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Benedetto Croce

L’eruzione di un vulcano, il nulla cosmico, Pompei e l’isola di Tonga

Riflessioni semiserie in ordine al principio del caos di Montecitorio e al Destino di una Nazione

Di Montel

20 Gennaio 2022

L’eruzione di un vulcano, il nulla cosmico, Pompei e l’isola di Tonga

L’altro giorno il vulcano di Tonga ha eruttato. Spettacolo magnifico, e terribilissimo! Lo hanno detto tutti, lo ripetiamo anche noi. Questi momenti cruciali per la storia e la vita di una regione, ai quali crediamo di essere “abituati” dal largo uso della computer grafica nei documentari scientifici, quando accadono davvero hanno un impatto molto serio sulla nostra emotività, che noi si sia pronti ad ammetterlo o meno. Quanti di noi il giorno di Santo Stefano del 2004 non erano in coma alimentare post-traumatico ricorderanno le immagini ben più orribili delle coste tailandesi dilaniate da quell’evento e potranno rievocare il sentimento di assoluta fragilità che esse suscitarono nei nostri animi esaltati dalle delizie dell’orgia festaiola.

Dall’alto, casomai qualcuno fosse stato in orbita in quel momento, l’esplosione del vulcano sarà parsa quella di una bomba atomica. Se quel qualcuno fosse stato Italiano avrebbe potuto immaginare che il Faina, spalleggiato da Sper*nza, Pregli*sco e S*leri o qualsiasi altro turbo vaccinista italico, fossero riusciti nel loro intento: chiudere chiunque non fosse pluri-iniettato in una cantina e farla saltare in aria, così da liberare il mondo dall’oggettivo inconveniente di ospitare anche persone che vantano sul loro corpo Diritti inalienabili. Poi, certo, uno qualunque dei millemila fuffy-da-riporto del regimetto, un Paren*o a caso (magari uno con una trasmissione tutta sua, però, perché Paren*o fa da chaperon in modo esemplare ma se hai la Tua Trasmissione, tutta tua, sei in prima fila, qui da noi, ai Raduni di Draghimberga), uno di loro, dicevo, avrebbe messo in giro la balla che si era trattato di un attentato fasssistissimo, di un tentativo fallito dei No-Green-Pass stessi di far esplodere il mondo che, ahi loro, gli si era ritorto contro.

E invece no: il Pianeta fa un ruttino (perché di questo, in termini di proporzioni, si è trattato) e noi ci ricordiamo, contro la propaganda che ci vuole eterni, eternamente belli e per sempre sottomessi, noi ricordiamo che sul pianeta stesso siamo poco più che pulci sulla coda di un cane. Ottimo, direbbe un libero pensatore: non può farci che bene essere rimessi al nostro posto, di tanto in tanto. Quanto sarebbe educativo, penso io, che in un luogo del mondo, uno qualsiasi, uno disabitato, fenomeni del genere ci rammentassero day by day quale sia il nostro Ruolo nei titoli di coda della storia del Cosmo, casomai essa fosse una fiction di Netflix: quello della molecola di polvere appoggiata sul coperchio di plastica della tazza di caffè da sporto bevuta dall’assistente al trucco in una serie destinata agli appassionati di tecniche di volo dei coleotteri del Borneo sud occidentale. Verrebbe da pensare, in effetti, che lo spettacolo pietoso che offre di sé l’Italia al mondo, da destra a sinistra (salvo rare ma preziose eccezioni), sia la risposta più sana e coerente di un’anima consapevole all’Opera Buffa che è la Storia degli uomini. Ovvero: se, come Tonga ci ha ricordato, siamo tutti comunque ospiti appena tollerati sul pianeta e se, in effetti, costruire un mondo Giusto e Ospitale per Tutti lascia il tempo che trova, dal momento che in una frazione di secondo possiamo essere tutti spazzati via da un fenomeno geologico che, vale la pena di ricordarlo, non ha carattere di eccezione ma piuttosto è inevitabile e come la ricrescita dei capelli scuri sulla testa di una starlette che si finge scandinava ma è nata in provincia di Potenza…se, appunto, Le Regole del Gioco possono essere sovvertite dal più banale degli inconvenienti, allora tanto vale accettare la realtà dei fatti e appassionarci pure all’Elezione Barzelletta del Presidente della Re-Pubblica, tanto vale accettare di pagare il Canone Rai per ascoltare solo balle, fandonie, reportage di fantasia (salvo rare, preziose e sporadiche eccezioni), tanto vale ascoltare persone che hanno studiato economia discettare di medicina, o persone che hanno studiato medicina discettare di Diritto, o persone che hanno studiato Giurisprudenza affermare che i Diritti acquisiti dagli uomini nei secoli, a prezzo di guerre e sangue, non sono da considerarsi eterni giacché, in effetti, se qualcuno ha votato una compagine di manigoldi che preferiscono abrogarli, be’, in quel caso possono essere azzerati come le pulci sulla coda di quel cane (anche senza che siano stati votati, in effetti: basta che si mettano d’accordo fra loro, pur di schieramenti opposti, e voilà!, lo Stato di Diritto è fo**uto, in men che non si dica).

