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Fabi, al via il 127° Consiglio nazionale "Long forgotten future": al centro il futuro del settore bancario italiano ed europeo

Il 127° Consiglio nazionale Fabi, dal titolo "Long forgotten future", si svolgerà al Palazzo del Ghiaccio di Milano dal 15 al 17 giugno. Giuliano De Filippis: "Il settore si è profondamente trasformato, la causa generante a monte è solo una: il rapporto tra finanza ed economia, il predominio assoluto della prima sulla seconda"

13 Giugno 2022

Giuliano De Filippis

fonte: Imagoeconomica

Prende il via il 127° Consiglio nazionale Fabi, dal titolo "Long forgotten future", che si svolgerà al Palazzo del Ghiaccio di Milano dal 15 al 17 giugno. Tema centrale il futuro del settore bancario italiano ed europeo: si è parlato di piani industriali, aggregazioni, il rinnovo contrattuale in Abi e Bcc, fra pandemia e conflitto Russia – Ucraina.

All’appuntamento hanno partecipato, assieme al segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, i vertici dell’Abi, di Federcasse, delle banche e i responsabili delle relazioni industriali dei maggiori gruppi bancari. Si parlerà del futuro del settore bancario, delle operazioni di fusione in atto e le ricadute, di pressioni commerciali, di credito e prodotti finanziari, della clientela, delle lavoratrici e dei lavoratori bancari, di relazioni sindacali, del lavoro da remoto, delle nuove tecnologie, di credito cooperativo, del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Fabi, De Filippis: "Il settore si è profondamente trasformato a causa del predominio della finanza sull'economia"

"Il settore si è profondamente trasformato - ha affermato il segretario generale aggiunto della Fabi, Giuliano De Filippis, nella relazione introduttiva. La causa principale non è l’innovazione e lo sviluppo tecnologico; non è la globalizzazione; non è nelle nuove richieste di servizi alla clientela da parte del mercato; non è nella comunicazione; non è nella necessita di razionalizzare gli operatori. Sono tutte concause che stanno a valle della trasformazione. La causa generante a monte è solo una: il rapporto tra finanza ed economia, il predominio assoluto della prima sulla seconda. Un cambio di paradigma che ha portato a determinare come il giusto o sbagliato, il buono o cattivo derivi esclusivamente dalla maggiore o minore rendita, nel breve periodo, che va a remunerare il capitale investito. Non c’è pazienza, non ci sono investimenti a lungo termine, non c’è la sofferenza degli altri, non c’è l’allargamento delle povertà e l’aumento delle diseguaglianze, non c’è la tutela dei territori. C’è soltanto il congruo interesse dovuto nell’immediato agli azionisti, soprattutto a quelli di rilievo che determinano le nomine dei consiglieri e degli amministratori. C’è solo da prenderne atto e agire di conseguenza per tutelare al meglio le persone che rappresentiamo. Oggi viviamo la fase conclusiva di questo cambiamento, il settore si è concentrato e, a parte qualche ulteriore movimento, si avvia ad una fase di stabilità nel solco del nuovo paradigma finanziario» ha aggiunto De Filippis.

"Siamo in una fase dove i più importanti gruppi bancari sono alle prese con i nuovi piani industriali; rallentati dalla fase pandemica e dalla guerra in Ucraina. Il confronto su questi piani industriali deve avvenire ed avverrà sulla base di principi per noi irrinunciabili.  Non ci saranno deroghe al contratto nazionale; non devono esserci fughe in avanti da parte di nessuno; non ci saranno trattative che non tengano conto dell’effetto a catena che ogni singolo problema in un gruppo può generare su tutto il sistema; non saranno permessi dumping normativi che alterino la concorrenza nel settore ed avvantaggino qualcuno a danno di qualcun altro", aggiunge.

FABI, Lando Maria Sileoni: "Kairos, il mondo in fiamme in cui oggi navighiamo"

VIDEO-FABI, Lando Maria Sileoni: "Kairos, il mondo in fiamme in cui oggi navighiamo"

Lando Maria Sileoni: "Gli antichi greci definivano il tempo in quattro parole: Chronos, Aion, Kairos ed Einiautos. Chronos rivela il significato del tempo cronologico e sequenziale, Aion è il tempo eterno, Kairos è il momento. In un periodo di tempo determinato nel quale, qualcosa di speciale comunque accadrà, Einiautos rappresenta l’anno solare, l’anno convenzionalmente definito in 12 mesi.

Kairos sfuggiva spesso per sua stessa definizione, alle attenzioni degli antichi greci perché si trovava spesso al centro di due elementi, l’azione e il tempo, la competenza e la possibilità, il tratto generale e quello individuale. Kairos trattiene, per ogni situazione della vita, della vita di ognuno di noi, gli elementi necessari per agire ma non si confonde mai con loro. È libero di cambiare ed è per questo motivo che è particolarmente difficile da afferrare, da interpretare nella pratica e da comprendere nella teoria. Nella politica kairos è l’evento che passerà alla storia, in astrologia è l’astro che guiderà le tue scelte, in campo artistico è il dettaglio che farà la differenza, in medicina rappresenta il momento critico in cui la malattia evolverà verso la cura o verso la morte, in campo militare è il momento opportuno per colpire, nella navigazione rappresenta la sopravvivenza nella tempesta, in amore è l’ultima lacrima versata, la più dolorosa e la più intensa, è l’addio, il distacco, l’abbandono.

