Ferrari, il nuovo patto parasociale ridefinisce in modo significativo i rapporti tra i due azionisti di riferimento, Exor e Piero Ferrari, introducendo una struttura che blinda complessivamente il 32% del capitale e il 48% dei diritti di voto della società di Maranello. L’accordo, che sostituisce quello sottoscritto nel 2015 in occasione della quotazione in Borsa, ha una durata triennale e presenta una disciplina profondamente diversa rispetto al passato, soprattutto in tema di scioglimento anticipato e flessibilità per le parti coinvolte.
Struttura dell’accordo e soggetti coinvolti
Il nuovo patto di consultazione coinvolge tre soggetti: Exor, Piero Ferrari e il Trust della famiglia Ferrari. Exor detiene attualmente il 21,2% del capitale, quota ridotta dopo il collocamento sul mercato del 4% avvenuto nel 2025. La famiglia Ferrari controlla complessivamente il 10,6%, di cui il 10,2% è in nuda proprietà al Trust, mentre Piero Ferrari mantiene l’usufrutto e i diritti di voto. La quota oggetto del patto arriva così al 32% del capitale complessivo.
A differenza dell’accordo originario, che aveva una durata quinquennale, il nuovo patto ha una validità limitata a tre anni. Dal punto di vista giuridico, non vi era un obbligo di rinnovo: l’intesa del 2015 era stata concepita per garantire stabilità azionaria nella fase post-quotazione, obiettivo che è stato raggiunto senza modifiche rilevanti per circa un decennio.
Exor e famiglia Ferrari rinnovano il patto parasociale su Ferrari N.V., accordo triennale fino al 2029 con rinnovo automatico fissato a 3 anni
Le regole sullo scioglimento anticipato
Il punto centrale del nuovo accordo è rappresentato dall’articolo che disciplina l’uscita anticipata. Piero Ferrari può chiedere lo scioglimento del patto in qualsiasi momento, con un preavviso di 30 giorni, senza necessità di motivazione. Questa facoltà non è riconosciuta a Exor, che può recedere anticipatamente solo in un caso specifico: se Piero Ferrari e il Trust dovessero scendere sotto la soglia del 5% del capitale Ferrari.
Il patto consente alla famiglia Ferrari di ridurre la propria partecipazione fino al 5% senza che ciò comporti la decadenza degli accordi. Solo una discesa al di sotto di questa soglia attiverebbe il diritto di uscita anticipata per Exor. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto all’impostazione precedente, che prevedeva un trattamento più simmetrico tra i due azionisti.
Il ruolo del Trust e il tema dell’Opa
Un’ulteriore clausola riguarda il trasferimento dei diritti di voto sul 10,2% detenuto dal Trust. In questo caso, lo scioglimento del patto sarebbe immediato. La previsione è legata al rischio di un obbligo di Opa secondo la normativa olandese: il consolidamento di nuda proprietà e diritti di voto in capo al Trust, sommato alla partecipazione di Exor, porterebbe infatti al superamento della soglia del 30%, facendo scattare l’obbligo di offerta pubblica.
Contesto di mercato e precedenti recenti
Il rinnovo del patto arriva dopo una fase di cambiamento nell’assetto azionario. All’inizio del 2025 Ferrari aveva raggiunto una capitalizzazione di circa 75 miliardi di euro. Successivamente al collocamento del 4% da parte di Exor, il valore di mercato si è ridotto di circa 15 miliardi, attestandosi oggi intorno ai 60 miliardi di euro. Il nuovo accordo si inserisce quindi in un contesto di assetto stabile, ma con regole di governance profondamente aggiornate.





