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Afghanistan, il mondo non si fida più degli Usa. Niente più "poliziotti" globali

Il ritiro dei militari americani che ha lasciato campo libero ai talebani a Kabul dà un messaggio chiaro a livello internazionale: Washington non è più l'unica superpotenza. Mondo costretto al dialogo anche con Cina e Russia, mentre c'è chi potrebbe azzardare azioni un tempo impensabili fiducioso di non subire nessuna conseguenza

18 Agosto 2021

Afghanistan, il mondo non si fida più degli Usa. Niente più "poliziotti" globali

Afghanistan (foto da Pixabay)

Uno scrittore russo piuttosto noto lo avrebbe chiamato "delitto senza castigo". L'avanzata inesorabile dei talebani in Afghanistan non ha portato a nessun ravvedimento nella strategia di ritiro decisa dagli Stati Uniti d'America. Anzi, Kabul è caduta nel giro di pochi giorni, in enorme anticipo rispetto a tutte le previsioni e alle dichiarazioni speranzose, e che ora suonano drammaticamente incaute, del presidente Joe Biden.

Afghanistan, messaggio dagli Usa: "Non siamo più i poliziotti del mondo"

Al di là delle considerazioni sulla traiettoria della presidenza Biden, sulla politica estera statunitense e sui timori per l'evoluzione della situazione interna in Afghanistan, c'è un altro aspetto della vicenda ed è puramente simbolico. Ma con conseguenze potenzialmente molto pratiche. La conclusione dal caos afgano appare la seguente: l'America non è più il "poliziotto" del mondo. Finita l'epoca dell'esportazione della democrazia. Finita l'epoca della "fine della storia" e dell'illusione che l'unico modello possibile fosse quello made in Usa.

Afghanistan, gli Usa non sono più l'unica superpotenza mondiale

Il mondo si sta accorgendo, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno dopo gli eventi dell'ultimo ventennio, che la versione della storia non è e non può essere solamente una. Accettare la resa di Kabul significa accettare un dato di fatto: gli Stati Uniti non sono più l'unica superpotenza mondiale. O quantomeno non vogliono e non possono più pensare di correggere quelle che (ai loro occhi quantomeno) sono inaccettabili storture del loro modello. 

Afghanistan, Uk ed Europa ora cercano il dialogo con Cina e Russia

Anche l'Unione europea e gli altri attori internazionali hanno capito che non possono fare esclusivo affidamento sul classico alleato d'oltreoceano per risolvere i loro problemi. Lo avevano già compreso con Donald Trump, ora stanno capendo che quella postura non era un incidente di percorso ma una tendenza più ampia. Non a caso il governo britannico di Boris Johnson, presidente di turno del G7, spinge per un coordinamento della risposta alla situazione afgana allargato anche a Russia e Cina, potenze oggi "problematiche" per l'Occidente, ma cruciali e solidamente posizionate in Asia Centrale.

Afghanistan, anche Draghi apre a Pechino e Mosca

Segnali arrivano anche dal governo italiano. Il G20 ha infatti la presidenza di turno italiana e il premier Mario Draghi ha chiarito che serve una "grande collaborazione mondiale", guardando proprio a Cina e Russia. La prossima settimana ci potrebbe essere invece una conversazione fra Draghi e Vladimir Putin. Si va insomma verso la piena consapevolezza di una realtà già esistente: la conformazione multipolare dell'ordine geopolitico mondiale attuale.

Afghanistan, nel mondo anche altri potrebbero approfittare del ritiro Usa

C'è anche chi potrebbe pensare di prendere esempio da quanto accaduto in Afghanistan per tentare di ripetere un "delitto senza castigo". L'esempio più ovvio farebbe pensare proprio alla Cina su Taiwan, ma la realtà è molto più complessa di come la si rappresenta e soprattutto Washington si sta disimpegnando dal Medio Oriente proprio con l'intenzione di mettere radici in Asia pacifico. Si potrebbe pensare anche a qualche mossa di Kim Jong-un in Corea del Nord, senza contare della probabile ulteriore stretta sull'opposizione e sui diritti politici in Nicaragua, dove tra poche settimane si vota per delle elezioni che il regime degli Ortega vorrebbero fossero semplicemente una loro celebrazione.

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