09 Marzo 2026
"L'Italia non rischia crisi di volumi ma prezzi più alti". Con questa affermazione, che nasconde però un’insidia economica per famiglie e imprese, Luca Dal Fabbro (Presidente di Utilitalia e Iren) fotografa le possibili conseguenze della Guerra in Iran per il nostro Paese. Una visione che si intreccia con le parole di Franco Bernabè (Presidente di Techvisory), secondo cui la "guerra durerà a lungo, poiché gli iraniani sono in grado di reagire con armi a basso costo, creando dei problemi molto seri a livello mondiale".
L'economia in questi ultimi giorni si intreccia con quanto sta succedendo nello scenario geopolitico. Si parla di energia, di rincari dell'energia, si guarda molto da vicino agli aumenti del prezzo del gas e ci si interroga su quello che potrà avvenire le prossime settimane. Per quel che riguarda il conflitto è una chiaramente una risposta che non è data sapersi, si spera possa concludersi nel più breve tempo possibile. Per quanto concerne invece i prezzi energetici ci sono interrogativi che riguardano soprattutto le imprese.
Franco Bernabè, Presidente dell'Università di Trento, Presidente Techvisory e già a capo di ENI, Telecom Italia, ed Acciaierie d'Italia e Luca Dal Fabbro, Presidente di Utilitalia e Presidente di Iren, hanno dialogato, insieme al conduttore televisivo e giornalista di TGCOM24, Dario Donato, sulle sfide che attendono l’Italia in un panorama internazionale sempre più instabile. Il confronto si è svolto all’interno di Zero Virgola, la rubrica di approfondimento economico e finanziario di TGCOM24.
Guardo alla situazione con grande preoccupazione perché l'aumento del prezzo del gas, causato maggiormente dalla situazione drammatica dell'Iran e dal rischio di blocco dello stretto di Hormuz, dove passa il 20%, ovvero un quinto del fabbisogno mondiale di GNL, è destinato ad avere ripercussioni molto serie sull'economia. Tra l'altro è un momento in cui tutte le imprese gassifere stanno ricominciando a comprare per riempire le scorte che si sono esaurite durante l'inverno e quindi è un momento particolarmente delicato dal punto di vista della domanda. I prezzi del gas sono oramai tornati a livelli molto elevati rispetto a quelli che vi erano immediatamente dopo lo scoppio della guerra Russo-Ucraina. Quindi l'impatto sui prezzi e soprattutto sui prezzi dell'elettricità non può che essere elevato con delle conseguenze sull'inflazione in generale e sui costi delle imprese.
Dal Fabbro, dopo quattro anni dallo scoppio della guerra Russo-Ucraina, cosa abbiamo imparato?
Il sistema è indubbiamente più resiliente. Con la crisi Russo- Ucraina abbiamo dovuto sostituire velocemente il 40% del gas che portavamo dalla Russia ed il 30% di petrolio. Oggi la crisi interessa Hormuz, ma la maggior parte del gas che noi importiamo viene dagli Stati Uniti, quello liquefatto e dall'Africa e per tubo attraverso l'Azerbaigian, la Norvegia e l'Algeria. Quindi il sistema è sicuramente più resiliente. Abbiamo il 47,5 % dei nostri giacimenti pieni di gas ancora. Ed in più, l'inverno sta per finire. Quindi questa sicuramente è una situazione migliore rispetto a quando è scoppiata la crisi russo-ucraina. Anche i prezzi io ricordo, avevano raggiunto un TTF a 300€ a megawattura, oggi invece siamo a 47. Anche se comunque, rispetto ai 30 di prima dello scoppio della guerra con l'Iran sono comunque tanti.
