20 Gennaio 2026
Federico Freni, presidente Consob
Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa), il Consiglio dei ministri ha rinviato la nomina di Federico Freni a nuovo presidente (anticipazioni date da Il Giornale d'Italia date a novembre 2025). Freni, sottosegretario all’Economia nel governo Meloni e già apprezzato da Draghi, avrebbe dovuto ricevere la conferma della nomina oggi ma il CdM ha rinviato la decisione per la necessità di un allineamento tra le forze di governo, in particolare tra Lega e FdI. Attualmente ha deleghe fondamentali nella regolamentazione, vigilanza e interventi finanziari a sostegno dell’economia. Consob sarebbe di fatto in "quota Lega", con la necessità di ribilanciare gli equilibri con Forza Italia e, soprattutto, Fratelli d'Italia. Inoltre, La scelta di Freni potrebbe innescare i prevedibili attacchi dell’opposizione sull’opportunità di indicare al vertice di un’Authority indipendente un parlamentare con un incarico di governo.
Con l'ufficializzazione della sua nomina prenderà il posto di Paolo Savona, il cui mandato scadrà a marzo, e resterà in carica per i sette anni successivi, collaborando con gli altri membri del collegio, tra cui due nominati dall’esecutivo: Federico Cornelli e Gabriella Alemanno. Gli altri commissari, Carlo Comporti e Chiara Mosca, sono rispettivamente nomine dei governi Draghi e precedenti, con mandati anch’essi di sette anni.
La scelta del successore di Savona, pur essendo formalmente lontana, è diventata rapidamente un dossier sensibile per il governo Meloni. La presidenza della Consob non è infatti solo una posizione tecnica, ma un punto strategico nel quadro delle grandi partecipazioni pubbliche — da Eni a Enel, Leonardo, Poste, Terna, Snam e, successivamente, Monte dei Paschi — i cui rinnovi dei vertici si susseguiranno nei prossimi anni. Freni, già apprezzato in passato anche dall’ex premier Draghi e oggi in ottimi rapporti con Giancarlo Giorgetti, viene considerato un profilo tecnico-politico capace di coniugare competenza giuridica e equilibrio politico, qualità gradite sia ai mercati sia alla Presidenza del Consiglio.
La giovane età di Freni, 45 anni, rappresenta al contempo un segnale di rinnovamento e una potenziale fonte di tensioni interne, poiché segna un netto salto generazionale rispetto a Savona, prossimo ai 90 anni. Nel dibattito interno alla coalizione si confrontano infatti logiche di continuità dell’autorità indipendente e la necessità di garantire equilibrio politico tra Lega e Fratelli d’Italia.
Tra le alternative sul tavolo rimangono i commissari uscenti Cornelli e Alemanno, candidati “interni” che assicurerebbero continuità operativa, e Renato Loiero, consigliere economico della premier, figura istituzionale neutrale ma meno collegata ai partiti. La decisione definitiva dovrà bilanciare competenza, peso politico e immagine di indipendenza dell’Autorità, in un contesto in cui ogni nomina si intreccia con le strategie delle partecipate pubbliche e con la vigilanza dei mercati.
In questo scenario, Palazzo Chigi punta a scegliere con prudenza, evitando che la nomina venga interpretata come un’influenza partitica sulla Consob. La partita per la successione di Savona si conferma uno dei dossier più strategici del governo Meloni, capace di condizionare il rapporto tra politica e finanza nei prossimi anni.
Federico Freni è un avvocato e docente di diritto amministrativo, Freni ha conseguito la laurea e il dottorato in giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, dove ha anche svolto attività di insegnamento. Ha insegnato per oltre dieci anni alla Luiss Guido Carli e attualmente è professore straordinario presso l’Università Pegaso. Prima di entrare in politica ha collaborato come consulente giuridico con diversi ministeri e società pubbliche. In Parlamento è componente della VI Commissione Finanze della Camera.
Il percorso che ha portato Freni a questo ruolo nasce da anni di lavoro nel settore finanziario e legislativo. Il sottosegretario è stato tra i principali protagonisti della definizione del Dl Capitali, che ha introdotto strumenti per facilitare l’accesso delle Pmi al mercato e ha stabilito la possibilità, per un cda in scadenza, di proporre una lista per il rinnovo del board. Più di recente, ha seguito il disegno di legge per il nuovo testo unico della finanza, attualmente all’esame del Parlamento, che prevede tra le altre novità la reintroduzione di una soglia unica per le Opa, fissata al 30% del capitale.
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