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"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Guerra per il Petrolio - parte VI - Enrico Mattei un visionario genio italiano, che scombussolò gli equilibri della geopolitica del petrolio.

Uno dei principali artefici del miracolo economico in Italia nel dopoguerra.

31 Marzo 2026

Guerra per il Petrolio - parte VI - Enrico Mattei un visionario genio italiano, che scombussolò gli equilibri della geopolitica del petrolio.

Enrico Mattei celebrato in Algeria

" Le Sette Sorelle sono il cartello del petrolio che tiene in scacco il mondo e che impedisce alle nazioni di disporre liberamente delle proprie risorse", " Noi non andiamo a cercare petrolio per portarlo via, ma per creare con i paesi produttori un'economia integrata che arricchisca entrambi", " Il petrolio è di chi ci siede sopra", quest'ultima è forse la frase che meglio riassume la filosofia rivoluzionaria di Enrico Mattei ed il motivo per il quale divenne l'idolo dei paesi in via di sviluppo ed il nemico numero uno dei grandi cartelli petroliferi. Con questi principi Mattei non enunciò solo una strategia economica, ma lanciò una sfida geopolitica senza precedenti. Indicava quindi : 1) " la rottura del colonialismo energetico", 2) " uno sconvolgimento senza precedenti nella formula contrattuale, che sconvolse letteralmente il mercato mondiale del petrolio ", 3) " una formula che prevedeva tecnologia in cambio di energia", 4) " un attacco frontale agli equilibri della guerra fredda". In sostanza annunciò un principio di sovranità dei popoli. La sua visione fu anticipatrice e lungimirante. La sua eredità attualissima. In sostanza stabilì un principio in base al quale la stabilità mondiale non poteva passare attraverso lo sfruttamento sfacciato, ma per una partnership paritaria fra chi ha la tecnologia ( l' Occidente) e chi ha le risorse ( genericamente indicato come il Sud del mondo).