Torniamo al nostro amico-sillogismo: se il Pianeta è, a suo modo, Ostile, i suoi ospiti hanno diritto di vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo giorno; se hanno ragione di farlo, la giustizia umana è un’inutile messa in scena, un fardello ozioso come la forchettina per le lumache sulla tavola di un duca polverosissimo, giacché la sola Giustizia che conti è quella Naturale, dopotutto; e, se la sola Giustizia che conti è quella del magma sotterraneo, allora qualunque fair play istituzionale non ha alcun senso, perché è superfluo come lo zelo di una matrona romana che paghi il conto al panettiere il giorno prima dell’eruzione del Vesuvio, il 23 ottobre del ’79 d.C.; se non ha alcun senso pagare il conto al panettiere che ci ha dato il filoncino caldo e croccante, allora i politici hanno ogni diritto e ogni ragione di mentire (fatto!), e gli amministratori pubblici possono rubare (fatto!), e i delinquenti comuni possono occupare le case della gente per bene e non essere sbattuti fuori in due minuti come parrebbe logico a tutti (fatto!), e le donne con una minaccia d’aborto possono essere respinte al pronto soccorso perché non hanno un documento che attesti che sono Cittadine di Serie A (fatto!), e la signora Rosa non può camminare sulla spiaggia, da sola, con il cane, senza indossare una maschera che le impedisca di riempirsi i polmoni di aria pura (fatto!), e la gente cattiva può mettere le bombe a suo piacere facendo esplodere altri essere umani ché tanto i colpevoli potranno godere di impunità e protezione (fatto!), e i nazisti potranno…be’, essere nazisti!, certi del fatto che nel momento del bisogno il Vaticano, il club che si fregia di propugnare gli ideali di Cristo -nientedimeno!- li aiuterà a mettere in salvo la pelle e i loro soldi con un passaporto falso (fatto!)… Potremmo continuare per tre anni, lo sappiamo, ma sono certo che il principio sia chiaro. Arrivo a dire, seguendo la pratica Aristotelica del ragionamento, che la Logica-dell’Eruzione-di-Tonga noi la pratichiamo dal ’79 d.C., in effetti, specialmente nelle zone dove il Vesuvio causò più vittime, e che se siamo la meravigliosa nazione colma di esplosioni di poesia umana è, probabilmente, perché solo chi senta di non poter fare affidamento sull’imperiturità della bellezza vi si dedica con tanto slancio. Di sillogismo in sillogismo, arrivo a formulare una strampalata teoria: e se la qualità dei governi nazionali, o la mancanza di qualità, e con esse la pregevolezza della produzione culturale delle singole nazioni fosse intimamente legata alla fragilità sismica dei territori? In effetti, in quali luoghi più che in Italia, in Grecia e in Egitto si avverte da millenni l’avvicinamento della zolla africana a quella europea (o viceversa)? Per non parlare dell’eruzione di Santorini, di quelle dell’Etna, e del Vesuvio!

Dunque? Forse che l’eruzione di Tonga ci insegni, una volta per tutte, a corollario di due anni nei quali gli uomini hanno dato il peggio di loro (gli uomini di Stato, s’intende, perché noi tutti lo facciamo sempre) che non sia possibile la Civiltà, sul pianeta, proprio perché l’uomo, questa figuretta tragica, disperata, non sa fare altro che succhiare il sangue del cane, all’impronta, lì per lì, nascosto nel folto di quella coda che scodinzola, in attesa che il Padrone del Cosmo metta il collare alla sua bestiola e ci stermini tutti?!

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