Kairos è la mia definizione preferita del tempo, è il momento magico per definizione, il momento dell’azione nel tempo, è l’attimo in cui il tempo si ferma. Kairos sono i murales di Belfast, sono le due torri di New York, sono le periferie delle grandi città, sono gli immigrati non salvati dal mare, sono i bambini ucraini rimasti senza genitori, è il ricordo sempre presente, è il Tempo e l’azione, la tempestività e l’immediatezza, senza esitazioni né dubbi. Kairos rappresenta l’essenza dello spirito, la qualità della nostra anima, rappresenta la certezza dei nostri dubbi e i due volti del tramonto, sì, perché il tramonto, come credono in Perù, ha sempre due volti: la fine della vita e la rinascita, un passaggio condensato tutto nello stesso attimo di tempo, quando il sole si nasconde nel mare. Entrando nella città di Cusco nel Perù, c’è scritto: benvenuti nel Perù, dove il tempo è immobile e Kairos rappresenta proprio l’immobilità del tempo.

Kairos però rappresenta anche il momento giusto per agire, per colpire, per difendersi, per piangere e per pregare, per ascoltare il vento, per scrivere sul foglio, come fa il bambino a scuola che si rifiuta di crescere e di diventare adulto, di scrivere sul foglio e poi sul banco, e poi sui muri, e poi sul tetto della scuola, e ancora, per arrivare poi a scrivere nel cielo e poi ancora sulle nuvole, senza fermarsi mai, sempre più in alto, senza mai decidere di andare a capo, per allontanare così la paura del presente e del futuro e la paura di diventare adulto .

Kairos è il pentimento. Kairos rappresenta il tempo in cui viviamo, rappresenta il mondo in fiamme in cui oggi navighiamo. Il tempo Kairos veniva spesso percepito come un periodo di cambiamento, la giusta opportunità per superare un pericolo, la possibilità di costruire qualcosa di nuovo da qualcosa di vecchio e superato. Il tempo Kairos riuscì a colmare lo strappo con il vecchio mondo, creando un nuovo mondo. Kairos rappresenta la speranza per chi soffre, una via di uscita e di fuga, rappresenta i corpi martoriati di uomini e donne, di bambini strappati alla vita, rappresenta il fascino del male e la paura del bene. Kairos è la nostra nave, il nostro porto, la nostra bandiera e il nostro tempo.

Kairos è la musica di oggi e le sfide di domani. È un miraggio e una debolezza dell’anima, la paura di non farcela, il dubbio della virtù, il rischio di una intera esistenza, è la malattia e la morte, è un inaspettato temporale estivo, è la tempesta perfetta, sono le onde che mai torneranno indietro. Troppo sangue, troppa violenza, troppe bugie, troppe false verità. Abbiamo perso il significato del tempo, il vero valore della vita, il rispetto dei pensieri e dei sogni degli altri, dei sacrifici e delle necessità. Ci vorranno anni per rimarginare le ferite, moltissimi anni, se mai si rimargineranno. Kairos rappresenta però anche il momento, ora, di agire, di capire, di amare, di tollerare, di pregare. Ed è proprio in questo contesto che gli inglesi amano e hanno amato credere, nella loro lunghissima storia, in un concetto e in una idea fondamentale per l’intera umanità.

“Long forgotten future”, il futuro a lungo dimenticato, il nostro futuro, per troppo tempo, proprio da noi stessi, trascurato e dimenticato. Ognuno di noi, ora, per poter davvero cambiare il mondo, deve cercare di cambiare in meglio, le nostre piccole cose quotidiane, con comportamenti coerenti e conseguenti alle parole, scegliendo le qualità nelle persone. Non è più il tempo delle bugie, delle trappole, dell’inganno e delle ipocrisie, delle facili scorciatoie perché il prezzo delle ipocrisie ricadrà inevitabilmente su di noi e sui nostri figli.

De Filippis: "Rinnovare il contratto nazionale il prima possibile"
Il segretario generale aggiunto della Fabi, Giuliano De Filippis, continua: "A fine giugno dovrebbe vedere la luce il nuovo, l’ennesimo piano industriale del Monte dei Paschi di Siena. Lo diciamo ora: le lavoratrici e i lavoratori di Mps hanno già dato e tanto. Nessuno venga a chiederci l’ennesimo insostenibile sacrificio dei dipendenti. Nessuno venga a proporci un piano che non dia una soluzione definitiva e concordata alla questione Monte e che invece rappresenti l’ennesimo passaggio provvisorio per un futuro ancora da scrivere. Poi un’altra cosa: tutta la politica faccia un passo indietro perché di danni ne ha fatti fin troppi.

