07 Gennaio 2026
Roma, 7 gen. (askanews) - Scandali, gossip, accuse e inchieste. Dal 9 gennaio arriva su Netflix "Fabrizio Corona: Io sono notizia", la docuserie in cinque episodi, di cui è stato diffuso il trailer, che attraversa l'era berlusconiana, l'avvento dei social e le contraddizioni della giustizia italiana, con un racconto senza filtri che non vuole essere la biografia del "Re dei Paparazzi", ma l'affresco di un Paese che, dagli anni '90 a oggi, ha smesso di distinguere la differenza tra realtà e reality.
Figlio del giornalista Vittorio Corona, Fabrizio cresce con l'ossessione di dimostrarsi all'altezza. Se il padre viene emarginato dal sistema, il figlio decide di mangiarsi quello stesso sistema dall'interno, trasformando il gossip in un'arma di potere e identificando nel denaro l'unico metro di giudizio dell'affetto e del successo. Dove Vittorio cercava la verità, Fabrizio trova il business e, al fianco di Lele Mora, Corona costruisce un impero basato sulla vendita delle vite altrui.
Fino all'inchiesta Vallettopoli: l'accusa di estorsione trasforma il golden boy in un nemico pubblico, segnando però al contempo la nascita definitiva del suo personaggio, svelando un uomo capace di trasformare la propria esistenza in uno spettacolo disperatamente vitale, in una vita costellata da personaggi surreali e situazioni tragicomiche, in cui realtà e finzione il più delle volte si confondono. Inizia così una guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime pagine e dichiarazioni incendiarie destinate a polarizzare e dividere l'opinione pubblica italiana.
Tra le oltre 20 interviste e contributi nella docuserie figurano Marianna Aprile, Mauro Coruzzi aka Platinette, Lele Mora, Nina Moric, Marysthell Polanco, Francesca Persi, Marco Travaglio, Costantino Vitagliano.
"Fabrizio Corona: Io Sono Notizia" è diretta da Massimo Cappello, scritta da Marzia Maniscalco e Massimo Cappello. "Il nostro obiettivo non è stato quello di giudicare il personaggio, né di assolvere l'uomo, ma di indagare le terre di confine: tra il bene e il male, tra realtà e finzione - hanno spiegato il regista e gli autori - non volevamo solo documentare i fatti, ma svelare l'umanità fallibile dell'antieroe nascosta dietro la maschera del superuomo. Per questo ci siamo affidati ai toni della tragicommedia: un registro che abbiamo sentito adatto ad aderire alla realtà di un'esistenza sempre sopra le righe. Abbiamo cercato la leggerezza non per sminuire le vicende, ma per portare lo spettatore a riflettere con il sorriso. Perché la vitalità disperata di Fabrizio, quell'abilità di trasformare la caduta in spettacolo e il dolore in aneddoto, riesce sempre, anche nei momenti più drammatici, a trasformare la tragedia in una commedia umana".
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