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Terzo giorno di Sanremo: dopo i cappelli da cow boys la modella russa (ma internazionale) e l'apice con Alice Keys

segnali geopolitici russo-trumpiani mentre si ricerca la sfuggente "locura" in salsa neo-classica e riallineata

27 Febbraio 2026

Terzo giorno di Sanremo: dopo i cappelli da cow boys la modella russa (ma internazionale)  e l'apice con Alice Keys

Il cappello da cow boys di J-AX e di Max Pezzali con la line-dance alla Costa Toscana hanno conferito un'allusione di soft power americano neo-tradizionale che insieme al riallineamento dei costumi dei cantanti e alla modella russa (ma vip internazionale) lasciano in bocca un retrogusto di nuovo idillio russo-trumpiano fra le righe. Non possiamo che riconoscere però che l'apice si è avuto con il coniglio fuori dal cilindro: duetto della gloria nazionale Eros insieme con la super-star Alice Keys che con la sua bellezza, simpatia ed eleganza ci ha dimostrato come opera una vera artista. Alicia ha suonato il pianoforte ricordando di essere una musicista e un autore non una semplice interprete (attoriale, come non pochi cantanti; oggi) e ci ha lasciato un senso dell'America che più ci piace: quella delle sintesi riuscite bene che cogliamo nel suo fascino afro-italiano delle sue radici e dei suoi carismi. Grande musica e ottima interpretazione. Umile come tutti i veri artisti. Un Sanremo che insegue la "locura" che ci ha insegnato la geniale serie "Boris" non sempre captandola. Oggi è sempre più difficile ri-creare un senso di mondo spensierato, organico, armonico mentre fuori...Conti è migliorato negli atteggiamenti verso l'ottima Pausini ma non è facile realizzare l'equilibrio del cocktail perfetto fra presentazione, commenti e ospitate sempre più eterogenee, avulse e dis-organiche. Anche il bravo imitatore di Lapo, ottimo nei suoi ruoli, è apparso un po' mal coordinato con il contesto del difficile palco sanremese che necessita di un nucleo basico forte, motivato, decisionista ma pure inclusivo ed empatico. Insomma: Sanremo appare sempre più metafora della difficile governabilità di un'Italia in perenne fragilità e debolezza identitaria.  

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