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L'inedito Proust, era una madeleine o una fetta biscottata?

I settantacinque fogli inediti di Marcel Proust saranno presto pubblicati da Gallimard

18 Marzo 2021

L'inedito Proust, era una madelaine o una fetta biscottata?

Jacques Émile Blanche Ritratto di Marcel Proust 1892 Parigi, Musée d'Orsay

C'è attesa per la pubblicazione di "Les Soixante-quinze feuillets" ( i settantacinque fogli) da parte dell'editore francese Gallimard.

Si tratta del manoscritto perduto di Marcel Proust, giù definito come il "Sacro Graal" del grande scrittore. Si tratterebbe infatti della "cattedrale" dell'intera Recherche: una sorta di sintesi e ossatura di uno dei più significativi capolavori della letteratura occidentale. Il manoscritto, apparso nel 2018, apparteneva all'editore Bernard de Fallois, il quale dopo la sua morte ha lasciato l'autografo in eredità alla Biblioteca Nazionale di Francia.

L’unica traccia che esisteva dell'importante documento era l’allusione fatta prorpio  da de Fallois nel 1954, nella prefazione al volume “Contre Sainte-Beuve”. 

I 75 fogli riconducono nella "cripta" proustiana attraverso figure e scene classiche, tra cui la nonna in giardino, il bacio serale, le passeggiate a Méséglise e Guermantes, i sogni postumi, Venezia e la camera da letto di Balbec.

Come si legge in un'anticipazione diffusa ieri dall'AdnKronos, il documento rivelerebbe anche una curiosa variante : la famosa madeleine, viatico della memoria dello scrittore che da il via a uno dei passaggi più significativi e poetici della Recherche, potrebbe essere concepita originariamente come "pane raffermo" e poi come "una fetta biscottata". 

Apprendiamo inoltre che il primo capitolo di queste pagine inedite, intitolato "Una sera in campagna", ruota attorno alla celebre nonna: "La sua passeggiata era finita e anche la pioggia. La nonna era tornata a sedersi con noi ma fuori dalla veranda. Anche se aveva fatto solo pochi passi e i sentieri non avevano avuto il tempo di inzupparsi, aveva orribilmente sporcato la sua gonna color prugna..."

In attesa delle 75 pagine inedite che si aggiungeranno alla monumentale opera dello scrittore francese, rileggiamo il passaggio  simbolo della poetica della memoria proustiana che spinge ognuno di noi a individuare la propria "madeleine", quel oggetto, sapore, odore, gesto della vita quotidiana che ha la mistica capacità di riportarci repentinamente e involontariamente al passato:

"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione (e proprio ora), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio" (Marcel Proust, Dalla parte di Swann, 1985 BUR Biblioteca Univ. Rizzoli ) 

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