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Tokyo 2020, nelle Olimpiadi della distanza il fair play fa da padrone: i gesti più belli dei Giochi

In una storica Olimpiade segnata dalle restrizioni anti-Covid, atti di gentilezza e umanità sono stati registrati in ogni disciplina

05 Agosto 2021

Tokyo 2020, nelle Olimpiadi della distanza il fair play fa da padrone: i gesti più belli dei Giochi

Fonte Instagram @tokyo2020

Che sarebbero state delle Olimpiadi diverse già lo sapevamo, non poteva essere altrimenti. La pandemia di Covid 19 ha determinato duramente il clima dei Giochi di Tokyo 2020: le Olimpiadi della distanza, potremmo chiamarle. Alcune misure erano state annunciate già prima dell'arrivo degli atleti nella città giapponese, come il "divieto di incontri ravvicinati", altre si sono palesate all'inizio delle gare. Niente pubblico, niente abbracci, meno contatti possibile. Ma una cosa la pandemia non è riuscita a togliere allo sport: l'umanità. Sono stati moltissimi i gesti di fair play tra accaniti avversari, di aiuto, di gentilezza. Ecco i più belli che ci hanno fatto commuovere.

Tokyo 2020, nelle Olimpiadi della distanza il fair play fa da padrone: i gesti più belli dei Giochi

Non solo Covid: in queste Olimpiadi di Tokyo 2020 anche l'attenzione per la salute ha dettato le regole. Un caso su tutti quello di Simone Biles, che, ritirandosi dalle gare (salvo poi gareggiare e vincere la medaglia di bronzo nella gara della trave), ha portato il discorso pubblico sull'importanza della salute mentale. Gli atti di gentilezza sono stati registrati ovunque durante, prima e dopo le gare. Gli atleti più competitivi del mondo sono stati immortalati in veri e propri atti di fair play, gentilezza e calore l'uno verso l'altro, celebrando, incitando e asciugandosi le lacrime di delusione.

Tokyo 2020, il surfista Kanoa Igarashi aiuta il rivale Italo Ferreira

Il surfista giapponese Kanoa Igarashi, dopo aver perso l'oro per un soffio sulla spiaggia in cui è cresciuto facendo allenandosi, contro il brasiliano Italo Ferreira, pur preda della delusione e dello sconforto, non ha esitato ad aiutare il compagno. Durante l'intervista post-gara infatti Ferreira si è trovato in grossa difficoltà non riuscendo a esprimersi. Il giapponese avrebbe potuto starsene in silenzio e covare la propria delusione, ma ha invece messo a disposizione la sua conoscenza del portoghese e ha aiutato il compagno a tradurre una domanda in conferenza stampa mondiale per Ferreira. Il gesto è arrivato anche dopo i messaggi di scherno arrivatigli online dai troll razzisti brasiliani. Su twitter gli spettatori hanno ridacchiato sentendo la traduzione del rivale, ma Ferreira ha ringraziato la medaglia d'argento per l'assist. "Sì, grazie, Kanoa", ha detto un raggiante Ferreira, che sta imparando l'inglese.

Tokyo 2020: Gianmarco Tamberi e Mutaz Barshim 

Ma pochi giorni dopo si è verificato un altro storico episodio. Questo ci è sicuramente più familiare perché coinvolge un italiano. Durante la finale di salto in alto allo Stadio Olimpico, nelle gare di atletica leggera, l'italiano Gianmarco Tamberi e il l'atleta del Qatar Mutaz Barshim si sono trovati in una situazione di cui avevano parlato, scherzato, ma mai vissuta nella storia: si sono trovati a un pareggio per la medaglia d'oro.  Entrambi i saltatori in alto hanno condotto una gara perfetta e senza errori fino a quando la barra è stata impostata all'altezza del record olimpico di 2,39 metri. Entrambi hanno fatto tre nulli al fatidico salto. Il giudice li ha quindi messi davanti alla scelta: procedere allo spareggio e saltare ancora per decidere a chi sarebbe andato l'oro e a chi l'argento, o pareggiare e salire entrambi sul gradino più alto del podio. Tra i due è bastato uno sguardo d'intesa: basta così, entrambi all'oro.