Siamo stanchi di ascoltare da una parte prese di posizione strumentali solo per un piccolo consenso elettorale e dall’altra parte osservare invece che si fa finta che non sia successo mai nulla. Il Monte dei Paschi di Siena è una questione troppo seria per essere strumentalizzata dal politico di turno. La politica, tutta: perché è utile ricordare che nel corso degli anni che hanno portato alla distruzione della banca più antica del mondo, nei consigli di amministrazione, che si sono susseguiti a Rocca Salimbeni, sedevano personaggi che erano espressione dell’intero arco costituzionale e di alcuni corpi intermedi che invece avrebbero dovuto controllare, lo chiamavano il groviglio armonioso. E quindi nessun partito può vantare una qualsiasi forma di innocenza. Tacciano tutti, invece di parlare a vanvera, e si diano da fare per tentare di costruire un nuovo futuro per questa banca. Siamo come al solito pronti a confrontarci per trovare adeguate soluzioni, ma ci vuole serietà da parte di tutti.

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro è ovviamente un appuntamento di primaria importanza ed il nocciolo della questione è semplice per quello che ci riguarda: prima si fa e meglio è. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei bancari va fatto il prima possibile. Con le altre organizzazioni sindacali si è deciso già di avviare il processo di rinnovo con la costituzione delle commissioni per l’analisi e la preparazione della piattaforma rivendicativa da portare al voto delle assemblee dei lavoratori. Cercheremo di accelerare ancora di più visti i tempi ed i riti che generalmente il movimento sindacale utilizza in queste occasioni. Non sto qui a snocciolarvi i dati che ci confortano sulla tenuta e ripresa del settore e quindi sulla possibilità di procedere a un rinnovo del contratto con aspettative ottimistiche. Quello che vorrei qui affrontare è un problema politico di enorme valenza. Mi riferisco al rapporto che c’è tra la contrattazione di primo e secondo livello; in pratica ciò che si definisce con il termine assetti contrattuali. Nascono per rispondere ad una esigenza non giuridica ma reale del settore; non hanno infatti una connotazione normativa che evidenzi una distinzione tra norme primarie (contratto collettivo nazionale di lavoro: primo livello) e norme secondarie (contrattazione integrativa: secondo livello), come ad esempio la costituzione e le leggi ordinarie, ma rivestono pari dignità giuridica soprattutto all’esterno. In teoria, rispondono alla ratio che l’applicazione di una norma generale può e deve tenere conto di realtà diverse. In pratica, però, molto spesso la contrattazione di secondo livello viene utilizzata per scardinare principi e tutele che per il movimento sindacale non sono negoziabili".

Bper Banca, Montani: "Il nostro piano risponde al bisogno di attrezzarsi per competere sul mercato"

VIDEO-Bper Banca, Montani: "Il nostro piano risponde al bisogno di attrezzarsi per competere sul mercato"
 

L'amministratore delegato di BPER Banca, Montani: "I piani in generale rappresentano una serie di iniziative realizzate per superare altrettante problematicità che intravedono nella crescita e nell'organizzazione di una banca. La banca ha fatto recentemente una serie di operazioni per acquisizioni nel sistema bancario, sostanzialmente sono state portate dentro tre banche più una quarta che sta arrivando. La banca si è raddoppiata nelle dimensioni da un anno ad oggi, da 1,9 mln di clienti è passata a 5 mln di clienti, gli attivi si sono raddoppiati con tutto quello che ne consegue. Il nostro piano risponde ai bisogni, non potevamo fare diversamente. Avevamo il bisogno di personale, il bisogno di clienti, il bisogno della banca e avendo acquisito una dimensione e avendo occupato lo spazio che non aveva doveva e deve attrezzarsi per poter competere sul mercato radicalmente cambiato. C'è dunque un piano per risolvere i bisogni 

Dalla Riva, UniCredit: "Risorse Umane, con nuovo Piano puntiamo su assunzioni, formazione e riconnessione alle persone"


VIDEO- Dalla Riva, UniCredit: "Risorse Umane, con nuovo Piano puntiamo su assunzioni, formazione e riconnessione alle persone"

Ilaria Maria Dalla Riva, Head People&Culture Italy di UniCredit, in occasione del 127° Consiglio nazionale Fabi ha sottolineato a Il Giornale d’Italia:

 “La nostra politica delle risorse umane è iniziata con l’attuazione del Piano Industriale che, se da una parte ha sancito qualche esubero, per la prima volta si è focalizzato su assunzioni, sviluppo, formazione e riconnessione alle persone. Abbiamo puntato tantissimo a quest’ultimo concetto perché dopo due anni di pandemia avevamo bisogno che le persone si ritrovassero non solo fisicamente ma all’interno di un percorso.

Quello che abbiamo lanciato è un programma chiamato Talking to the People dove a ogni persona dell’azienda viene garantito un colloquio di un’ora proprio per cogliere le aspirazioni e le problematiche. Abbiamo deciso di puntare sulla formazione con L’università Unicredito che nasce in Italia e si svilupperà poi in tutti i paesi. Avremo molta attenzione a tutte le tematiche ESG e sul gender gap in particolare.

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