Giovedì, 26 Febbraio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Bimbo morto a Napoli, il papà di Domenico: "Medici spariti dopo fallimento trapianto, ho capito che sarebbe andata male"

Antonio Caliendo, il papà del bimbo morto a Napoli: "Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero al Monaldi"

26 Febbraio 2026

Bimbo morto a Napoli, il papà di Domenico: "Medici spariti dopo fallimento trapianto, ho capito che sarebbe andata male"

Antonio Caliendo, fonte: Dentro la notizia

Anche il papà di Domenico Antonio Caliendo, il bimbo morto a Napoli, ha voluto dire la sua su un caso di cronaca che ha tenuto col fiato sospeso milioni di italiani. E lo fa con grande amarezza, e svelando che "ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo". E sul cuore del piccolo in un box frigo: "Una follia".

Bimbo morto a Napoli, il papà di Domenico: "Medici spariti dopo fallimento trapianto, ho capito che sarebbe andata male"

Il papà di Domenico ha confidato: "Sono molto arrabbiato e così mia moglie Patrizia preferisce tenermi lontano dai giornalisti per evitare che esploda". Caliendo sostiene che "questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero al Monaldi".

Il pensiero torna al giorno del trapianto, un giorno tragico nella vita del 39enne: "Quella mattina venne a mancare mio padre. E poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio (una forma di cardiomiopatia dilatativa, ndr). In 24 ore mi cadde il mondo addosso".

Caliendo ripercorre le varie fasi: "La sera del 22 dicembre, quando tornammo al Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci ritrovammo per un attimo da soli, io, Domenico e il mio amico Lello che ci aveva accompagnati. Stavamo vicino alla macchinetta del caffé e all'improvviso ho detto: 'Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me lo riporto a casa mio figlio!'. Il mio amico subito obiettò: 'Ma che scherzi, Antò? Per lui da domani comincia una vita nuova'. E io invece continuavo a pensare solo ai giochi che facevamo io e Domenico insieme sul lettone di casa. Non pensavo a nient’altro".

L'uomo rivela anche che "quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto. Noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi. Non sono tutti cattivi, in quell'ospedale, c'è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l'hanno mai abbandonato".

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x