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Omicidio 22enne Jlenia Musella, la confessione choc del fratello 25enne Giuseppe: "Sono stato io, ma non volevo" - il litigio a causa del cane di lui

Jlenia picchiata e inseguita per strada, il coltello lanciato dal fratello che la inseguiva a dorso nudo: "Non pensavo di colpirla, la mia vita finita con la sua"

05 Febbraio 2026

 Omicidio 22enne Jlenia Musella, la confessione choc del fratello 25enne Giuseppe: "Sono stato io, ma non volevo" - il litigio a causa del cane di lui

Giuseppe e Jlenia Musella

Omicidio 22enne Jlenia Musella, la confessione choc del fratello 25enne Giuseppe: "Sono stato io - ha ammesso agli agenti della Questura di Napoli - ma non volevo; è successo tutto a causa del cane".

Cresciuti da soli

Nel rione Conocal di Ponticelli, dove vivevano, Jlenia e Giuseppe erano molto conosciuti. "Sono cresciuti in fretta - spiegano - gli ultimi 10 anni li hanno trascorsi da soli, i genitori erano lontani. Erano sempre assieme, si sono aiutati tra loro". La madre Natascia era stata in carcere. Aveva finito di saldare il suo debito con la giustizia da poco, e aveva trovato un lavoro come domestica per una vicina. Il padre, invece, Salvatore detto “Caramella”, è ancora in carcere. Ha un cognome diverso da quello dei figli, ai quali era stato cambiato per evitare collegamenti. Per gli inquirenti Salvatore è stato un elemento di spicco del clan Casella-Circone-Ercolani, legato in passato al clan Sarno decimato di recente da arresti e collaborazioni con la giustizia. Proprio il padre prima e dopo la madre dopo di Jlenia e Giuseppe, per gli inquirenti, avrebbero gestito la "florida" piazza di spaccio di cocaina del rione. 

Una zia dei ragazzi, poi, Annunzia D’Amico detta "la Pasillona", sorella di un boss, era stata freddata proprio all'interno del Conocal il 10 ottobre 2015: un omicidio feroce con cui i gruppi emergenti sancivano la propria strategia.

Il Rione Conocal 

Difficile definire "rione" il Conocal di Ponticelli, nella periferia a Est di Napoli, delimitato e sovrastato dalla Statale 162 che conduce al Centro Direzionale e ai suoi grattacieli sbriluccicanti di specchi e acciaio. Nel Conocal tutto è cartongesso consunto e cadente, porticine, finestrine, anfratti che la buona volontà di alcuni residenti non riesce a sottrarre al degrado che divora e distrugge ogni cosa: le macchie di verde, le strade, gli edifici dove si vedono fili scoperti, intonaci caduti, infiltrazioni e macchie di umidità. 

Costruito in fretta dopo il sisma del 1980, per rispondere alla necessità di dare una "casa" a chi aveva perso tutto, è stato fin da subito un ghetto, un "non - luogo" di cui la camorra si è impossessata

"Questo rione è morto - dicono i residenti - dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio per strada non si vede mai nessuno. Le forze dell'ordine qui non vengono mai. Ora ci stanno un sacco di poliziotti perché è successa la tragedia, ma presto andranno via. Siamo rimasti in pochi e vogliamo andare via anche noi".

Qua non c'è davvero niente se non solitudine e abbandono. E intorno strade a scorrimento veloce che fanno venire voglia di andare lontano.

 Jlenia e Giuseppe

"Jlenia era estroversa, volitiva, voleva godersi la vita. Le piacevano le discoteche, la musica, le cose belle. Adorava il lilla. La loro casa è tutta lilla perché era il suo colore preferito - dicono nel Rione - Giuseppe era più tranquillo, mite. Era la perla dei ragazzi. Non aveva niente a che vedere con clan e camorra. Pensava solo al pallone, giocava a calcio, si allenava duramente, meritava di stare in una squadra importante". 

Giuseppe era incensurato, non aveva precendenti, non era mai stato fermato o identificato. Jlenia invece era stata arrestata assieme ad un minorenne e avrebbe dovuto affrontare tra qualche giorno un processo per truffa ai danni di un'anziana. Era tornata da poco da Ibiza, dove era stata con le amiche: le immagini sui social la mostrano sorridente e seducente tra serate in discoteca e brindisi. Non aveva un fidanzato, dicono nel rione: "Voglio essere libera di vivere, di godermi la vita, così rispondeva se glielo chiedevamo".

La morte di Jlenia

Negli ultimi tempi, pare, i due fratelli litigavano spesso. Troppo diversi i caratteri e gli interessi.

Nel primo pomeriggio di martedì lui riposava. Era a letto, a dorso nudo, sotto le coperte. Lei era in casa. Dalle notizie trapelate, Jlenia avrebbe svegliato bruscamente il fratello, accusandolo di aver lasciato andare in giro il cane che le aveva sporcato la camera di urina. Ne è nato un violento litigio verbale, poi i fratelli sono passati alle mani. Giuseppe ha colpito al volto Jlenia che si è divincolata, ha aperto la porta di casa, al primo piano della palazzina al civico 89 di via Chiaro di Luna, ed è corsa in strada. Giuseppe l'ha seguita, in mano un coltello da cucina che le ha lanciato addosso, centradola alla schiena.

Jlenia ha fatto qualche altro metro prima di accasciarsi al suolo.

E' stato proprio Giuseppe il primo a soccorrerla. L'hanno caricata in auto e trasportata al pronto soccorso di Villa Betania, distante una manciata di minuti. Qui i medici hanno provato ogni cosa per salvarla, hanno utilizzato il defibrillatore, ma non c'è stato nulla da fare. Mentre amici e parenti si disperavano, Giuseppe in preda al dolore e al rimorso è fuggito. Ha vagato per qualche ora, poi in serata si è costituito agli agenti della Questura di Napoli, in via Medina. "Non pensavo di colpirla, non volevo colpirla, non volevo ucciderla, la mia vita è finita con la sua", ha detto e ripetuto. E' stato trasferito al carcere di secondigliano. L'udienza di convalida è in calendario questo venerdi. A difenderlo è l'avvocato Andrea Fabbozzo. 

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