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Borse in ripresa: Milano +2,4%, trainata dai bancari; positive anche Londra, Parigi e Francoforte, petrolio a 88$ (-6,80%)

Dopo l’apertura difficile di lunedì, le Borse europee hanno realizzato un rimbalzo, con Milano tra le migliori, mentre il prezzo del petrolio è tornato sotto i 90 dollari al barile.

10 Marzo 2026

Borse in ripresa: Milano +2,4%, trainata dai bancari; positive anche Londra, Parigi e Francoforte, petrolio a 88$ (-6,80%)

Le rassicurazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla durata della guerra in Medio Oriente e una riduzione delle operazioni militari hanno determinato un rimbalzo delle Borse europee, con i principali indici in rialzo rispetto alle chiusure di ieri. Anche il prezzo del petrolio è in via di normalizzazione ed è tornato sotto i 90 dollari.

Borse in ripresa: Milano +2,4%, trainata dai bancari

L’indice FTSE MIB della Borsa di Milano cresce a metà seduta dell’11 marzo di oltre il 2,4%, in piena ripresa rispetto alla giornata di ieri. Grazie a un rallentamento delle operazioni militari in Medio Oriente e alle parole di Donald Trump su una fine rapida della guerra, gli investitori sono tornati sul mercato azionario. A beneficiarne sono stati principalmente i bancari.

Anche se in testa al listino c’è Prysmian, che sfiora il 5% di rialzo, a seguire arrivano Mediobanca, Unicredit, MPS, Nexi, Bper e Mediolanum, tutte con aumenti del valore delle azioni tra il 4% e il 4,5%. Peggiora significativamente solo Eni, a -1,3%.

Anche il resto delle Borse europee ha seguito la traiettoria di Milano. Il principale indice continentale, l’Euro Stoxx, cresce del 2,10%, mentre nell’UE Parigi e Francoforte sono in rialzo rispettivamente dell’1,53% e del 2,16%. Bene anche Londra, che cresce dell’1,42%.

Le rassicurazioni di Trump hanno avuto effetto soprattutto sul prezzo del petrolio, che nella giornata di ieri aveva sfiorato i 120 dollari al barile. Già in chiusura, il Brent era tornato sotto i 100 dollari, ma ha continuato a calare per tutta la mattinata, raggiungendo gli 88 dollari a metà seduta.

Un risultato, questo, dovuto anche all’azione del G7, che ha chiarito di essere pronto a utilizzare le riserve strategiche di petrolio con una portata senza precedenti, pur di far abbassare il prezzo del barile nel caso in cui la crisi in Medio Oriente dovesse proseguire.

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