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La Russia nell’Impero Cinese: le cause della guerra in Ucraina e le prove generali per altre conquiste

La svolta che ha portato ai detestabili fatti di questi giorni è avvenuta alcuni mesi fa quando, in poche righe, i media occidentali hanno frettolosamente riferito di un mega accordo siglato tra Russia e Cina, per la fornitura di ingenti quantità di gas proveniente dalla Siberia

Di Pierfranco Faletti

26 Febbraio 2022

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Fonte: Pixabay

La culla della Nazione Russa è stata la città di Kiev quando, nell’anno 888, il principe Oleg diede forma all’omonimo Principato, base della Nazione Russa. Nel 1500 fu fissata la capitale a Mosca e gli Zar, con la dinastia Romanov, dilagarono lentamente nei territori limitrofi, per creare il più vasto impero della storia.

Nel 1914, l’imperatore Germanico Guglielmo II si era schierato al fianco dì Francesco Giuseppe, imperatore Austro-Ungarico, nella guerra ingaggiata contro la Francia, il Regno Unito, la Russia e l’Italia.

Per alleggerire la pressione dell’esercito russo sul fronte austro tedesco, Guglielmo assoldò Lenin, un agit prop marxista rivoluzionario, facendolo entrare in Russia dall’esilio svizzero.

Lui intraprese subito un’opera di disgregazione in tutti i paesi satelliti dell’impero zarista, sponsorizzando l’uscita immediata dal conflitto e sventolando la bandiera della rivoluzione proletaria. Nacque così, nel dicembre 1917, l’Ucraina, che non a caso significa “terra di confine”, quale partogenesi all’interno della grande madre Russia, per dare vita alla nascita di una delle 15 Repubbliche Socialiste Sovietiche. 

Questo il passato. E il presente? Dopo lo scioglimento dell’URSS, molte delle nazioni ex sovietiche si accostarono all’Occidente e contemporaneamente il G7 fu allargato a G8, per far entrare la Russia. A Pratica di Mare, nel 2002, Silvio Berlusconi, Presidente di turno della UE e Georges Bush jr, Presidente USA, ne caldeggiarono l’ingresso nella NATO, che aveva perso la sua ragione dì esistere. La NATO era nata infatti come Alleanza delle Nazioni del Nord Atlantico, per difendersi dai paesi comunisti uniti da un Patto militare, detto di Varsavia, che non esisteva più. Per superare definitivamente i blocchi contrapposti, l’accordo Russia-Occidente prevedeva dì trasformare la NATO, in un’Alleanza per la sola sicurezza dei paesi membri.

La vittoria di Obama nel 2008 ha radicalmente cambiato tutti questi scenari. La NATO, a totale guida americana, ha mantenuto il suo anacronistico statuto originario. Gli USA, sospinti anche dalle nuove strategie energetiche, hanno iniziato a favorire, in aperto contrasto con i precedenti impegni, l’ingresso nell’Alleanza, della maggior parte delle ex repubbliche comuniste, confinanti con la Federazione Russa: Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, con l’aggiunta delle limitrofe Ungheria, Bulgaria, Romania e Repubblica Cheka. Le basi Nato di quei paesi sono state poi tutte attrezzate con missili ed ogive nucleari. In politica energetica, gas liquido ed oil gas americani, hanno sviluppato la concorrenza alle immense riserve della Siberia. Nel 2014, una Russia sempre più allontanata dall’Occidente, ha promosso un referendum in Crimea che, plebiscitariamente, ha votato a favore dell’annessione alla Federazione Russa, essendo russo l’80% di quella popolazione. Gli USA ed una recalcitrante UE, hanno applicato per ritorsione delle sanzioni economiche, che non sembrano aver ferito il destinatario. La Russia possiede infatti oggi, le maggiori riserve valutarie dei paesi industrializzati. Attraverso varie altre vicende, che hanno incluso anche lo scacchiere del Medio Oriente, siamo oggi arrivati al capitolo Ucraina, confinante per centinaia di chilometri con la Russia ed entrata totalmente nell’orbita USA, che hanno installato cola’ missili a lunga gittata, a 400 km dalla capitale Mosca.

La svolta che ha portato ai detestabili fatti di questi giorni, è avvenuta però alcuni mesi fa quando, in poche righe, i media occidentali hanno frettolosamente riferito di un mega accordo siglato tra Russia e Cina, per la fornitura di ingenti quantità di gas proveniente dalla Siberia.

È stata questa, a mio avviso, per Putin, la licenza di uccidere, in senso metaforico e tragicamente reale, con la vergognosa morte dei tanti inermi innocenti che sta avvenendo in questi giorni. Lo Zar è oramai libero, ha iniziato la realizzazione di interminabili gasdotti verso il celeste impero e teme sempre meno i possibili ricatti energetici dell’Occidente. Si è coperto le spalle e si appresta, ahimè, a sostituire Berlino con Pechino. L’UE nel frattempo che cosa sta facendo? Annaspa, senza un esercito, senza una Costituzione e senza una politica estera. Sostituire con il gas liquido americano od altro, tutto quello che proviene dalla Siberia è un’operazione possibile soltanto in tempi lunghi, soprattutto per la difficoltà dì costruire i rigassificatori, osteggiati ferocemente dagli ambientalisti e dai tanti grillini cerebrolesi, che vagano nel nostro continente. Sono stati chiusi buona parte dei rubinetti con la Libia ed azzerati i rapporti privilegiati con i paesi del Nord d’Africa, con l’Iraq e con l’Iran, grazie a Bush jr, Obama e Sarkozy che, con le loro politiche, hanno ridotto drasticamente le alternative all’approvvigionamento russo. Siamo rimasti quasi nudi alla meta. Se Putin riducesse oggi i flussi di gas verso l’Europa, noi ci troveremmo completamente in ginocchio economico, politico e sociale. Altro che sanzioni! Vedremmo gli attuali roboanti leaders europei correre a Mosca, con il cappello in mano, per implorare gas e perdono. Lo Zar, che non ha certo dimostrato in questi anni dì essere uno sprovveduto, difronte ad una UE inconsistente e ad un’America carente di leadership, ha scelto tempi e modi per ribaltare il tavolo.

La conseguenza tragica di tutta questa brutta storia, è comunque l’avere regalato la Russia, enorme territorio dalle radici rigorosamente europee, per cultura, usi, costumi e religione, al mastodonte cinese che, dopo averci massacrato con la pandemia, senza mai pagare dazio, sta ora assistendo sornione alla debolezza ed all’inconcludenza dell’ Occidente.

Questa dell’Ucraina, speriamo almeno non diventi per la Cina, una sorta di prova generale per procedere all’agognata annessione di Taiwan, che le farebbe conquistare, fra l’altro, il monopolio mondiale dei microchips.

Di Pierfranco Faletti

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