“So per certo che per la prestazione che ho fatto, mi merito quell'oro. Gianmarco ha fatto la stessa cosa, quindi so che anche lui si meritava quell'oro", ha detto Barshim. “Questo va oltre lo sport. Questo è il messaggio che trasmettiamo alle giovani generazioni". Dopo la decisione, il saltatore azzurro Gianmarco Tamberi è saltato tra le braccia di Barshim pieno di incontenibile gioia. "Condividere con un amico è ancora più bello", ha detto Tamberi. "Era semplicemente magico". 

Tokyo 2020: Isaiah Jewett e Nijel Amos

Sulla stessa pista d'atletico poco tempo prima il corridore statunitense Isaiah Jewett l'atleta del Botswana Nijel Amos si sono ingarbugliati durante la gara cadendo durante le semifinali di 800 metri. Niente rabbia: si sono aiutati a vicenda ad alzarsi, si sono abbracciati e hanno finito la gara insieme. Bisogna infatti ricordare che molti atleti di spicco si conoscono personalmente da molto tempo e nello sport a livelli così alti, dove le emozioni condivise sono moltissime, anche il tempo più breve può sembrare lungo, concentrato e intenso, segnato da momenti di carriera che possono essere i migliori o i peggiori della propria vita.

Questi sentimenti sono stati amplificati durante i Giochi di Tokyo, ritardati dalla pandemia, dove c'è un inconfondibile desiderio di normalità e, forse, un ritrovato apprezzamento nel vedere volti familiari. E, come già ricordavamo, le restrizioni progettate per prevenire la diffusione di COVID-19 hanno impedito agli atleti dell'Olimpo di socializzare come fanno normalmente.

Tokyo 2020: Kelly Claes e Rebecca Cavalcanti

Dopo una combattuta vittoria in tre set nella finale del round di beach volley sabato allo Shiokaze Park, la brasiliana Rebecca Cavalcanti ha versato scherzosamente una bottiglia d'acqua sulla schiena dell'americana Kelly Claes mentre rilasciava interviste post-partita. La squadra degli Stati Uniti aveva appena sconfitto il Brasile, ma invece di prendere male il gesto i vincitori si sono messi a ridere, spiegando che sono amici. “Mi emoziono pensando a quando la quarantena sarà finita, a quando potremo sederci allo stesso tavolo e andare a cena con loro. Ora è un po' difficile perché siamo in una bolla e dobbiamo essere lontani", ha detto Sarah Sponcil, compagna di squadra di Claes.

Per la collega americana Carissa Moore, la pandemia e le relative restrizioni hanno accorciato le distanze con gli altri surfisti. La campionessa del mondo in carica ha detto che di solito va alle gare di surf con suo marito e suo padre. Ma tutti i fan sono stati banditi quest'anno e Moore ha ammesso di aver sofferto senza la loro presenza rassicurante nei primi giorni dei Giochi.

Moore era volata in Giappone con la squadra degli USA 10 giorni prima della prima manche, e presto si è adattata a vivere in una casa con gli altri surfisti, tra cui Caroline Marks, che Moore considerava la donna da battere. Moore ha detto che non conosceva bene Marks prima dei Giochi di Tokyo, ma la notte in cui è stata incoronata vincitrice e Marks è arrivata quarta, la sua rivale è stata la prima a salutarla. "Avere il team di USA Surf con me, è stata un'esperienza bellissima, abbiamo legato molto", ha detto Moore. "Mi sento come se avessi un'altra famiglia dopo le ultime due settimane".

Dopo il duro triathlon femminile della scorsa settimana a Tokyo, la norvegese Lotte Miller, che si è piazzata 24esima, si è presa un momento per fare un discorso di incoraggiamento alla belga Claire Michel, che era inconsolabile e si è accasciata a terra, singhiozzando. Michel era arrivata all'ultimo posto, 15 minuti dietro la vincitrice Flora Duffy delle Bermuda, ma almeno è arrivata. Cinquantaquattro atleti hanno iniziato la gara, ma 20 sono stati doppiati o abbandonati. "Sei una combattente", ha detto Miller a Michel. "Questo è lo spirito olimpico e ce l'hai al 100%".

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