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Unicredit, Ops da €35 miliardi su Commerzbank, la risposta di Francoforte: "Azione non concordata e priva di benefici per gli azionisti"

Il Cancelliere Friedrich Merz ha espresso senza ambiguità la volontà di proteggere l’autonomia della banca, definendo inaccettabile l'ipotesi di una scalata non sollecitata; per il banchiere italiano, la finalità resta quella di "un confronto costruttivo"

17 Marzo 2026

Unicredit, Ops da €35 miliardi su Commerzbank, la risposta di Francoforte: "Azione non concordata e priva di benefici per gli azionisti"

Andrea Orcel, Ceo di Unicredit sx; Bettina Orlopp, Ceo di Commerzbank

UniCredit ha lanciato un’Ops totalitaria da 35 miliardi su Commerzbank, offrendo un concambio pari a 0,485 azioni del gruppo guidato da Andrea Orcel per ogni titolo dell’istituto tedesco.

Da Francoforte, la reazione è stata di chiusura: i vertici di Commerzbank hanno bollato l’iniziativa come un’azione unilaterale, non concordata e priva di benefici tangibili per gli azionisti. Bettina Orlopp, alla guida dell'istituto tedesco, ha voluto blindare il perimetro aziendale dichiarando che l’offerta non presenta i presupposti minimi per intavolare una trattativa, poiché "non contiene elementi sufficienti per avviare un dialogo sul piano industriale".

Unicredit lancia Ops totalitaria su Commerzbank da 35 miliardi, concambio a 0,485 azioni di Gae Aulenti per l’istituto tedesco

Il "no" del Cancelliere Merz

A complicare i piani di Piazza Gae Aulenti è intervenuto direttamente l’esecutivo federale. Berlino, che conserva ancora una partecipazione del 12% nell'istituto, ha eretto una barriera ideologica oltre che finanziaria. Il Cancelliere Friedrich Merz ha espresso senza ambiguità la volontà di proteggere l’autonomia della banca, definendo irricevibile l'ipotesi di una scalata non sollecitata. Nonostante il muro, Andrea Orcel ha tentato di disinnescare la tensione, ribadendo che l'intento non è una conquista forzata. Secondo il banchiere italiano, la finalità resta quella di "un confronto costruttivo" finalizzato a "riaprire il dialogo con l’istituto tedesco e con i suoi azionisti".

Il cuore tecnico della contesa risiede in una proposta di scambio azionario che non ha convinto i mercati né il board di Commerzbank. Unicredit ha messo sul tavolo un rapporto di 0,485 proprie azioni per ogni titolo della controparte, una cifra che si traduce in una valutazione di circa 30,8 euro per azione. Tuttavia, il vantaggio economico immediato per i soci tedeschi è apparso risicato: un 4% rispetto alle quotazioni del 13 marzo. Questo scarto minimo è alla base dello scetticismo di Francoforte, nonostante Orcel continui a sostenere come Unicredit "non punti al controllo di Commerzbank" e che l'operazione sia pensata per generare valore per tutti gli stakeholder, dai dipendenti al sistema bancario nel suo complesso.

La strategia dei derivati e l'incognita del 30%

Oltre alla visione di lungo periodo, l'operazione di Unicredit risponde a una precisa necessità di gestione tecnica della propria partecipazione. Attualmente la banca italiana controlla già una fetta rilevante dell'istituto tedesco (circa il 26% diretto più un 4% in strumenti derivati). Esiste però un paradosso normativo: se Commerzbank proseguirà con il suo piano di buyback, la quota di Unicredit finirebbe per salire "passivamente" oltre la soglia critica del 30%. A quel punto, le leggi locali imporrebbero il lancio di un’offerta pubblica d'acquisto obbligatoria. L'Ops lanciata da Milano serve dunque a prevenire questo automatismo, garantendo una gestione più elastica della propria posizione e lasciando la porta aperta a future manovre sulla partecipazione.

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