Nacque l' 11 gennaio del 1906 ad Acqualagna nelle Marche e morì a Bascapè in provincia di Pavia il 27 ottobre del 1962.Il suo non fu un percorso accademico tradizionale, ma fece una scalata fulminea, grazie alla sua brillante intelligenza. Iniziò giovanissimo nel 1923 in una conceria a Matelica, dove da apprendista ed operaio, a vent'anni divenne direttore di laboratorio. Nel 1929 si trasferì a Milano e tentò la fortuna come agente di commercio per aziende tedesche nel settore chimico. Nel 1934, a 28 anni, fondò la sua prima azienda la Aba ( Attività Boschive ed Agricole), che produceva ausiliari per l'industria conciaria e tessile. In pochi anni divenne un uomo facoltoso. Fu sottotenente di complemento nel corpo degli Alpini, precisamente nel 6° Reggimento Alpini a Bressanone in Alto Adige. Il metodo di gestione " militare" , fatto di gerarchia, lealtà e rapidità di esecuzione, divenne un tratto distintivo della sua gestione aziendale all' Eni. Fu poi una figura di primo piano nelle Fiamme Verdi, ovvero le formazioni partigiane di orientamento cattolico, che operarono in Lombardia, Veneto ed Emilia. Non cercò lo scontro frontale con i " partigiani rossi", ma cercò di contenerne l'influenza politica, rafforzando l'ala cattolica. Una scelta molto diplomatica, considerato che il rapporto fra le " Brigate Garibaldi ( Comunisti )" e " Fiamme Verdi ( Cattolici)"fu caratterizzato da profonde tensioni, sospetti reciproci ed, in diversi casi, scontri aperti e sanguinosi. Il ruolo di Mattei fu quello di pacificatore, anticipando anche le scelte successive, quando fece assumere all' Eni anche diversi ex partigiani rossi, creando una sorta di " pace sociale" all'interno dell'azienda. Nel 1945 venne nominato Commissario Liquidatore dell' Agip, considerato un " carrozzone fascista" ed incaricato di vendere i suoi beni a compagnie straniere. Ma, invece di liquidare scoprì il potenziale dei giacimenti di metano in Val Padana e si attivò per convincere il governo che l'indipendenza energetica era una chiave essenziale per la ricostruzione del paese. Fra il 1947 ed il 148 fu Consigliere d' Amministrazione e Vice Presidente dell' Agip. Fra il 1948 ed il 1953 fu deputato nelle fila della Democrazia Cristiana. La data fondamentale, il 10 febbraio del 1953, anno nel quale nacque l' ENI. Mattei fu il primo Presidente. Partì come un tornado, scardinando dalle fondamenta, la vecchia impostazione. Propose ad Iran, Egitto e Marocco la " Formula Mattei" ( 75% dei profitti ai paesi proprietari e 25% all' Eni). Aggiunse poi la Saipem ( ingegneria e perforazione) e venne fondato Il Giorno, che serviva a sostenere la sua linea politica ed industriale . Quello che colpisce è la rapidità della sua carriera, partendo poi da posizioni umili. Oggi i giovani arrivano a trent'anni per guadagnarsi una laurea, che poi fa poca differenza, considerato che vi è un altissimo numero di laureati. Suona strano, ma bisogna rilevare che vi fù più " ascensore sociale" ai primi del '900 o subito dopo la guerra. La sua mirabolante carriera si interruppe il 27 ottobre del 1962, quando il suo aereo privato precipitò a Bascapè, proprio mentre stava per stringere accordi storici con l' Algeria e gli Usa. La versione iniziale ( 1962-1963) fu quella del " rassicurante" incidente tecnico o errore del pilota. Vi erano condizioni meteo avverse e fu ipotizzato un disorientamento del pilota. La commissione d' inchiesta, guidata dal Generale Ercole Savi, stabilì che non vi erano prove di sabotaggio ed archiviò il caso nel 1963 come " disgrazia aviatoria". Fu anche tranquillizzante, perchè ammettere un omicidio politico avrebbe destabilizzato i rapporti fra l' Italia e le " Sette Sorelle" ed anche con i servizi stranieri. Ma negli anni '90, la Procura di Pavia riaprì il caso. Vi fu una perizia tecnica e l'inchiesta del magistrato Vincenzo Calia dimostrò che una piccola carica di esplosivo era stata caricata dietro al cruscotto dell' aereo. Nel 2003 la Corte di Assise di Pavia dichiarò che il fatto era da considerarsi un attentato deliberato. Vi fu chi contestò questa decisione, sostenendo che era passato troppo tempo per poter accertare il tutto con sicurezza. I mandanti rimasero ignoti, anche se sono state fatte alcune ipotesi. Alcuni ipotizzarono la responsabilità delle " Sette Sorelle" per fermare la politica di Mattei in Africa ed in Medio Oriente. Altri indicarono una possibile responsabilità dell' OAS ( Organisation Armée Secrète) , che fu una organizzazione paramilitare clandestina francese, nata con l'obbiettivo di mantenere l' Algeria sotto la sovranità francese e di contrastare la politica di autodeterminazione voluta dal Generale De Gaulle. Il coinvolgimento dell' OAS nelle ipotesi sulla morte di Mattei non fu casuale. Il fondatore dell' Eni appoggiò apertamente il Fronte Nazionale di Liberazione Algerino, nella sua lotta di indipendenza dalla Francia. Poi erano in corso negoziazioni con il futuro governo algerino per ottenere concessioni petrolifere nel Sahara, zone che la Francia considerava proprie. Inoltre Mattei ricevette diverse minacce di morte da parte dell' OAS e nel 1961 un ordigno fu trovato disinnescato sotto il suo aereo a Catania. Molti attribuirono il fatto all ' OAS o ai servizi francesi. Va ricordato che i membri dell'OAS erano talmente infuriati per la questione algerina, che progettarono anche di assassinare De Gaulle. Dopo gli Accordi di Evian del marzo 1962, che sancirono la futura indipendenza dell' Algeria, un milione di pieds noirs, coloro che erano di origine europea, dovettero abbandonare tutto , case, aziende, proprietà per scappare in Francia. Al dramma dei pieds noires si unì quello degli Harkis, gli algerini che avevano collaborato con i francesi. In quel clima da guerra civile, alcuni videro Mattei come " il traditore degli interessi occidentali". Per molti la tesi che vide la responsabilità delle " Sette