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Ferragosto, il pranzo che esprime il declino del mondo: addio al Grande Risveglio

Con questo materiale umano, il Grande Risveglio è una chimera: se l'immagine della società esprime la deriva dell'intera umanità

Di Alfredo Tocchi

16 Agosto 2022

Ferragosto, il pranzo che esprime il declino del mondo: addio al Grande Risveglio

SCRITTI PANDEMICI - “La vita è movimento. Un moto, però, circolare (intorno a quel piccolo nucleo che si chiama ‘io’), un moto talmente circoscritto che assomiglia a un piétiner sur place. Circoscritto dal gran cerchio d’ombra di tutto quello che sfugge alla nostra cognizione, o di cui non c’interessa cognizione. E non alludo allo scibile, né tantomeno al “mistero dell’universo”, alludo a ciò che rappresenta la realtà spicciola, la più vicina a noi.” (Guido Morselli, Dissipatio H.G.).


Ieri, come molti di voi, sono stato invitato a un pranzo di Ferragosto. Dopo un paio di cortesi rifiuti e altrettanto cortesi insistenze, ho accettato di rivedere gli amici di sempre coi quali, per molti anni, ho bevuto un aperitivo tutti i fine settimana al lago. L’ultimo aperitivo, il giorno dell’Epifania, mi ero alzato, avevo pagato il conto e me ne ero andato, ripromettendomi di non frequentare più - fossi pure campato cent’anni – persone del tutto insensibili alla grave discriminazione verso una parte importante dei nostri connazionali. Per le mie sensibili orecchie di dissidente, un medico che invocava la vaccinazione obbligatoria di tutta la popolazione (minori inclusi) non avendo letto nulla – ma proprio nulla – sui vaccini a mRNA era un povero infrequentabile idiota.


Mia moglie, kazaka, si è rifiutata di venire ed è rimasta a casa con nostra figlia - voleva evitare polemiche sul tema della guerra – così sono andato al pranzo da solo.
Seduto tra un ingegnere fastidiosamente ubriaco e una signora tedesca sovrappeso, con davanti il parroco del paese, ho subito compreso di essere stato ghettizzato, reso innocuo: mi era precluso ogni contatto col medico (dall’altra parte della lunga tavolata).


Così, per rompere il ghiaccio, dopo qualche domanda di rito nel mio tedesco stentato alla burrosa vicina, ho cercato di portarla nel mio campo – la letteratura – e le ho domandato se avesse letto Austerlitz di Winfried Georg Sebald: “Nein”. Ho fatto un secondo tentativo, con Robert Walser: “Nein”, poi un ultimo, davvero disperato, con Stefan Zweig: “Nein”. Perfetto. Cercando istintivamente conforto, ho domandato al parroco se in chiesa fosse ancora raccomandato l’uso della mascherina: “Sì certo. Sa, vengono a Messa tanti soggetti a rischio”. “E lei, ha già fatto la quarta dose?”, “Sì, due settimane fa”. Inutile insistere sul tema vaccini: “Ha letto le ultime esternazioni di Monsignor Carlo Maria Viganò?”, “No, lo trovo offensivo e irrispettoso”. Interviene l’ingegnere ubriaco: “A me Papa Francesco piace molto”. Mi verrebbe da rispondere: “Anche alla tua ex moglie, che dopo il divorzio da te è diventata lesbica. Avrà apprezzato un Papa che festeggia il gay pride”, ma mi trattengo. Parte una discussione surreale sul Papa, in cui ascolto alcune incredibili idiozie: “L’inferno non esiste”, “Occorre unire tutte le religioni monoteiste” e, naturalmente dal leghista (che qui al lago non manca mai): “E ribadire le radici giudaico cristiane dell’Italia”. Mi scappa un comento a denti stretti: “Radici cristiane. “Giudaico” è un’aggiunta priva di senso”.

La signora tedesca, in un italiano coraggioso ma elementare, paventa il rischio atavico dell’invasione musulmana, facendo felice il leghista, che attacca una pippa sull’immigrazione e la lungimiranza di Matteo Salvini. Che fare? Accuso un malore improvviso? Mi accascio e scappo? Per carità, poi mi visiterebbe il medico! Dall’altra parte della tavolata una signora ci ricorda che l’unica arma in questi tempi difficili è la preghiera Mariana. Il parroco annuisce. Non so più dove guardare, vorrei alzarmi da tavola e fuggire. Poi, mentre chiuso in un silenzio cupo mastico un boccone di risotto con la salsiccia, succede il miracolo! Un improvviso vento da nord porta nubi temporalesche scese dalle montagne alle spalle di Luino. Il tempo di finire il primo e inizia a piovere. Aiuto a spostare i tavoli al riparo, sotto il portico, saluto in fretta, ringrazio e scappo a casa, con la scusa che devo raccogliere i cuscini, chiudere le finestre e i finestrini dell’automobile. “Come, non finisci di mangiare?” “No grazie di tutto. Sono a dieta, tra l’altro”.


Con questo materiale umano, il Grande Risveglio è una chimera. Oggi è tornato il sole. Ci sono 23 gradi, l’estate più calda della storia – almeno qui al lago – è già finita. La scorsa notte ho dormito sotto la coperta di piquet. Tra un paio di settimane dovremo riscaldare la vecchia villa. Abbiamo murato i camini: un errore fatale! Con quello che costa il gas, se mia figlia non andasse a scuola ci converrebbe svernare in Kazakistan. Mi arriva un messaggio: “Vieni a bere l’aperitivo?”. Rispondo senza la minima esitazione: “No, grazie”. Ho orrore di tutto. Oggi non scriverò neppure l’articolo per Il Giornale d’Italia.


di Alfredo Tocchi

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