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I Palazzi di Milano: Palazzo Bolagnos Viani Visconti

Cenni di storia di luoghi segreti da scoprire in città

Di Tiziana Lorenzelli foto Matteo Piazza

09 Ottobre 2021

Palazzo Visconti, considerato uno degli edifici più rappresentativi del tardo barocco a Milano, viene costruito dal Conte spagnolo Giuseppe Bolagnos della nobile casata dei Principi d’Asturia. Giunto in Italia al seguito di Carlo VI, già reggente del Consiglio d’Italia, Bolagnos, magistrato e ambasciatore, entra a far parte del patriziato milanese e dei privilegi annessi. Oltre a dedicarsi al progetto della sua futura dimora, adeguandola al suo fastoso stile di vita, si rende autore del primo sviluppo del sistema fognario milanese.

Palazzo Visconti, Sala da Ballo, sede SoCrea, photo Matteo Piazza

Oggi Palazzo Visconti costituisce uno dei gioielli della Milano segreta, si tratta di un luogo da sempre legato all’arte, alla musica e alla scienza. Ci sono siti con vocazioni profonde, che sono predisposti a custodire e a diffondere la cultura del bello e del fatto ad arte, che come questo edificio sono morti e risorti dopo calamità e guerre ma che continuano a vivere nello spirito di chi ci vive. Elena Sirtori, di SoCrea che ha sede nelle magnifiche sale del neobarocco concepito dal Duca Giuseppe Visconti di Modrone, è una gentildonna che si aggira con sguardo furtivo e infallibile nel Palazzo, dedica la sua cultura e la sensibilità estetica per preservarne la bellezza e la poesia con grande gusto e stile. Le mura degli edifici più belli dietro le quinte brulicano di operosità e di tanto in tanto si aprono al pubblico mostrando il loro fascino.

Palazzo Visconti è un edificio storico distribuito intorno a un suggestivo cortile delimitato da colonne binate allineate per formare due esedre ai lati corti e costellato da Ninfei e sculture e da un giardino che un tempo si affacciava sulle acque del naviglio.

il giardino di Palazzo Visconti sul Naviglio

La facciata barocca su via Cino del Duca non ha subito sostanziali variazioni dai tempi dell’incisione di Marc’Antonio Dal Re databile 1743 circa, che mostra l’edificio dopo l’ampliamento voluto dal Conte Bolagnos, così come si presenta oggi, ad eccezione del rialzo del piano sopragronda.

Marc'Antonio Dal Re, Palazzo Bolagnos, Archivio Storico Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano

La cortina cadenzata da grandi finestre contornate da lesene e stemmi e un’alternanza di balconi, si apre in corrispondenza dell’ampio portale di accesso delimitato da due colonne che si si affaccia sul magnifico cortile, sulle volute e i riccioli dell’inferriata e sulla fontana di Venere, visibile tra le arcate.

Colpisce la proporzione delle facciate sulla corte, con le lesene delle finestre, le ricche balaustre in marmo, le ringhiere in ferro battuto le cui volute si riflettono sulla pavimentazione in minuscolo acciottolato di diverse tonalità, richiamo al gusto del pregevole Barocchetto lombardo.

L’appartamento nobile e la sala da ballo

Il restauro del piano nobile, commissionato dal Duca Giuseppe Visconti di Modrone all’architetto Alfredo Campanini tra il 1908 e il 1910, costituisce un lavoro di stretta collaborazione. Prevede l’ampliamento dell’androne di ingresso del palazzo che apre la veduta del colonnato del cortile, l’elaborazione dello scalone d’onore con l’utilizzo di marmi policromi e balaustre ad arabesco siglate dallo stemma visconteo, pareti riquadrate e lavorate a stucco, in modo che già salendo si percepisca l’aura di sfarzo e di potere che l’appartamento del piano nobile intende esprimere.

