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Afghanistan, la disfatta euro americana: Medio Oriente nel mirino di Cina, Russia e Iran

I talebani si distinsero subito per massacri spaventosi della popolazione civile in nome della sharia e per inenarrabili follie. Il ritiro frettoloso e mal gestito dell’America, deciso in questi giorni dal Presidente Joe Biden, ha aggiunto un nuovo addendo alla spericolata politica estera dei nostri principali alleati negli ultimi dieci anni

Di Pierfranco Faletti

21 Agosto 2021

Talebani a Kabul

Talebani a Kabul

L’Afghanistan é una repubblica islamica, con una superficie doppia, rispetto all’Italia, in un territorio all’85% montagnoso. Non possiede alcuno sbocco al mare e la sua popolazione è inferiore a 40 milioni di abitanti.

Confina, in larghissima parte, con le ex Repubbliche dell’Unione Sovietica: Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan e limitatamente con Iran e Cina.

Il suo recente calvario é iniziato con la caduta del filo occidentale Shah di Persia, Reza Pahlavi, all’inizio del 1979, favorita dall’inetto Presidente USA Jimmy Carter.

Al posto dello Shah, si è insediato al potere il movimento fondamentalista islamico, guidato dallo ayatollah Ruhollah Khomeini, movimento tuttora al governo del paese. Quanto avvenuto in Iran, aveva causato immediate ripercussioni in tutta l’area. In particolare in Afghanistan, il premier filo sovietico Nur Mohammad Taraki era stato personalmente ucciso dal suo vice Hafizullah Amin, sospettato di collaborare con la CIA americana, oltre ad essere dichiaratamente ultra islamico.

Entrambi i suddetti motivi, avevano indotto all’inizio del 1981, il vecchio despota sovietico Leonid Brezhnev, al timone di un impero ormai sull’orlo del collasso, ad ordinare un improvviso attacco militare contro l’Afghanistan, che in tre giorni portò l'armata rossa alla conquista della capitale Kabul. Seguirono anni di guerre tra l’invasore sovietico e gli islamici e tra le varie fazioni islamiche tra di loro. Per la prima volta, in quel guazzabuglio, comparve il nome del saudita Osama Bin Laden, quale finanziatore dei mujaheddin, i nemici dei sovietici. Gli USA del Presidente Carter si schierarono con questi ultimi, fornendo loro, insieme all’Arabia Saudita, consistenti aiuti militari per contrastare i comunisti.

Dopo dieci anni di un inutile conflitto, gli Invasori si ritirarono in modo indecoroso dal paese, al punto che l’Afghanistan, per i sovietici, fu paragonato a ciò che era stato il Vietnam per gli americani. Uscito di scena l’URSS, si arrivò nel 1992, alla instaurazione dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan. Il mullah Mohammed Omar, proveniente dalle file dei mujaheddin, si mise a capo del movimento dei talebani, studenti islamici militarizzati, formatisi nelle madrasse pakistane, dove si  predica l’interpretazione più radicale del Corano. I talebani, arrivati dopo sanguinose lotte al potere nel 1996, si distinsero subito per una quindicina di massacri spaventosi della popolazione civile in nome della sharia e per una serie di follie inenarrabili, sfociate nell’abbattimento delle due statue millenarie del Buddha, scolpite nella roccia. L’appoggio ufficiale dell’Afghanistan ad Al Qaeda, nell’attacco alle due torri gemelle a New York nel 2001, fece rientrare in campo gli USA del Presidente George Bush che, insieme al Regno Unito e con l’appoggio della Nato, dichiararono guerra al governo dei talebani, che rovesciarono per instaurare un nuovo regime, che avrebbe dovuto riportare la democrazia nel paese.

Dopo aver speso duemilatrecento miliardi di dollari e causato la morte di 3.069 persone della coalizione, impegnate nella ventennale cosiddetta missione di pace guidata dagli USA, il ritiro frettoloso e mal gestito dell’America, deciso in questi giorni dal Presidente Joe Biden, ha aggiunto un nuovo addendo alla spericolata politica estera dei nostri principali alleati negli ultimi dieci anni. Infatti, l’uccisione di Mu’ammar Gheddafi in Libia, che il governo Berlusconi aveva strettamente legato all’Occidente, insieme all’estromissione di Hosni Mubarak dall’Egitto e di Ben Ali dall’Algeria, entrambi amici dell’Occidente, promosse dagli USA del Presidente Barack Obama, premio Nobel per la pace e la successiva disfatta occidentale in Siria, hanno destabilizzato il Medio Oriente, che sta entrando, armi e bagagli, nell’orbita turca, russa e soprattutto cinese. Ora si sta profilando la disfatta euro americana in Oriente, dove Iran, Russia e soprattutto la Cina si stanno impossessando di baluardi che per secoli erano stati nostri.

Vivere circondati da un mondo sempre più aggressivo e ostile anche a Oriente, dominato da un monolite a rigido regime dittatoriale come la Cina, composto da un miliardo e mezzo di persone, che lavorano sei giorni abbondanti su sette alla settimana, che posseggono le migliori università del mondo e che sono già fisicamente presenti in massa nelle nostre città, nei nostri comuni e nei nostri villaggi, fornendo servizi e attività che la nostra molle società dei consumi si rifiuta di fornire, renderà sempre più difficile mantenere la nostra autonomia economica, politica, religiosa e soprattutto culturale.

Sono finiti i tempi dell’inconsistente ed evanescente propaganda radical chic sui “diritti“, anche quelli predicati confusamente dalla legge Zan  e sui ridicoli MeToo, riferiti ad avvenimenti di cinquanta anni addietro. Propaganda sviluppata sulle sbiadite pagine di quelli che furono i grandi giornali di informazione occidentali, od in talk show televisivi, stantii e ripetitivi. Abbiamo purtroppo invece ai nostri confini, gente che oggi promuove massacri brutali, che oggi considera le donne poco più che animali, che oggi impone con la forza, le sue regole e la sua religione. È necessario pertanto che l’Occidente sviluppi “oggi” una propaganda ed una strategia radicalmente nuove, che rilancino il nostro mondo decadente, che ha bisogno immediato di riscoprire i propri valori ed i propri ideali, per poter garantire la propria esistenza, contro un nemico fortissimo ed inarrestabile. Nessuno di noi desidera infatti morire “islamico” o “cinese”!

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