Io conosco conosco un po l'Iran, ho compiuto anche i miei cinquant'anni a Teheran. Il paese è resiliente, quindi vedremo quanto dura la guerra. Non entro in merito alla guerra e alle ragioni della guerra. Sicuramente qui c'è un tema di rischio prezzo più che a rischio volume. L'Europa e quindi, l'Italia, rischia di avere prezzi più alti ma non penso che sia invece imminente una crisi di volumi. Però c'è un aspetto di cui si parla molto poco: al netto del gas e del petrolio, commodity essenziali, quello che stiamo osservando è che l'Europa e il mondo dipendono dal Golfo anche per l'elio, che è un gas fondamentale per produrre semiconduttori o le nostre TAC, le nostre risonanze magnetiche. Un quarto dell'elio mondiale viene prodotto in Qatar, quindi un quarto dell'elio è scomparso dall'offerta. E questo ha un impatto prospettico sulla produzione industriale altissimo. Un terzo dell'urea che serve per produrre fertilizzante, non passa più di Hormuz perché è prodotto nel Golfo e significa questo un aumento dei prezzi dell'urea da 500$ a tonnellata a 650.
Ha anche e soprattutto un impatto sull'agricoltura e sulla quantità di cibo che produciamo. Quindi questa non è solo una una crisi energetica come qualcuno dice, ma è una crisi sistemica multidimensionale che investe l'energia ma investe anche le commodity come l'urea e l'elio. E investe in questo momento Hormuz. Io ricordo che noi siamo dipendenti da Hormuz per il petrolio, l'urea, l'elio e altre sostanze, ma siamo molto più dipendenti da Suez. Quindi il mio auspicio è che questa crisi non si espanda visto la prossimità di alcune milizie filo iraniane sulla parte vicina a Suez e al Canale di Suez. Altrimenti questa crisi da crisi energetica diventerebbe una crisi sistemica e anche logistica. Ricordo poi, in ultimo, che noi esportiamo nel Golfo 6 miliardi di manufatti e che da Suez passano più della metà dei nostri manufatti verso l'Asia. Quindi dobbiamo fare molta attenzione ed io sono molto d'accordo con il dottor Bernabè. Questa è una crisi che che preoccupa gli esperti e preoccupa tutti gli operatori del settore.
Bernabè, i manager ormai non devono più fare solamente i manager come quando l'ha fatto lei in tempi diversi. Pensiamo A 20, 30 o 40 anni fa in cui forse ci si curava un pò meno dello scenario geopolitico. Mi sembra che da cinque anni, perlomeno a questa parte, lo scenario geopolitico sia invece diventato il mantra di qualsiasi capo di grande azienda multinazionale. Cosa ne pensa?
A dirla tutta negli anni 70 c'è stata la grande crisi del 73', addirittura col blocco delle produzioni di petrolio e delle esportazioni di petrolio in Occidente. Tutti quelli che hanno la nostra età si ricorderanno del fatto che in quel periodo non circolavano più le automobili, nessun mezzo di trasporto che andasse a benzina, kerosene o a gasolio. Poi ci sono state altre crisi, sempre in conseguenza di guerre in Medio Oriente, che hanno caratterizzato il panorama dell'offerta mondiale. Quindi oggettivamente il tema geopolitico c'è sempre stato, tant'è che l'Eni, che aveva la responsabilità di provvedere alla fornitura del gas in Italia, ha sempre cercato di diversificare le forniture energetiche in modo tale da avere un equilibrio di fonti. Come dice Dal Fabbro giustamente questa non è una crisi di quantità ma è una crisi di prezzo, perché il 20% di GNL che manca, che normalmente andava verso i mercati asiatici, comporterà un dirottamento del GNL americano, in parte anche verso quei mercati.