La ristrutturazione comprende anche i nuovi pavimenti in seminato di marmo e la realizzazione dei soffitti lignei di ispirazione seicentesca detti “a passa sotto” realizzata con traversini lignei posti a intervallo regolare che poggiano sulle quattro pareti e su una trave centrale, e decorata tra le traversine.

dettaglio dei pavimenti in seminato policromo di marmo, photo Matteo Piazza

L’ingresso all’appartamento è costituito da un locale impreziosito da stucchi, affreschi e dipinti, che introduce a una sala la cui bellezza lascia senza fiato. L’ambizione del Duca trova la massima espressione proprio nel grande salone a sei campate del primo piano, il salone da ballo, a doppia altezza e realizzato ex novo demolendo i tramezzi, decorato selezionando con un gusto straordinario autentici dipinti settecenteschi con i loro stucchi, le boiseries, i ferri battuti e gli affreschi del ‘900, con una geniale visione d’insieme. (Dai Bolagnos ai Visconti, Ornella Selvafolta, in Palazzo Visconti)

Questa sala oltre a distinguersi per un’acustica perfetta, rappresenta un’interpretazione eclettica e stupefacente di uno stile molto amato dall’aristocrazia lombarda perché ispirato al settecento, un’epoca considerata tra le più lussuose. Siamo in presenza di un falso storico di neobarocco tra i più straordinari per sontuosità e per il superbo uso dei colori ben calibrati dei suoi dipinti e degli arredi.

Alle pareti della sala da ballo sono incastonate le magnifiche tele barocche con scene bibliche di Nicola Bertuzzi, vissuto a Bologna nella seconda metà del XVIII secolo con una tecnica di tempera su tela, più moderna dell’affresco. Le due tele sono state acquistate dal duca e collocate durante i lavori di restauro. Nella prima tela che si ammira entrando, è raffigurato l’incontro tra Ester e Re Assuero, al centro con vestiti sontuosi, circondati da due gruppi di persone con abiti dai colori aranciati e grigi azzurrati, un’interpretazione del solenne evento biblico in chiave profana. Un dipinto che si ispira alla pittura del Tiepolo, come anche i dipinti novecenteschi che interpretano il neobarocco.

Nicola Bertuzzi, Ester e Re Assuero 1760

Nella tela di fronte vengono raffigurati il Re Salomone e la Regina di Saba, giunta a Gerusalemme con il suo carico di doni; aromi, oro e pietre preziose, la regina mette alla prova la saggezza del re, sottoponendogli difficili enigmi. Anche in questa tela, tra le architetture e le colonne, la scena si trasforma in un evento mondano e l’occasione per dare sfoggio sofisticato dell’uso del colore. Una varietà di dettagli da cogliere poco a poco che sottolineano la capacità dell’autore di interpretare il reale. Sul lato verso il cortile e su quello di via Cino del Duca, sono state posizionate la tela del Convito di Baldassar, nella quale non si legge la storia della misteriosa mano che ne scrive il destino funesto per la presenza di una portafinestra. Possiamo vedere questa tela nella sua interezza nel Ritiro di San Pellegrino a Bologna, dove troviamo una tela del Bertuzzi con lo stesso soggetto. Di fronte troviamo il trionfo di Mardocheo che incede sul cavallo che re Assuero gli ha concesso tra le quinte della città. (tratto da Il Salone da Ballo, Marina Degl'Innocenti, in Palazzo Visconti)

Il maestoso dipinto sul soffitto, coevo alla ristrutturazione, raffigura diversi personaggi tra cui una femminile che tiene una corona, simbolo della fama, ed altre insieme a putti tra le nubi del cielo. Appartiene a Gersam Turri (1879-1949), di Legnano. E’ delimitato da quadrature di finte architetture che viste dal basso creano profondità e che si confondono con i veri balconcini sporgenti e impreziositi dalle balaustre in ferro forgiato. La decorazione dipinta da Gersam Turri prosegue con la celebrazione di simboli e nomi della casata dei Visconti su ovali delimitati dagli stucchi modellati dallo zio Elia Turri (1848-1927). La decorazione della sala si svolge in un susseguirsi di elementi reali e di giochi illusori, difficili anche da distinguere, come il drappeggio purpureo sopra il balcone principale. I quattro balconcini agli angoli erano un tempo praticabili.

Cielo della Sala da Ballo di Gersam Turri, photo Matteo Piazza

Una volta ultimata la ristrutturazione, le sale sono state impreziosite da orpelli di cui il Duca Giuseppe amava circondarsi: quadri e suppellettili, mobili, lampadari in vetro soffiato, arazzi, di cui possiamo ammirare qualche magnifico esemplare nelle storiche sale.

