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Sanremo 2026: il Sal dell’Avvenire, ovvero la sinistra con Sandro Ruotolo del Pd abbraccia la tamarraggine neomelodica

Quando la caricatura si fa indentità. La sinistra e il culto del trash involontario: applausi e un post di Sandro Ruotolo alla melassa neomelodica. Festeggiamenti per la vittoria di Sal Da Vinci

03 Marzo 2026

Sanremo 2026: il Sal dell’Avvenire, ovvero la sinistra con Sandro Ruotolo del Pd abbraccia la tamarraggine neomelodica

Qualche giorno fa l’esponente del Pd Sandro Ruotolo, di quella sinistra che rappresentava l’esaltazione della cultura, ha lastricato il web con lacrime digitali, un post accorato su Facebook con tanto di foto, per la vittoria a Sanremo del cantante napoletano Sal Da Vinci. Una di quelle canzoni che sembrano scritte da un algoritmo neomelodico dopo aver mangiato una pizza condita con la marmellata.

L'onorevole, da napoletano, difende la lingua, la tradizione, il teatro. E io dico: magnifico. Ma quale teatro? Tradizione? Quella dei cliquet, sole, cuore, amore e mandolino?

Io come campano ricordavo che Napoli fosse Pino Daniele, Massimo Troisi, Eduardo e Peppino De Filippo, Totò, cioè rottura dei modelli banali e arguzia, trasgressione dei canoni, rabbia e innovazione imprevedibile, un misto di popolare e coltissimo, non una melassa commerciale che trasforma la complessità di una cultura in un successo facile e tamarro.


La cultura da "cartolina finta" che sostituisce la profondità di Napoli con una sua rappresentazione folkloristica, lacrime, matrimonio, corna e motivetti facili, che possono arrivare a un bambino di quinta elementare, sembrano il parco a tema di una caricatura. Il kitsch involontario si fa identità, il trash riscatto sociale. E il politico che fa? Invece di analizzare fa il tifo. E lo fa con il simbolo del Partito Democratico in bella vista: la sinistra che abbraccia la tamarraggine non come fenomeno popolare da capire, analizzare, in cui distinguere l’oro (che pure c’è) dalla paglia, ma come bandiera da sventolare. Perché fa audience? Perché fa "populismo culturale"? Perché è più facile difendere il "cantante del popolo" che spiegare al popolo che forse, dico forse, meriterebbe qualcosa di meglio che lacrime finte su basi midi?


Per carità, Sal Da Vinci è bravo, è un professionista nel suo modo di essere, si è fatto il culo e a me sta simpatico da morire. Chi non tifa per il riscatto dell’ultimo che arriva prima? Però non per questo una canzone da cerimonie, stile festa della comunione che dura tre giorni, è poesia e profondità. È bravo perché era povero? “Ma mi faccia il piacere”, direbbe Totò. Così non si onora Napoli e la complessità di una cultura millenaria capace di resistere a qualsiasi orrore, di innovare e superare qualsiasi ostacolo. Ma si trasformano i napoletani nella macchietta che tutti gli altri vogliono e si aspettano.

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