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Eitan rapito, nonno arrestato in Israele. Lo zio: "Abbiamo parlato con il bimbo"

Il provvedimento di Israele ha messo Shmuel Peleg agli arresti domiciliari fino a venerdì per l'espatrio illegittimo del nipote

15 Settembre 2021

Eitan

Il piccolo Eitan sulla funivia del Mottarone

C'è stato un "piccolo colloquio telefonico" tra Eitan e i suoi zii paterni, Aya Biran e Or Nirko e ad annunciarlo sono loro stessi. Nel frattempo i tutori del bimbino si preparano a far partire le loro mosse legali contro i nonni materni in Israele. La posizione di Aya Biran nell'udienza prevista per il prossimo 29 settembre al Tribunale di Tel Aviv - "molto chiara", fanno sapere gli avvocati. Gli zii di Eitan "chiederanno l'immediata restituzione del piccolo", annunciano. 

Eitan rapito, nonno arrestato in Israele

Il piccolo Eitan è stato rapito, così la procura di Pavia ha lanciato l'inchiesta per sequestro di minore che punta il dito sul nonno del bambino, adesso agli arresti domiciliari. L'accusa di rapimento del nipote, unico sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone, sembra essere stata accolta anche da Israele, paese dove Schmuel Peleg ha portato il bambino senza il consenso della famiglia. Sotto accusa anche la nonna del bambino, che si sospetta possa essere stata complice del rapimento. Le autorità israeliane hanno predisposto i domiciliari per il nonno del piccolo, che si protrarranno fino a venerdì. Nel frattempo, l'ambasciatore israeliano in Italia commenta stizzito la copertura della vicenda da parte dei media italiani e rassicura che le istituzioni si stanno occupando della questione: "Israele non è una giungla".

Il nonno di Eitan ai domiciliari per sequestro di minore

Si ferma, per il momento, la corsa pazza del nonno di Eitan Biran, il piccolo unico superstite della tragedia del Mottarone. Dopo il traumatico incidente che ha lasciato orfano il bambino di 6 anni, il nonno Schmuel Peleg lo ha portato fuori dal Paese senza il consenso della zia, sua tutrice legale. L'inchiesta aperta dalla procura di Pavia ipotizza che l'uomo sia partito con un volo privato dalla Svizzera, il che giustificherebbe il perché non è stato possibile rintracciarlo.

L'uomo adesso è accusato di aver "rapito il nipote e portato in Irsaele" e dovrà rimanere agli arresti domiciliari fino a venerdì. Come da legge del suolo israeliano, gli è stato trattenuto il passaporto così da prevenire un'ulteriore fuga. Non sembra però che la decisione del governo israeliano sia direttamente collegata alle disposizioni italiane, anche se sono in corso trattative e discussioni tra i due paesi. A interrogare Peleg in merito al rapimento del piccolo è stata l'unita speciale 433. E il piccolo Eitan? Al momento sembrerebbe a casa del nonno, a Petah Tikva, non lontano da Tel Aviv. Chi si prenda cura di lui considerata la scombussolata situazione in cui si trova il nonno non è ancora chiaro.

Eitan, i familiari vogliono il rimpatrio. Lo zio "serve soluzione politica"

"L'arresto è un buon inizio. Spero che la saga finisca al più presto per il benessere mentale del bambino", ha commentato Or Nirko, zio paterno di Eitan. Lo zio è il marito della affidataria Aya Biran Nirko, che senza accorgersi si è lasciata sfuggire il piccolo dalle mani. La famiglia è preoccupata e stando a quanto dichiarato dallo zio il bambino è tenuto in condizioni di prigionia. Addirittura, dicono, senza però avere prove concrete, la famiglia in Israele lo starebbe tenendo in un buco. "Ancora non sappiamo dove si trova Eitan - commenta preoccupato Or Nirko - Speriamo di risolvere domani e grazie alla polizia israeliana sapere almeno dov'è". Secondo la famiglia affidataria, una soluzione giudiziaria non basta: "serve una soluzione politica per riportare in Italia Eitan - continua Nirko - quella giudiziaria prevede tempi troppo lunghi".

Dalla parte italiana non ci sono state forti prese di posizione. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha chiesto una pronta risoluzione del conflitto per porre fine alle sofferenze del bambino. Luigi di Maio invece, si è detto disponibile a "intervenire" dopo le dovute indagini.

Eitan rapito, l'ambasciatore: "Israele non è una giungla"

Si espone sul caso anche l'ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar, che commenta con un velo di critica la copertura mediatica della vicenda. "Stiamo seguendo le famiglie, non posso entrare nei dettagli, ma posso garantire che Israele è uno Stato di diritto che si sta occupando di questa vicenda". Le autorità israeliane, dunque, non dormono, e come sottolinea l'ambasciatore "Israele non è una giungla". E conclude: "La mia speranza è che si trovi una soluzione che faccia stare bene tutti e specialmente Eitan: ha sofferto già troppo".

La questione è delicata su diversi fronti. Sia perché sono coinvolte autorità transfrontaliere che dovranno accordarsi su come gestire l'eventuale rimpatrio e l'affido del piccolo, sia per la natura psicologicamente traumatica di quello che Eitan Biran sta vivendo. Lo conferma lo stesso ambasciatore, che ha descritto la vicenda come "il momento più duro del mio incarico da diplomatico. Il pensiero del piccolo Eitan rimasto solo, unico a sopravvivere e senza i genitori, mi ha scosso profondamente". L'ambasciatore era presente anche quando il bambino è stato portato in ospedale dopo l'incidente della funivia: "Eitan era ricoverato in rianimazione, sedato. - ricorda Eydar - Io provengo da una famiglia di sacerdoti e ho chiesto ai medici di poter recitare la nostra antica benedizione. Ho avvicinato le mie mani alla sua testa e ho recitato la Torah. Mentre pronunciavo le parole della Bibbia, dietro di me pregava anche il presidente della Regione Piemonte. Lo ricorderò per tutta la vita. Quando ci hanno annunciato che stava meglio, ho pensato che era un miracolo", ha dichiarato.

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