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Il team della Missione a Mersa / Wadi Gawasis racconta il ruolo del sito nel commercio marittimo al Centro Archeologico Italiano del Cairo

Il sito di Mersa/Wadi Gawasis è un sito utilizzato come base per le spedizioni verso Punt grazie alla ricerca archeologica, condotta dall’Orientale di Napoli, si è potuto comprendere come erano organizzate queste spedizioni

06 Febbraio 2026

Il team della Missione a Mersa / Wadi Gawasis racconta il ruolo del sito nel commercio marittimo  al Centro Archeologico Italiano del Cairo

averna 2 del complesso di ipogei di Mersa/Wadi Gawasis, con da parti di fasciame e ancore riutilizzate. A destra si notano alcune nicchie dove erano posizionate delle stele iscritte.

Lunedì 2 febbraio, alle 18:00, il Centro Archeologico Italiano del Cairo ha ospitato il team della Missione a Mersa/Wadi Gawasis.

La missione è stata avviata dall’Università L’Orientale di Napoli nel 2001 e continua a offrire importanti scoperte per ricostruire la storia dell’area e delle sue relazioni commerciali in una prospettiva di lunga durata.

I relatori della conferenza sono stati il professor Andrea Manzo, direttore della missione, il dottor Mahmoud Imam, vice-direttore, e la dottoressa Hasnaa Abdrabbo, specialista di conservazione al Grand Egyptian Museum e membro della missione. 

Durante l’incontro si è messo in evidenza l’importanza del sito di Mersa/Wadi Gawasis come porto marittimo. I relatori hanno messo in luce le evidenze archeologiche e le conoscenze apprese, in particolare su come venivano gestite le spedizioni verso Punt, regione del Mar Rosso orientale.

Il sito di Mersa/Wadi Gawasis

Mersa/Wadi Gawasis è un sito archeologico situato sulla costa del Mar Rosso a una ventina di chilometri a sud della città portuale di Safaga, in Egitto. Il sito, il cui nome antico era Saww, è stato scoperto dall’egittologo egiziano Abdelmoneim Sayed a metà anni Settanta, ma le indagini estensive sono iniziate solo tra il 2001 e il 2011 a opera di una Missione italo-americana e continuano dal 2022 da parte di una Missione italo-egiziana dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dell’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente e della Cairo University. Il sito si sviluppa su una terrazza corallina, lungo i suoi margini e ai suoi piedi. La terrazza delimitava a nord l’antica baia, più profonda dell’attuale. 

 Il ruolo di Saww

Saww ebbe ruolo cruciale durante Medio Regno (ca. 2040-1782 a.C.) come porto da cui partivano le spedizioni verso Punt, regione localizzata nel Mar Rosso meridionale e ricca di risorse quali resine aromatiche, ebano, oro e altre materie prime. La regione fu per questo frequentata dagli Egiziani fin dall’Antico Regno. Le ricerche archeologiche a Mersa/Wadi Gawasis sono pertanto importanti non solo per una migliore comprensione di molti aspetti della storia e della cultura dell’Antico Egitto, ma anche per indagare l’ancora assai poco noto contesto del Mar Rosso nell’Età del Bronzo. La Missione italo-egiziana ha a partire dal 2022 allargato l’area di indagine all’entroterra del sito con l’intento di studiare le carovaniere che lo connettevano alla valle del Nilo e il popolamento antico della regione dove il sito è localizzato.

Storia del sito

Saww è menzionato nelle fonti geroglifiche del Medio Regno (circa 2040-1782 a.C.), ma l’archeologia dimostra che conobbe anche delle fasi di occupazione precedenti, risalenti al Primo Periodo Intermedio-fine dell’Antico Regno (2300-2040 a.C. circa), e successive, databili agli inizi del Nuovo Regno (1550-1450 a.C. circa). In tutte le fasi di frequentazione il porto fu utilizzato come base per spedizioni marittime e in maniera discontinua, ovvero con un’occupazione intermittente proprio in occasione dell’effettuazione delle spedizioni.

