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Decreto Transizione 5.0 è legge, 250 mln € per le imprese, modifiche al golden power nel settore creditizio e assicurativo per evitare procedura Ue

Il Parlamento definitivamente approvato il decreto Transizione 5.0, che oltre a mettere a disposizione incentivi per le azinede regola le aree idonee e cambia il glden power

15 Gennaio 2026

Decreto Transizione 5.0 è legge, 250 mln € per le imprese, modifiche al golden power nel settore creditizio e assicurativo per evitare procedura Ue

Fonte: imagoeconomica

È stato convertito in legge il decreto cosiddetto Transizione 5.0, che serve a ristabilire il programma di incentivi agli investimenti sostenibili. Nel testo della legge sono state aggiunte però molte altre norme durante la discussione in Parlamento. La più importante è quella sul golden power, che permetterà all’Italia di uscire da una procedura di infrazione dell’Unione europea.

Le novità del decreto Transizione 5.0

La parte centrale di questo decreto sono proprio i fondi per Transizione 5.0, il programma di incentivi allo sviluppo sostenibile. Il governo Meloni li aveva rimossi durante le scorse manovre finanziarie, ma sono stati istituiti nuovamente su richiesta delle imprese. Sono 250 milioni di euro, a cui si sommano 2,5 miliardi di rimodulazione del Pnrr e 1,3 miliardi di Transizione 4.0.

Durante il suo passaggio parlamentare, il decreto si è arricchito della norma sul golden power, il potere che lo Stato ha di interrompere trattative di acquisizione di una realtà italiana da parte di un’azienda estera per tutelare gli interessi nazionali. Le modifiche, che riguardano il settore finanziario e assicurativo, permettono al nostro Paese, come anticipato dal Giornale d’Italia, di uscire dalla procedura di infrazione dell’Unione europea nata dal caso Unicredit-Bpm.

Il nuovo decreto istituisce anche nuove regole sulle cosiddette aree idonee, le zone in cui è possibile installare impianti di energia elettrica derivata da fonti rinnovabili come il solare o l’eolico. La norma dà maggiori protezioni ai terreni agricoli, in modo da evitare la tendenza, emersa negli ultimi anni, di conversione dei campi da coltivazione in centrali fotovoltaiche.

 

Il decreto prevede che, a livello regionale, le aree idonee siano non inferiori allo 0,8% e non superiori al 3% delle superfici agricole utilizzate (SAU). “Sono stati posti dei valori, minimi e massimi, per qualificare le aree agricole come idonee all’installazione degli impianti; andiamo ulteriormente a difenderli inserendo nel calcolo delle superfici complessive anche quelle già occupate da impianti agrivoltaici e, infine, diamo la possibilità alle regioni di includere anche quelle aree a destinazione agricola “sfavorevoli”, come quelle entro i 5 metri da zone industriali, commerciali e artigianali, tradizionalmente già considerate idonee” ha spiegato Luca De Carlo di Fratelli d’Italia.

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