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Savoia, Ugo d’Atri confermato per acclamazione Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon alla presenza del Principe Emanuele Filiberto

Durante il regno di Vittorio Emanuele II, un gruppo di ufficiali fondò associazioni di veterani delle guerre d’indipendenza. Alla morte del Sovrano, tali associazioni decisero di prestare un servizio di guardia alle spoglia del “Padre della Patria”, presso il Pantheon di Roma

17 Gennaio 2026

Savoia, Ugo d’Atri confermato per acclamazione Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon

Savoia, Ugo d’Atri confermato per acclamazione Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon

Savoia, Ugo d’Atri confermato per acclamazione Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon alla presenza di Emanuele Filiberto

Emanuele Filiberto di Savoia ha partecipato sabato 17 gennaio, all’Hotel Parco dei Principi di Roma, alla rielezione, con acclamazione, del Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Capitano di Vascello Ugo d’Atri. Nell’agosto del 1900 si rese necessario erigere nel Pantheon un secondo monumento funebre, per onorare il secondo Re d’Italia, UMBERTO I, assassinato a Monza il 29 luglio di quell’anno. In conseguenza di ciò gli statuti furono modificati, e le Guardie d’Onore estesero il loro servizio alle due Tombe Reali delle LL. MM.Vittorio Emanuele II, “Padre della Patria” e primo Re d’Italia, ed Umberto I, il “Re Buono”. Dal 1926 anche la Regina Margherita di Savoia, prima Regina d’Italia e moglie di Umberto I, riposa nel Pantheon, accanto al suo sposo. Fedele al suo statuto ed alla sua vocazione storica, L’Istituto organizza cerimonie in occasione di ricorrenze particolari, ed i suoi membri prestano un servizio volontario di Guardia d’Onore alle Tombe definitive (Pantheon) e provvisorie (Vicoforte per Re Vittorio Emanuele III e per la Regina Elena, Altacomba per Re Umberto II e per la Regina Maria Josè) dei Sovrani d’Italia, “quale tributo di devozione e di amore per l’Augusta Casa Savoia, che portò all’unità e alla grandezza della Patria”. Viene pubblicato bimestralmente il periodico “GUARDIA D’ONORE”, il quale, oltre ad argomenti di carattere storico, tratta dell’attività dell’Istituto e delle Guardie d’Onore. L’Istituto pubblica altresì libri, calendari e pieghevoli, assicurando in tal modo la continuità della propria vocazione storica. Da quando morì, il 9 gennaio 1878, Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, riposa al centro di Roma, al Pantheon. Dopo di lui altri due reali furono tumulati dentro il “tempio di tutti gli dei”: Re Umberto I, secondo Re d’Italia, nel 1900; e sua moglie, la regina Margherita, nel 1926. E da quel lontano 1878 le varie associazioni di reduci delle Guerre Risorgimentali decisero di prestare un servizio di guardia alla tomba del Padre della Patria, Re Vittorio Emanuele II. Le associazioni, confluite in un unico sodalizio, il Comitato Generale dei Veterani 1848-1870, negli anni hanno cambiato due volte il nome prima di arrivare alla denominazione definitiva, nel 1932, di Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. La sede invece, da centotrentatre anni, è sempre là, attaccata al Pantheon, in via della Minerva 20. “Ho trovato una lettera datata 1882, indirizzata proprio qui, ai nostri predecessori”. Chi parla è il Presidente dell’associazione, il Capitano di Vascello dott. Ugo d’Atri. Entrato in Marina nel 1973, nel corpo delle Capitanerie di Porto, Ugo d’Atri ha lasciato il servizio nel gennaio 2003, per assumere la presidenza dell’istituto. “Siamo quasi cinquemila in tutta Italia – continua d’Atri – in maggioranza militari, in servizio o in congedo. La rappresentanza femminile è nutrita, tra il quindici e il venti per cento. Abbiamo iscritti anche all’estero: settantaquattro in Canada, quasi tutti a Toronto, e quarantatre in Scozia, ad Edimburgo. Tra i nostri più illustri soci abbiamo avuto diversi Presidenti del Consiglio come Benedetto Cairoli, Saracco e Lanza. Non possiamo poi non ricordare Alfonso La Marmora”. Nell’ufficio del dottor d’Atri sembra di fare un tuffo nel nostro glorioso passato. Le pareti sono tappezzate di foto dei regnanti di Casa Savoia; ma non solo: vessilli, stendardi e una splendida bacheca con tutte le medaglie assegnate. Do una rapida occhiata. Non ho tempo di contarle. D’Atri, da uomo attento e intelligente qual è, capisce e soddisfa la mia curiosità: “Sono quaranta medaglie d’oro. Trentanove al valor militare, con il tipico nastro azzurro. Quella con il nastro tricolore è al valor civile, conferita, purtroppo, al nostro povero socio Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato, morto a Catania il 2 febbraio 2007 in occasione degli incidenti nel derby siciliano di calcio Catania-Palermo”. “Nei nostri ideali c’è un collante costituito dalla devozione verso Casa Savoia, che portò all’unità e alla grandezza della Patria. Oggi oltre al servizio di guardia, per noi è importante tramandare le tradizioni storiche, la memoria nazionale, con un riferimento particolare alla storia militare. Una memoria da tramandare in un momento in cui viviamo un paese distratto dalla propria quotidianità e troppo distolto, dal punto di vista culturale, da quello che è il suo passato”. È a questo punto che l’espressione diventa più seria e il tono grave: “Nel continuo conflitto tra nord e sud – afferma d’Atri – spesso ci si dimentica che le perdite maggiori della Prima guerra mondiale le hanno avute le regioni del mezzogiorno. Contadini sardi, calabresi e siciliani sono morti nel nord-est per liberare proprio quel nord-est dagli austriaci. Meridionali o settentrionali dobbiamo sentirci tutti parte di un qualche cosa che ci appartiene ed è comune all’intero popolo italiano: la civiltà, il nostro passato, la religione. Il disprezzo del nord verso il sud è inammissibile”. Di Andrea Cianferoni

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