Evidenze Archeologiche

La sommità della terrazza corallina presenta resti di accampamenti temporanei con tende e capanne, di cui si conservano buchi per palo e tracce negative, ripari sotto roccia e caverne naturali regolarizzate e approfondite fino a definire delle stanze sotterranee, le più grandi delle quali si estendono per oltre venti metri di profondità e con una larghezza che può arrivare a quattro metri. Queste strutture ipogee talora si caratterizzano per la presenza all’ingresso di stanze in mattoni e focolari e hanno accessi definiti da parti riutilizzate di fasciame di navi e ancore in pietra. Le caverne erano utilizzate come riparo e alloggio quando i corpi di spedizione erano presenti sul sito e come deposito per materiali anche quando il sito non era frequentato, tra una spedizione e l’altra, come dimostrato non solo dalle parti di fasciame rinvenutevi e destinate alla essere riutilizzate, ma anche dalle decine di gomene, cavi usati per la navigazione, ordinatamente riposte in un ipogeo. Alla base del pendice della terrazza trovavano posto le aree di produzione del pane e anche gli atelier di lavorazione delle ancore e di altri materiali, con importanti concentrazioni di focolari e fornaci di varia tipologia. Completano il quadro delle strutture che caratterizzano il sito dei sacelli, ossia dei recinti sacri, posti lungo il margine della terrazza con piccole camere originariamente contenti iscrizioni rivolte vero l’antica baia. Altre iscrizioni, sempre relative alle missioni verso Punt erano poste in nicchie ricavate sulla parete della terrazza presso alcuni degli accessi alle caverne.

Organizzazione e gestione delle spedizioni verso Punt

Combinando quanto noto dalle iscrizioni con le evidenze archeologiche possiamo ricostruire molti aspetti organizzativi delle spedizioni che partivano dall’antica Saww. Le imbarcazioni erano costruite utilizzando non solo legno disponibile in Egitto, ma anche ricorrendo per gli elementi costruttivi di dimensioni maggiori al cedro e al legno di altre conifere proveniente dall’attuale Libano, regione con cui gli Egiziane avevano intense relazioni. I cantieri utilizzati erano quelli di Coptos, in Alto Egitto, da cui le imbarcazioni smontate erano spostate avvalendosi di carovane di asini fino a Mersa/Wadi Gawasis, dove erano rimontate e varate. Le ancore erano prodotte utilizzando varie pietre disponibili localmente nell’entroterra del porto, in particolare il calcare usato anche per le iscrizioni. Va sottolineato che i rinvenimenti finora unici di Mersa/Wadi Gawasis combinati con le fonti iconografiche hanno consentito di ricostruire un’imbarcazione egiziana antica che è poi stata fatta navigare con successo nel Mar Rosso, fornendo improntanti dati sulle caratteristiche e le prestazioni che tali navi potevano avere. I corpi di spedizione, se diamo credito alle iscrizioni, potevano contare oltre 3500 membri, tra cui funzionari, marinai, soldati di scorta e operai. Solo una piccola parte tra loro poi si imbarcava verso Punt mentre gli altri ne aspettavano il ritorno, probabilmente sfruttando contestualmente le abbondanti risorse minerarie nell’entroterra del porto. Rientrata la spedizione, le merci preziose venivano poste sugli asini e portate verso la valle del Nilo. Di fronte ad alcune caverne sono state trovate accatastate delle cassette lignee, un paio delle quali recavano iscrizioni dipinte dell’ottavo anno di regno di Amenemhat IV che menzionano il contenuto: “le meraviglie di Punt”. Si tratta probabilmente dei contenitori che erano utilizzati per gestire il carico sulle imbarcazioni, specie di containers ante litteram.Va sottolineato come le spedizioni richiedessero continui rifornimenti di viveri dalla valle del Nilo, da cui giungevano i cereali per la panificazione, in particolare l’orzo, ma anche conserve di pesce, verosimilmente delicatessen per i funzionari più importanti. L’acqua giungeva da un sito a 7 chilometri dal porto. Di questi aspetti logistici sappiamo non solo dai contenitori ceramici utilizzati per il trasporto e l’immagazzinamento dei materiali, ma anche da ostraca, frammenti ceramici scritti, e papiri contenenti testi amministrativi. 

