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Daniela Poggi e Max Nardari con "Ritorno al presente": utilità indiscussa e rischio dipendenza dei social

Il senso del successo ai tempi dei follower nel corto di Nardari a Venezia 79. Intervista in esclusiva per Il Giornale d’Italia

Di Alessandra Basile

12 Settembre 2022

Daniela Poggi e Max Nardari - Intervista su "Ritorno al presente"

ph. Alessandra Basile

RECENSIONE "Ritorno al presente"

Il cortometraggio diretto da Max Nardari - anche autore e produttore, con la sua Reset Production, del film destinato a diventare un lungometraggio - è interpretato principalmente dalla brava Daniela Poggi e da Attilio Fontana e Clizia Fornasier. "Ritorno al presente" si interroga sul ruolo dei social network nelle vite delle persone, decretandone l'indubbia utilità e, tuttavia, mettendoci in allarme sul rischio dipendenza. Lo fa in chiave comica, senza tralasciare di passare degli spunti seri di riflessione che toccano i tempi moderni e tutti noi che, telefonini alla mano, siamo forse più soli che mai.

Daniela Poggi è Palmira, una nota attrice da giovanissima che, dopo un lungo coma, seguito a un brutto incidente, si risveglia, invecchiata ma con la mente ancora all’epoca precedentemente vissuta. L'epoca era quella degli anni Ottanta, caratterizzata dai telefoni fissi in casa, dagli incontri (solo) reali con le persone, dal successo frutto di impegno e sudore. L’anno in cui apre gli occhi e ricomincia a vivere è, invece, quello della pandemia. Un agente che si interessa alla Palmira rediviva le organizza un party di lancio della nuova immagine, durante il quale la donna realizza che, oltre a un ritorno alla vita, vi è in serbo per lei una scoperta obbligata a velocità massima di tutte le novità belle e brutte, soprattutto tecnologiche, degli ultimi trent’anni. Sotto la lente di ingrandimento vi è il mondo dei social network, naturalmente. Alla festa, Palmira conosce Katiusha, celebre influencer del momento che le darà una mano per promuovere l’attrice sul web.

L’idea è buona e il tipo di prodotto (cortometraggio) adatto; le battute e gli spunti sono divertenti e, soprattutto, spingono a una riflessione sull’epoca in cui viviamo che non andrebbe data per scontata; c’è una certa armonia di gruppo nel lavoro attoriale e la regia risulta allineata. Un approfondimento psicoemotivo, soprattutto, del personaggio principale sarebbe molto interessante e, come scoperto dall'intervista al regista, sarà oggetto del lungometraggio che Nardari ha già scritto e presto realizzerà. A questo punto, gli ingredienti di un prodotto riuscito ci sono tutti in "Ritorno al presente". Inoltre, in un festival come Venezia 79, denso e, talvolta, difficile, vuoi per i temi vuoi per la loro resa molto coinvolta, una commedia in più è stata auspicabile e un bene. Voto al corto dato il genere: 7. 

Osservazione in omaggio e come ringraziamento a "Ritorno al presente". Il ruolo principale affidato alla bella e brava Daniela Poggi è molto importante, oggi, per una giusta causa: invitare sempre più a scrivere storie che abbiano come protagoniste le donne. Negli ultimi decenni, nel mondo, le attrici sono state, spesso, rilegate a ruoli di contorno (la mamma, fidanzata, moglie, sorella e così via del protagonista maschile) e/o scelte fra le giovanissime, escludendo chi, sul palco, su un set e nella vicenda narrata, ha un bagaglio di vita vissuta e un'esperienza professionale da portare, arricchendo personaggi e storie; anche grazie al #metoo, pian piano, le interpreti femminili stanno (ri)conquistando l'importanza che meritano e l'interesse universale. In Italia, per una mentalità dura a morire e un malcostume, pare si fatichi di più che in Inghilterra o negli USA. Un plauso a Max Nardari.

Locandina di "Ritorno al presente" di Nardari. Ph. Fonte Ufficio Stampa Studio Alfa

INTERVISTA a Daniela Poggi (attrice) e Max Nardari (regista) su "Ritorno al Presente" e su molti altri temi

Ho visto il film, complimenti per la scelta del tema. Il corto è destinato al progetto più ampio di un lungometraggio. Quali sono stati gli step, Max? Partiamo dall'inizio, dall'idea.

