20 Giugno 2024
Il gigantesco ragno di bronzo "Maman", posizionato nei giardini, rappresenta simbolicamente l’avvento della franco-statunitense Bourgeois (Parigi 1911- N.Y. 2010) anche a Roma, dopo New York, Parigi, Bilbao, Venezia. Cosa rappresenta un ragno nero gigante? La madre (come suggerisce il titolo?), o un trauma, un dolore rimosso, un rapporto perduto o una identificazione? O più semplicemente un mostro? Si, nell’arte contemporanea le chiavi di lettura passano dalla biografia dell’artista e in questo caso ci troviamo di fronte a opere profondamente autobiografiche e come si soleva dire un tempo, introspettive. Ma 'introspezione' è un termine ahimè non esatto. Una delle prime opere della Bourgeois che ricordi era costituita da un carrozzina con dei bambolotti appesi in maniera precaria. Ecco, se le prime opere avevano una profonda intimità legata al concetto di maternità, ma espresse in maniera minimal, (che le legava al concetto di introspezione) ora ci troviamo di fronte ad un artista del ‘main stream’ un circo quasi incomprensibile di cui fanno parte anche Kapoor, Christo, Hirst, Koons con le loro iperdimensionate installazioni o opere pubbliche.
In mostra sono molte le opere diverse e tutte con materiali non tradizionali: lattice, marmo, cera e caucciù, metallo; spesso si tratta di ready made, oggetti interi messi in mostra ma alterati dall’artista. Non oggetti Pop ma figli piuttosto del Surrealismo e quindi, inquietanti: come l’enorme gabbia dei "Passage dangereux" installata all’interno della Galleria Borghese e che racchiude oggetti che rimandano all'infanzia, e alla perdita dei figli, pensieri appunto di cui si è prigionieri, come in gabbia. Oggetti di eventi o appendici di persone, come le sedie su cui si sedevano. E’ il versante ‘metonimico’ quello che prende il sopravvento anzichè metaforico, direbbe la femminista Luisa Muraro autrice di un interessante libello sull’argomento (Maglia o uncinetto, sott. Inimicizia tra metafora e metonimia, 2004); e al femminismo e all'archetipo della 'grande madre' potremmo rivolgere i nostri pensieri così come alla pedagogia di Jacques Lacan, indagatore della psicologia della 'famiglia' e dell'alterità che cozzano appunto con il concetto di introspezione tout court.
Altre opere indagano la femminilità: il doppio volto di Giano in "Janus fleuri" esprime la duplice visione di passato e presente, mentre "Topiary" e "Spiral woman" esplorano il tema della metamorfosi: “Topiary" rappresenta una fanciulla che si trasforma in fiore, mentre "Spiral woman" incarna la donna che si avvolge su sé stessa, simbolo di un cambiamento interiore.
Sembra incredibile che dal 21 giugno al 15 settembre 2024 quindi alla Galleria Borghese, per antonomasia il museo del Rinascimento e Barocco romano ospiti la mostra "Louise Bourgeois. L'inconscio della memoria", un'immersione nell'universo artistico di una delle più grandi artiste contemporanee del XX secolo sebbene ‘concettuale’. Venti opere, tra cui le celebri "Cells", gabbie-scultura che racchiudono al loro interno, come scrigni di memoria, oggetti trovati, sculture, sedie sospese, specchi e scale a chiocciola tra le sculture del Bernini, i vari Caravaggio, Raffello etc... Qualche dubbio viene in merito alla collocazione di certe opere tanto lontane da quel mondo; ma è anche vero che tutta l’Italia è una preesistenza rinascimentale e che in molti comuni -ma già a partire da Venezia con la Biennale- l’arte contemporanea sa dialogare con le presenze più antiche. In qualche caso il cortocircuito è troppo forte o la mostra non è organizzata bene; chissà cosa succederà questa volta alla Galleria Borghese, per gli avventori sarà comunque una giornata da non dimenticare.
Davide Tedeschini.
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