13 Febbraio 2026
A soli due anni di distanza e 640 chilometri, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi è cambiata radicalmente. Mentre l'inaugurazione di quelle invernali di Milano-Cortina 2026 è stata all'insegna del bello, della tradizione e dell'eleganza, quella di Parigi 2024 è stata una vera e propria folle sfilata woke.
Il confronto tra le cerimonie di apertura delle Olimpiadi di Parigi e di Milano-Cortina 2026 è diventato inevitabile. E racconta due visioni opposte di come presentarsi al mondo. Da una parte Parigi, che ha scelto di caricare l’evento di simboli politici e letture ideologiche woke; dall’altra Milano, che ha risposto con sobrietà, tradizione e bellezza senza proclami.
La cerimonia francese, lungo la Senna, ha puntato sulla rottura dei canoni classici: riletture provocatorie, citazioni religiose rivisitate, attenzione quasi ossessiva alla rappresentazione identitaria, con persone visivamente obese, di ogni etnia, drag queen e transessuali. Un messaggio più interessato a marcare una linea culturale che a celebrare lo sport. Il risultato è apparso a molti come un racconto forzato, dove l’estetica diventava didascalia e il gesto artistico perdeva forza sotto il peso dell’intenzione politica.
Milano ha scelto l’opposto. Nessuna spiegazione, nessuna lezione. Solo immagini. L’ingresso del presidente Sergio Mattarella su un tram guidato da Valentino Rossi è bastato a raccontare uno stile. A San Siro, con 61mila persone in piedi, la regia di Marco Balich ha costruito una cerimonia fondata su arte, musica e misura: Canova, Rossini, la tradizione pop italiana e la sfilata di Vittoria Ceretti, senza quote né slogan.
Qui la diversità non è stata esibita come bandiera, ma assorbita naturalmente nel racconto. La pace è stata evocata con poesia, non con comizi. Gli atleti sono tornati al centro della scena. In breve: a Parigi l’ideologia woke ha occupato lo spazio dello sport; a Milano lo sport ha rimesso l’ideologia al suo posto.
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