Quei mercati faranno salire i prezzi e di conseguenza i prezzi a livello internazionale aumenteranno. Devo dire che per l'Italia l'aumento dei prezzi del gas ha due conseguenze, non solo sui consumatori di gas, ma anche sui consumatori sia industriali che le famiglie che utilizzano l'elettricità. Già l'elettricità in Italia costa caro, con questo raddoppio dei prezzi del gas avremo un problema veramente molto serio. Il problema sarà serio anche negli Stati Uniti perché la benzina alla quale i consumatori americani sono molto sensibili, oramai in questi giorni viaggia sui massimi degli ultimi dieci anni. Anche se non ha raggiunto i picchi della crisi, il livello di prezzi a gallone che la benzina ha negli Stati Uniti è oramai al picco. Quindi questo potrebbe indurre Trump in vista anche delle elezioni di medio termine a, non dico rappacificare, ma a ridurre l'impatto militare delle azioni che sono state scatenate in questo momento.
Il tema vero riguarda quanto durerà questa guerra. Io credo che la guerra durerà a lungo, perché è vero che in questo momento sono stati annientati la parte più sofisticata dell'armamento iraniano, ma gli iraniani sono in grado di reagire con armi a basso costo, creando dei problemi molto seri a livello mondiale. Devo dire il fatto che gli iraniani abbiano colpito Dubai mi fa particolarmente impressione perché significa che sono disposti a tutto. Dubai è il posto dove gli iraniani riciclavano i loro soldi e conducevano i loro affari e quindi il fatto che abbiano bombardato Dubai significa che vogliono creare una situazione di tensione e di crisi a livello mondiale. Io penso che nelle prossime settimane avremo dei problemi seri.
Dal Fabbro, le chiedo, come Presidente di Iren, che cosa si sta facendo sul fronte delle rinnovabili? Qual è in questo momento il freno che non ci permette da qui al prossimo triennio, se non al 2030, di dare un' accelerata definitiva per evitare o bypassare situazioni come quella di cui stiamo discutendo?
Riassumo per rispondere in una frase soltanto. In Francia ci vuole un anno per autorizzare un impianto fotovoltaico, mentre in Italia tra i tre e i cinque anni perchè nel nostro paese ci sono almeno 15 enti che devono dire la loro sull'installazione di un impianto fotovoltaico. Noi abbiamo circa 60.000 megawatt di rinnovabili, in particolare solare ed eolico, ormai vetusto installati circa quindici se non venti anni con tecnologie vecchie. Io proporrei di dare la possibilità a chi possiede questi impianti di fare il Repowering, cioè di sostituire questa tecnologia vecchia con quella nuova, senza utilizzo di terreno aggiuntivo, ma utilizzando le stesse connessioni di Terna e della distribuzione, in modo tale da non avere un impatto negativo dal punto di vista ambientale.
Permettendo a queste aziende di poter fare Repowering, avremmo 60/ 70.000 megawatt ad altissima efficienza, producendo due volte, due volte e mezzo quello che produciamo oggi, ad un costo che è minore di quello che noi oggi abbiamo per la produzione di energia dal fossile. Con questo parte del risparmio o dell'efficienza del valore che genererebbe propongo di darlo alle famiglie vulnerabili e alle imprese per aumentare la nostra competitività e dare anche un sollievo alle famiglie che dovranno sostenere in questi prossimi mesi dei costi aggiuntivi perché si presume che la bolletta aumenti. Il Repowering è una realtà su cui si sta discutendo ed il Governo sta ragionando anche su questo insieme a Utilitalia e alle altre istituzioni interessate. Sarebbe una grande opportunità per l'Italia, in quanto non consuma suolo nuovo e non consuma in nuove installazioni.
Dobbiamo anche cominciare a pensare ad un'alleanza energetica più forte a livello europeo. Noi abbiamo delle connessioni oggi con l'Europa molto grandi, ma dobbiamo comunque aumentare le interconnessioni sia elettriche ma anche di gas. Dovremmo aumentare le connessioni tra Spagna, Francia ed Italia. La Spagna ad esempio ha un surplus di capacità di importazione di NLG che potrebbe essere utile per Francia, Italia e Germania. Dobbiamo creare delle sinergie "energetiche" oggi nelle infrastrutture, creando un'Europa dell'energia. Io ricordo che l'Europa nacque da un'alleanza sull'energia tanti e tanti decenni fa. Dobbiamo ritornare ai basics se vogliamo fare un'Europa più forte questo significa fare sinergie soprattutto punto di vista energetico.