Il piano nobile, scenario di sontuose feste aristocratiche, ha ospitato nei secoli personaggi illustri da un giovanissimo Mozart, Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni. In questo luogo sono passati dagli anni sessanta luminari come Christian Barnard, invitati ad esporre le proprie innovazioni mediche dal Prof. Carlo Sirtori, pioniere della lotta al cancro e Presidente della Fondazione Carlo Erba che vi aveva sede. Ancor oggi l’appartamento nobile ospita eventi scientifici e culturali promossi dai figli di Sirtori, il prof. Cesare Sirtori, luminare e ricercatore scientifico, Isabella e Elena, attraverso la SOCREA da loro fondata.

 particolare del balcone con drappeggi di Gersam Turri, photo Matteo Piazza

Cenni Storici

A inizio ‘700, il nucleo principale di Palazzo Bolagnos è costituito dalla casa nobile Figini, nell’allora storica via Cervietta. Appartenuto alla famiglia omonima, viene acquistato dal Conte Boselli nel 1701. Nel 1708 la figlia Isabella Boselli sposa il Conte Giuseppe Bolagnos che si dedica a un restauro che ha richiesto circa quarant’anni e si è compiuto dopo la sua morte, avvenuta nel 1732. A quel tempo il palazzo è una grande casa nobile con un cortile d’onore, una corte di servizio, un giardino e una stalla verso il terraggio di San Damiano, allora affacciato sull’acqua del naviglio. Negli anni la proprietà si estende con l’acquisto di edifici limitrofi, tra cui le residenze Pieni nel 1713 e Banfi nel 1727.

Amante del lusso e dello sfarzo, il Conte nel 1729 commissiona a Canaletto il quadro “Arrivo dell’’Ambasciatore Bolagnos a Venezia”, che sigilla il suo ruolo di ambasciatore anche nella città veneta e “Il ritorno del Bucintoro al molo il giorno dell'Ascensione” considerato uno dei massimi capolavori di Tintoretto, oggi in una collezione privata milanese, a dimostrazione di quanto i palazzi cittadini siano collegati da una rete di matrimoni, di storia, di bellezza e soprattutto dall’amore per le arti.

Il ritorno del Bucintoro al molo il giorno dell'Assunzione di Canaletto

Dopo la morte di Carlo Bolagnos, unico erede, nel 1759, su commissione del Marchese Viani che intende acquistare il palazzo, viene redatta un’accurata descrizione del fasto degli arredi e della ricchezza degli ambienti. Stilata a cura di Antonio Viola, pattaro (rigattiere) e di Antonio Perona, pittore, ci perviene una descrizione dei dipinti, della ricchezza degli arredi fissi, dei mobili, e della decorazione degli ambienti: “antiporti di peccia (pino pece o Pitch Pine) con telaio, cornici e geneffe, (dall’ispanico cenefe, orlature e bordature) in legno dorato con i loro ferri e ruzellini. Le gelosie alla genovese di colore verde, cinque fregi di architettura con ognuno dei quali con medaglie istoriate…” Al piano terreno la residenza è destinata alle funzioni comuni dell’abitare, verso la corte sono presenti scranni, tavoli in noce, tavoli dipinti con vernice nera e intagli dorati. Le pareti sono arricchite da grandi quadri con scene di caccia. Sempre al pian terreno sono indicate sale da conversazione e una sala da tric-trac (backgammon).

particolare delle boiseries

Dalla descrizione si evince la presenza di tre grandi appartamenti al piano nobile, su lato strada, verso lo scalone e sul giardino.

Viene indicata inoltre la scuderia per circa 10 cavalli con due rimesse per carrozze e carrozzini e birbini di cui esiste un esempio in mostra sullo scalone d’onore. (Descrizione tratta dalla preziosa ricerca su Palazzo Bolagnos dell’Architetto Maria Mascione).

Dopo l’acquisizione del Marchese Viani, il 9 ottobre 1759, il palazzo viene ereditato dalla figlia Maria Teresa, la quale sposando un Dugnani si trasferisce nel Palazzo omonimo a pochi metri. Maria Teresa Viani Dugnani lo cede nel 1834 a don Carlo Finelli, che lo rivende nel 1840 al Duca Uberto Visconti di Modrone di Grazzano.

