Domenica, 11 Aprile 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Artemisia Gentileschi, la vita della pittrice barocca

Anna Banti racconta Artemisia: estratti dal romanzo della scrittrice fiorentina

Di J. Muller

14 Marzo 2021

Artemisia Gentileschi

Giuditta con la sua ancella, 1618-1619 circa, olio su tela, 114 × 93,5 cm. Firenze Galleria Palatina, Palazzo Pitti

Dopo la grande mostra di Artemisia Gentileschi alla National Gallery di Londra un consiglio di lettura per conoscere meglio la pittrice barocca

La pandemia non ha fermato la voglia e la necessità di arte. Una grande e rivoluzionaria mostra quella inaugurata il 3 ottobre scorso alla National Gallery di Londra: protagonista una delle più controverse figure dell’arte italiana del XVI secolo, Artemisia Gentileschi. 

L’opera dell’artista ha conquistato, attraverso la cifra drammatica e espressiva, tutto il mondo, mentre la biografia dell’artista l’ha subito consacrata come paladina del femminismo.

Per conoscere meglio la vita dell’artista, una delle sue biografie più narrativamente coinvolgenti e emozionanti è senz’altro il romanzo della scrittrice fiorentina Anna Banti.

 Artemisia di Anna Banti

Un bombardamento distrusse la casa della scrittrice Anna Banti, moglie del celebre critico d’arte Roberto Longhi,  e insieme alle mura, distrutta irrimediabilmente anche il primo manoscritto della biografia di Artemisia Gentileschi, che la scrittrice aveva ormai concluso:

“Sotto le macerie di casa mia ho perduto Artemisia, la mia compagna di tre secoli fa , che respirava adagio, coricata da me su cento pagine di scritto”.

 Un vero e proprio romanzo a due voci quello della Banti, un continuo inseguimento tra passato e futuro che dà vita a una prosa assolutamente originale, sfuggente, dolorosa.

 L’incontro con il passato ha così  un inevitabile impatto sul presente, anche in senso fisico, viscerale.

Arduo e intimamente interiorizzato il dialogo tra la Banti e Artemisia Gentileschi che ha luogo tra cocenti rifiuti, silenzi e parole gridate; basta pensare ai numerosi momenti di esitazione che attraversano come un cortocircuito le pagine del romanzo:  

“Per meglio rimproverarmi e farsi rimpiangere, abbassa le palpebre : come volesse avvisarmi che pensa a qualche cosa e che non me lo dirò mai”

 “Dipende da me il silenzio che segue questo racconto rotto, incalzato da una fretta convulsa. Decido che non lascerò più parlare Artemisia , non parlerò più per lei, nel mio presente non c’è più posto per il passato e per il futuro”

 “Non potrò più liberarmi di Artemisia, questa creditrice è una coscienza puntigliosa e ostinata a cui mi avvezzo come a dormire a terra”

 “La memoria, imperfetta e labile, assume le forme di in un inseguimento sregolato tra passato e presente, tradotto in un tempo psicologico entro il quale prendono vita fantasmi dai quali è pressoché impossibile fuggire”.

E’ lo spirito il luogo della memoria , dove riecheggia la voce di Artemisia , mentre tra “ arcane ferite escono a fiotti immagini turbinose”.

La scrittrice fiorentina si confronta con la biografia della pittrice raccontando anche i momenti più dolorosi: il rapporto tortuoso con il padre e maestro Orazio Gentileschi, lo stupro da parte del Tassi, il grande talento e la difficoltà ad essere una donna pittrice.

Un racconto femminile, da donna a donna, forte e allo stesso tempo delicato, dove la scrittura si pone come vero e proprio medium tra presente e passato, con lo scopo di recuperare una verità perduta.

Come scrisse Gianfranco Contini: “Artemisia ('donna, inferno per me, male per gli altri') è il personaggio che si muove nell'intervallo fra le definizioni di “donna forte” e di “donna altera ma debole” vittima pregiudizialmente dannata”.

 

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