio, e in parte dalla dottrina politica e legale che rifiuta in simili casi la capacità dei magistrati di fare giurisprudenza, e ritiene che la scelta andrebbe invece delegata ai cittadini o ai loro rappresentanti incaricati di scrivere le leggi.
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