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Exit Stategy, l'Urban Art nonostante la pandemia: a Napoli otto teatri diventano luoghi di esposizione h24

Il progetto, inno alla fruibilità artistica ai tempi del Coronavirus, raccontato dal curatore e artista Lucas Memmola

Di J. Muller

23 Marzo 2021

Passeggiando per la città partenopea, dove l'arte ha sempre quel sapore di vita quotidiana e verità, ci si imbatte in diverse opere contemporanee affisse nelle vetrine di teatri e cinema...

E' un contrasto quanto mai doloroso vedere una città dalle mille pulsazioni ora sfiancata e desolata a causa della pandemia. Silenzio nelle piazze e nei vicoli, pochi volti in giro per strada a caccia di un raggio di sole che gli stretti palazzi del centro storico occludono.

Vive quantomai nelle sue viscere Napoli: nelle case, nelle palazzine, nei quartieri, nei rioni. Eppure il progetto artistico "Exit Strategy" , curato da Lucas Memmola con il coordinamento di Matteo Mirra, è un felice modo di fare della città un palcoscenico. 

Le porte serrate dei cinema e dei teatri da simbolo infelice del periodo storico che stiamo vivendo diventano così luogo emblematico per lanciare un vero inno alla fruibilità artistica, grazie a nove giovani artisti che qui espongono le loro opere:

Lucas Memmola (Bari, 1994) – Cinema Arcobaleno – via Consalvo Carelli, 13
Dafne y Selene (Napoli, 1993) – Teatro Augusteo – piazzetta Duca d’Aosta, 263
Serena Petricelli (Napoli, 1989) – Teatro Diana – via Luca Giordano, 64
Gabriella Siciliano (Napoli, 1990) – Cinema Filangieri – via Gaetano Filangieri, 43
Collettivo DAMP e Carmela De Falco (Avellino, 1994) – Cinema Plaza – via Michele Kerbaker, 85
Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche, 1994) – Teatro Sannazzaro – via Chiaia, 157
Mary Baldassarre (Avellino, 1993) – Teatro Totò – via Frediano Cavara, 12
Andrea Bolognino (Napoli, 1991) – Cinema Vittoria – via Maurizio De Vitto Piscicelli, 8/1

L'esposizione, terminata solo qualche giorno fa, è completamente gratuita e fruibile, senza restrizioni, 24 ore su 24.

Per conoscere meglio la genesi del progetto abbiamo parlato proprio con Lucas Memmola:  "L'idea è nata dalla profonda necessità di dover fare attività culturale. Dopo un anno intero di immobilismo totale avevo bisogno di fare il mio mestiere di artista. Provavo un forte senso di impotenza rispetto a questa situazione: le gallerie sono diventate degli spazi di difficile accesso e tutte le attività culturali sono state sospese, è come se per un anno avessimo messo in pausa la nostra vita. Ma sentivo un forte desiderio di voler creare e, in un certo senso, continuare a vivere. Grazie a Matteo Micca, coordinatore del progetto, mi sono messo in contatto con cinema e teatri e così quelle loro teche dismesse da passaggio apocalittico sono rinate divenendo spazio d'arte", ha spiegato l'artista. 

Anche il pubblico ha reagito positivamente: "La cosa interessante è che io ho iniziato con un piccolo intervento al cinema Arcobaleno, che ha avuto talmente tanto successo da divenire l'inizio di un progetto più grande al quale hanno aderito altri giovani artisti. Alcuni passanti si fermavano, altri capivano, altri erano disinteressati e altri stupiti: ma la cosa più importante è che c'era del movimento".

Memmola sottolinea infine che Exit Strategy non è mera protesta, ma un vero è proprio messaggio di resistenza culturale: "Ogni artista ha portato la propria opera senza voler fare per forza una protesta in merito all'attualità, ma semplicemente portando per farla conoscere al pubblico. Credo che l'arte debba essere per le persone: fare estetica è un servizio verso la comunità".

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