Bernabè, dalla sua esperienza a capo di Acciaierie d'Italia, l'Italia ha dei distretti che sono fortemente energivori. Se i costi sono troppo alti per troppo tempo, come è successo nel 2022 ad esempio, ad un certo punto il rischio di lungo periodo diventa la desertificazione industriale. Lei cosa ne pensa?
L'impatto della crisi del 2022 è stato drammatico su tanti settori. È stato molto grave sulla siderurgia come lo è stato sulla chimica. Insomma, tutti i settori energetici e molti attori sono stati colpiti e le soluzioni che erano state pensate per l'aiuto a questi settori si sono dimostrate poco efficaci. L'Italia ha subito, in conseguenza del elevato costo dell' energia i cosiddetti oneri di sistema sul costo della bolletta. Il nostro paese è stato penalizzato sia dal punto di vista industriale sia per quanto riguarda il costo per le famiglie. Oggettivamente in questo momento, ovvero in un momento in cui l'Italia fa fatica a riprendersi ed in cui l'economia mondiale probabilmente va verso un rallentamento, l'ultima cosa che di cui abbiamo bisogno è un aumento dei costi dell'energia che penalizzi le imprese.
Lei oggi è molto esposto anche sui temi del digitale, cioè dell'intelligenza artificiale, la quale sappiamo essere tra le cose più energivore che che esistano quest'oggi. I bombardamenti iraniani hanno colpito anche data center dell'area in Medio Oriente dove si stanno costruendo a grande ritmo nuova attività di carattere economico. Rischiamo anche in questo caso che i costi dell'energia frenino un pò il progresso tecnologico. La cosa la preoccupa?
Penso che il modo in cui gli americani hanno affrontato il tema dell' intelligenza artificiale, quindi con un uso massivo di capacità di calcolo e per tale motivo un fabbisogno energetico colossale- che è una strada diversa da quella che hanno scelto i cinesi, che invece sono andati a sviluppare prodotti e motori molto più efficienti in termini di consumo dell'energia- sia un problema che può non rendere sostenibile quel modello di sviluppo nel lungo periodo. Avete visto che Trump ha ordinato alle imprese che vogliono sviluppare motori di intelligenza artificiale di provvedere autonomamente alla fornitura di energia in modo tale da non pesare sul sistema? Ecco, io penso che un aumento dei costi di energia costringerà molte imprese a ripensare a quel modello di sviluppo e a orientarsi molto di più su modelli di sviluppo a minor impatto energetico.
Dal fabbro, ci dica invece il suo punto di vista sulle imprese, e soprattutto qualche consiglio visto per per le famiglie?
Indubbiamente occorre che le imprese comincino, se non lo hanno già fatto, a ragionare sul fotovoltaico. Anche chi ha un tetto e non lo utilizza dovrebbe pensare di installare della capacità. Credo che nel futuro vivremo un processo in cui le imprese cercheranno di avere una loro autonomia produttiva e diventeranno prosumer, quindi produttori e consumatori. Per le famiglie, che sono le più esposte ed in particolare le famiglie vulnerabili, io credo che il Governo abbia fatto molto bene a introdurre una previsione di supporto per le famiglie vulnerabili e questo perché nei prossimi mesi potremmo avere un problema soprattutto per le famiglie che hanno meno capacità economiche. Detto ciò, occorre pensare ad introdurre delle soluzioni come il Repowering velocemente. Il tempo è contro di noi e non abbiamo più il lusso del tempo. Sono anche molto d'accordo col dottor Bernabè. Un modello più attento ai consumi credo che sarà il modello del futuro soprattutto per l'Europa che è povera di materie prime e povera di energia, pur essendo comunque una grande produttrice industriale.
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