Gli Egiziani e gli altri a Mersa/Wadi Gawasis

I materiali rinvenuti sul sito non sono solo egiziani, ma anche nubiani, ovvero prodotti da gruppi provenienti dalle regioni a sud dell’Egitto presenti nel paese in queste fasi, e levantini, provenienti dal Delta Orientale e/o dall’area siro-palestinese, questi ultimi forse da mettere in relazione con la presenza del legno di cedro e conifere. Questi gruppi di stranieri devono essere considerati membri delle spedizioni egiziane. Saww ha anche restituito evidenze, rappresentate da ceramiche e industrie litiche, delle popolazioni del Deserto Orientale e della costa egiziana del Mar Rosso, che dovevano interagire con gli egiziani quando erano presenti sul sito. Infine, non mancano materiali provenienti dalle regioni sia africane sia arabiche del Mar Rosso meridionale, probabilmente riferibili alla terra di Punt, tra cui spiccano schegge di ossidiana, una pietra vulcanica vetrosa molto apprezzata per le sue proprietà tecnologiche e disponibile sia nell’attuale Yemen sia nella Dancalia etiopico-eritrea, e frammenti di ebano, originario delle pendici occidentali dell’altopiano etiopico-eritreo. Le fonti iconografiche egiziane suggeriscono che in alcune occasioni degli abitanti di Punt giungessero in Egitto al seguito delle spedizioni egiziane e alcuni di questi materiali potrebbero rappresentare un’evidenza di queste presenze. Non si può però escludere che i Puntiti fossero anche protagonisti di navigazioni autonome verso il Nord, che potrebbero averli portati fino al nostro porto, come suggerito da alcune rappresentazioni egiziane delle loro imbarcazioni databili al Nuovo Regno.   

L’esplorazione dell’entroterra

Le indagini condotte nella regione del Deserto Orientale tra il porto e la valle del Nilo hanno portato alla scoperta non solo di antichi siti minerari per l’estrazione della galena, del piombo, del rame, dell’oro, di cave antiche di calcare e ametista, ma anche di punti di sosta e approvvigionamento dell’acqua, accampamenti e strutture funerarie, oltre a stazioni di arte rupestre di varie e poche, dalla Preistoria e l’avvento dell’Islam. Questi siti testimoniano non solo il popolamento della regione fin dal Paleolitico, ma anche come essa sia stata percorsa e sfruttata a più riprese anche dalle popolazioni della valle dl Nilo per le sue risorse minerarie e come tramite per giungere alla costa del Mar Rosso. Tra questi siti si segnala il Salama Rock Shelter, databile tra i 12000 e i 7000 anni fa, un accampamento dei gruppi di cacciatori e dei primi pastori che popolarono la regione, la stazione Romana di Wadi Gasus, frequentata in realtà già nel Medio Regno e da cui giungeva l’acqua dolce al porto di Saww e una miniera di rame anch’essa romana ma già frequentata nell’Antico Regno, a testimonianza dell’antichità dell’interesse egiziano per la regione.

In conclusione, le ricerche archeologiche a Mersa/Wadi Gawasis hanno rivelato un'importante parte della storia dell'Antico Egitto finora ignota e che ha avuto come teatro non la valle del Nilo ma la costa del Mar Rosso, evidenziando il ruolo cruciale del commercio marittimo e delle interazioni culturali che si svolsero in tale regione nel corso dell’Età del Bronzo. Le scoperte fatte in questo sito non solo arricchiscono la nostra comprensione delle pratiche amministrative e gestionali dello stato faraonico, ma offrono importanti conoscenze circa le loro capacità di adattarsi all’ambiente costiero e marino, che fino a qualche decennio fa si dubitava addirittura che gli Egiziani avessero frequentato in tali fasi. Infine, dalle ricerche inizia a emergere anche il ruolo rilevante e attivo ma finora assolutamente ignoto delle popolazioni delle regioni del Mar Rosso, inclusa quella dove il porto è localizzato, nel contesto di un ambiente marittimo multiculturale e con insospettate relazioni anche con il Mediterraneo orientale.

 

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