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Afghanistan, donne protestano a Kabul: "Mai più sottomesse"

Nuove manifestazioni a Kabul, Herat e in altre province, che hanno sorpreso i talebani

08 Settembre 2021

Afghanistan, donne protestano a Kabul: "Mai più sottomesse"

Fonte: lapresse.it

I talebani sono rimasti sorpresi dalle proteste delle donne di Kabul - come di altre città dall'Afghanistan - che non hanno accettato di ritornare alla sottomissione. Come ha riportato il Corriere della Sera, non si sono trattate soltanto contestazioni contro l’oppressione del burqa, ma anche manifestazioni per la libertà, la democrazia, i diritti degli individui. La società afghana è infatti una realtà complessa, fatta di organizzazioni, coscienze consapevoli pronte alla mobilitazione, e i talebani dovranno prima o poi prenderne atto.

Afghanistan, donne protestano a Kabul: "Mai più sottomesse"

Nella sola giornata di martedì 9 settembre, e nella sola capitale, sono sorte quasi dal nulla, spontanee ma decise, quattro manifestazioni. Lo stesso copione è andato in scena anche nelle altre province: segno di un movimento che si sta organizzando grazie ai social, ai contatti costruiti negli ultimi vent’anni. "Morte al Pakistan. Giù le mani dal Panshir. Viva la resistenza dei valorosi contro la dittatura", hanno gridato centinaia di manifestanti per le strade. I talebani a Herat hanno sparato sulla folla. Gli ospedali locali segnalano almeno 2 morti e 8 feriti.

Perché le donne afghane hanno attaccato anche il Pakistan? Il motivo è semplice: sui social è cresciuta la voce per cui l’esercito pachistano, e soprattutto la sua aviazione, starebbero aiutando le colonne talebane a debellare i gruppi della resistenza panshira. Sebbene la notizia non trovi conferma, esiste la convinzione diffusa che l’esercito pachistano sia un alleato dei talebani. 

A protestare sono stati soprattutto i giovani, assieme a un gran numero di ragazze, molte delle quali che in questi anni hanno potuto andare a scuola. I talebani hanno reagito picchiando duramente gli uomini, ma di fronte alle donne sono sembrati tentennati. Qualche spintone, qualche urla, qualche sparo in aria: sanno che se le faranno diventare delle martiri poi avranno addosso gli occhi dell'intero mondo. 

"Non abbiamo bisogno dell’aiuto pachistano per liberare la nostra terra, che è anche la vostra", ha detto un talebano non identificato in televisione. "Gli americani non rispettavano le nostre donne, uccidevano i nostri figli con le loro bombe terribili, distruggevano le nostre case. Ma voi dove eravate? Come mai non protestavate allora?" Voi permettete ai pachistani di usare la nostra terra. Perché il capo della loro intelligence è qui da noi? Perché interferisce nei nostri affari interni? Vi dico che un vostro solo capello mi è più caro di tutto lo Stato pachistano. Noi non siamo servi di nessuno. Il Panshir è la nostra patria. Sono i traditori che ci combattono ad essere schiavi degli americani e dell’India", replica lui.

Ma quello che soprende è lo sgomento dei talebani sfidati dalle donne afghane. Tanti tra i giovani provengono dalle province rurali. Non hanno mai incontrato questo genere di reazioni. "I nostri soldati non sono addestrati per far fronte alle rivolte della società civile. Dovete darci tempo, dobbiamo imparare", spiegano i portavoce talebani per giustificare la repressione. Insomma, in Afghanistan, alla fine, qualcosa di democrazia gli americani devono averlo "esportato". Ora vedremo come andrà a finire.

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