Sorelle" fu forse quella più solida dal punto di vista geopolitico. L' innovativa " Formula Mattei" che portava al 75% / 25% di fatto rompeva il monopolio, rischiando di rendere le grandi compagnie antipatiche ai governi locali e minacciava di far saltare contratti miliardari. In più Mattei in Iran fece accordi con lo Scià, dimostrando che si potevano fare affari senza passare per il cartello anglo americano. Però Mattei sembra che stesse volando a Milano proprio , perchè sembrava esserci un ' apertura per un accordo di pace con le compagnie americane. Il ruolo di Cosa Nostra nella morte di Enrico Mattei emerse solo a partire dagli anni '90, grazie alle rivelazioni di collaboratori di giustizia. La tesi fu avvalorata dalle conclusioni del magistrato Vincenzo Calia, per il quale, in sostanza, la mafia siciliana avrebbe agito come "braccio operativo" o fornitore di logistica per conto di terzi mandatari. Il legame fra mafia e caso Mattei sembra essersi rafforzato dalla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, che avvenne a Palermo il 16 settembre del 1970, quando De Mauro stava, facendo ricerche per il film di Francesco Rosi sul caso Mattei. A questa teoria va aggiunto che l' eventuale uso della criminalità organizzata permetteva ai mandanti politici o economici di mantenere una distanza e negabilità dalla vicenda. Sulla vicenda vi furono molti depistaggi. Nel 1962 la sparizione delle prove. Molti pezzi dell' aereo vennero portati via in tempi record , impedendo analisi approfondite. Inoltre diversi contadini della zona riferirono di aver visto l'aereo "esplodere in volo" o " perdere pezzi fiammeggianti" prima dell' impatto. Queste voci vennero archiviate come suggestioni dovute al temporale. La tesi dell' errore del pilota fu poco credibile, perchè Irnerio Bertuzzi era un pilota espertissimo e pluridecorato. Gli appunti di De Mauro sul caso Mattei non furono mai ritrovati e qualcuno cercò di far credere che De Mauro fosse stato ucciso per inchieste sul traffico di droga o per i suoi trascorsi nela Decima Mas. Vi è poi un'altra tesi che è quella di Claudio Mutti, direttore della rivista Eurasia e fondatore dell'omonimo centro studi. Mutti vede Mattei come un eroe della sovranità nazionale e precursore di un 'alleanza strategica fra Europa, mondo arabo e Russia. Direttamente dall' articolo di Mutti " Chi ha voluto la morte di Mattei" , pubblicato su L' Umanità del 6-7 marzo 1994, viene citato il tenente del KGB, Leonid Kolosov, che era stato di stanza in Italia fra il 1954 ed il 1958 e che aveva lavorato come economista capo presso la rappresentanza commerciale dell 'Urss in Via Clitumno, 46 a Roma. Secondo questa versione Kolosov era informato di un grave pericolo che incombeva su Mattei e quindi volò in Sicilia per convincerlo a passare un periodo di riposo in Crimea. Dall 'articolo di Claudio Mutti , pubblicato su Eurasia, sembra che Mattei rispose a Kolosov : " Voi non avete l' Okhrana che ho io!". Non molti giorni dopo il bimotore che portava il genio del petrolio italiano cadde a Bascapè. Sempre, secondo l'articolo di Mutti su Eurasia, un anno prima dell'attentato, Mattei si era recato al Cairo per un colloquio con Gamal Abd el Nasser, "all'epoca un pericoloso nemico di Israele, ma anche un  valido alleato del Presidente dell' Eni in Medio Oriente , che gli poteva fare da chiave per entrare in contatto con le nuove realtà nazionali del Terzo Mondo". Mutti ricorda come " le frizioni dell'Eni con il potere sionista duravano da anni". La dichiarazione di Mattei : " L' Eni non ha rapporti con Israele e non intende averne sotto nessun aspetto" fatta da Mattei all'ambasciatore della Repubblica Araba Unita a Roma il 12 ottobre del 1961 era in sostanza una dichiarazione di guerra contro Israele" ( vedi C. Moffa , Dalla guerra di Suez all'attentato di Bascapè. L'ombra di Israele sul caso Mattei, in C. Moffa ( acura di), Enrico Mattei, il coraggio e la storia, Roma, 2006,pp. 109-110. Claudio Mutti, citando sempre C. Moffa, il caso Mattei, ed il conflitto arabo israeliano(1961 - 1962), cit, p, 263 " indica l'ipotesi di un coinvolgimento del Mossad". Difficile non rilevare che nelle sei parti intitolate " Guerra Segreta per il Petrolio" non si possano vedere colossali interessi economici, intrecci con le due Guerre Mondiali, lotta senza esclusione di colpi fra le varie compagnie, personaggi che superano la fantasia di uno scrittore. Del resto nel 1912 il primo Lord dell' Ammiragliato Britannico, Lord Fisher, aveva dichiarato : " Il petrolio è la linfa vitale della guerra". Si aggiunse, anni dopo, la frase attribuita ad  Henry Kissinger  : " Chi controlla il petrolio, controlla intere nazioni, chi controlla il cibo, controlla gli individui". ( La citazione fa riferimento al senso contenuto nel Rapporto Rockfeller del 1974 ( NSSM 200) redatto sotto la direzione di Kissinger, nel quale si teorizzava l'uso delle risorse alimentare ed energetiche come strumenti di pressione politica. Quindi più una sintesi brutale che una frase detta davanti ad un microfono).  Comunque sempre Kissinger nel 1975 dichiarò al Business Week : " L' embargo petrolifero è stato un ricatto politico che ha messo a nudo la vulnerabilità della civiltà occidentale". Fu proprio la crisi petrolifera del 1973- 1974 la tragica conferma postuma  della validità e lungimiranza del pensiero di Enrico Mattei, perchè nel 1973 quando l' Opec decise di tagliare la produzione ed alzare i prezzi, lo fece proprio per riprendersi la sovranità sulle proprie risorse.  

                                                                                 Alexandro Rossi

                                                                     Presidente Centro Studi Libere Identità Europee

                                                                     vedi anche articoli su Storia in Rete

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