Nonostante voglia destinare la proprietà a reddito, il Duca affida all’architetto Sidoli un’importante ristrutturazione. L’edificio ottocentesco viene dotato di tutte le innovazioni tecnologiche, gli apparati idrico sanitari con acqua calda e fredda nei bagni, il camino della cucina che convoglia attraverso dei tubi l’aria calda negli appartamenti, l’installazione di moderne stufe Kranklin.

In una descrizione dell’epoca si racconta di stanze da letto corredate da gabinetto in stile egizio, sala da biliardo, sala da conversazione con camino in marmo bianco, il salone dell’accademia.

Si cita una sala in stile cinese con tappezzeria di carta e cortine alle finestre, salone con tappezzeria di carta verde con cornice di ottone stampato, il gabinetto con tappezzeria di carta e specchi alle pareti.

Ai primi del ‘900, il palazzo viene ereditato dal figlio Giuseppe Visconti di Modrone, Duca di Grazzano Visconti, che nel 1900 sposa Carla Erba, bella e raffinata erede di una dinastia farmaceutica e ne farà la sua dimora.

copertina del registro di piante e fiori di casa ducale Visconti

Giuseppe Visconti affida ad Alfredo Campanini la ristrutturazione di quello che d’ora in poi si chiamerà Palazzo Visconti, che va rivisitato secondo il gusto raffinato di due personaggi con il culto dell’arte e del bello, con uno stile di vita elegante e mondano.

Viene fatto costruire, tra il primo e il secondo cortile anche un piccolo teatro, adibito a mettere in scena per pochi ospiti le proprie conoscenze musicali poiché donna Carla era un’abile pianista, e teatrali, grande passione del Duca. Tra il 1910 e il 1913 queste rappresentazioni venivano talvolta aperte al pubblico e proprio qui Luchino Visconti, che nasce il 2 novembre del 1906, apprende l’arte del teatro. Il Teatro di Casa Giuseppe Visconti costituiva un vero centro culturale dove si incontravano musicisti, tra cui Toscanini e Puccini, attori e scrittori. Ancor oggi il teatro, rappresenta un luogo di incontri musicali grazie alla figura di un’altra appassionata e colta filantropa che vive nel palazzo. I Duchi avvicinavano i sette figli alle arti, Luchino studiava il violino e l’amore trasmesso dai genitori per le arti si proiettava successivamente nella sua filmografia di successo, le cui figure femminili erano spesso ispirate al fascino carismatico e all’eleganza della madre.

Portale di ingresso del palazzo

Con i bombardamenti dell’agosto 1943 l’edificio subisce molti danneggiamenti e nel 1947 i Visconti di Modrone presentano un progetto di ristrutturazione e di sopraelevazione con la formazione del terzo piano su progetto dell’Ing. Luigi Calligaris. Successivamente, nel 58-59 viene effettuata un’importante opera di ammodernamento ad opera degli architetti Luigi Ghidini e Guglielmo Mozzoni che redigono il progetto per la formazione del gruppo scale ed ascensori e del recupero del sottotetto ad uso abitazione. Viene inoltre demolito lo scalone in pietra a nord per far posto ad un cavedio che fornisce la luce agli appartamenti destinati a cambiare di mano negli anni ottanta, quando finisce l’epoca di proprietà dei Visconti di Modrone.

Bibliografia selezionata

https://www.jstor.org/stable/43132757

https://www.mascione.it/wp-content/uploads/2020/10/Mascione-Bolagnos-Arte-Lombarda-2000-129-c.pdf

http://www.storiadimilano.it/citta/Porta_Orientale/bolagnos.htm

Palazzo Bolagnos Visconti di Grazzano, di Cesare Sirtori in Milano nei palazzi Privati, a cura di Roberta Cordani, Edizioni Celip, Milano,2003

Palazzo Visconti, a cura di Roberta Cordani e Isabella Sirtori, con testi di Ornella Selvafolta, Marina Degl’Innocenti,  Chimera Editore, Milano, 2004

All’ombra del Biscione, di Laura Faletti, in Ville, Dimore e Corti Lombarde a cura di Valerio Villoresi, Adarte, ISBN 978-88-89082-54-6

La Biscia Viscontea, di Alessandro Visconti, Edizioni Athena, Milano, 1929

I Visconti di Modrone, Nobiltà e Modernità a Milano, Gianpiero Fumi, Vita e Pensiero, Milano  2014 ISBN 978-88-343-2643-5

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