Io ho scritto questo cortometraggio con Fausto Petronzio. Tutto è nato da una chiacchierata con Daniela a proposito di questo mondo folle dei social network in cui siamo tutti immersi e della difficoltà di essere uniti come ai vecchi tempi. Volevamo fare un passaggio dal passato al presente che, nel cortometraggio, è raccontato in maniera ironica attraverso la storia di Palmira, la protagonista della storia. Abbiamo realizzato questo progetto in Veneto, dove ho avuto la fortuna di girare con una troupe fantastica, cosa di cui sono molto contento: abito a Roma da tanti anni, ma sono di Treviso. Nel cast, oltre a Daniela, ci sono Klizia Fornasier e Attilio Fontana, ossia i tre protagonisti, con i quali ho lavorato molto bene.

La realizzazione di "Ritorno al presente", anche finanziariamente, è stata complicata, Max?

Sì, è stato complicato realizzarlo. Daniela mi fece una battuta un giorno: "Se aspettiamo ancora un pò.."

"divento la nonna di Palmira" - interviene Daniela - perché erano passati due anni da quando ne avevamo parlato la prima volta; se non sbaglio, ci eravamo trovati a casa mia Max, io e sua cugina Renata Ercoli (stylist). Ricordo di avere detto "dobbiamo fare qualcosa sui social, ormai se non hai i follower non sei nessuno". Poi, prima dell'ottobre dello scorso anno, Max mi disse "guarda che lo facciamo" e io gli risposi con quella battuta. 

Non ci credeva - riconosce Max ridendo. Avevamo scritto la storia prima del Covid, ma c'era stato il problema di trovare i finanziamenti. Vincere il bando della Regione Veneto è stato l'avvio per trovare gli sponsor e, poi, abbiamo avuto un anno per realizzare il corto.  

Sei e siete rimasti soddisfatti del film che avete realizzato, Max?

Sì! Includo i bei vestiti della nostra stylist Renata Ercoli. Poi Mara Giacomini, la location manager veneta, ci ha trovato una villa hollywoodiana dove abbiamo girato il corto. Tra l'altro, a Vittorio Veneto io ho degli zii, insomma sono di casa. Tutto è andato oltre le aspettative. 

In conferenza stampa, Daniela, ti hanno chiesto se c'è qualcosa di Palmira in te. Qual è la tematica del film? 

Il corto ha una tematica sociale, quella della dipendenza dai social, necessari ma da usare bene, ma anche una chiave comica, stile dark comedy un pò glamour. L'attrice del film era una venticinquenne molto ricca e famosa, avente avuto in eredità la villa dei genitori. Direi che "Ritorno al presente" è quasi una American comedy. Io, a differenza di Palmira, non amo molto il glamour, sono più 'selvaggia'. Come lei, però, ho la paura di invecchiare, di non essere più la ragazza di un tempo e questa fragilità, a mio parere, è di tutti, uomini e donne. Palmira, come me, si diverte, prende in giro, insomma diciamo che c'è sempre un pò di noi nei personaggi interpretati. Il lavoro dell'attrice e dell'attore è meraviglioso: permette un viaggio in noi stessi con la possibilità di fare un'autoanalisi e di mettere a confronto il personaggio e le sue caratteristiche anche con te stesso, potendo scoprire nuove sensazioni che ti porti dentro, magari represse o accantonate fino a quel momento. Grazie al lavoro da fare, tiri fuori quel che avresti voluto dire e non hai mai potuto dire. Noi attori siamo privilegiati, nonostante la precarietà di questo mestiere e comunque vada, perché comunicare le proprie emozioni è un dono, un dono di Dio e un privilegio, per cui io dico grazie. 

Il lungometraggio basato su "Ritorno al presente" è già scritto, Max? 

Sì, io ho pensato a una storia, ho già scritto il soggetto del lungo, ma non so se Daniela lo sa (ridono, ndr). Dobbiamo trovare i finanziamenti.

Beh, Venezia è una buona partenza a tal fine, no? Su cosa si concentra la storia rispetto al corto?

Sì, sì. La storia è un pò più profonda. Nel corto, ho voluto riassumere il tema in chiave comedy, stando più in superficie. Nel lungo, si parla di questa difficoltà di vivere nel mondo, anche in quello degli attori. Palmira è un'attrice degli anni novanta che si ritrova a competere, magari, con una TikToker o una ragazzina che ha avuto un successo facile in confronto a lei. Allora la domanda che dobbiamo porci è: cosa conta nella vita? Iniziamo a riflettere, con questo film, sui valori e sul senso della bravura.

Anche perché - continua Daniela - ci sono tanti giovani che mi hanno racontato che dei produttori non li hanno scelti, perché non avevano abbastanza follower. Allora la domanda è: che cosa fa la tua qualità, il tuo merito? Hai un talento, perché hai molti follower o perché sei un bravo artista? Il lavoro non può assolutamente dipendere dal numero di follower hai. Inoltre, i social dovrebbero appartenere a una certa generazione per un certo tipo di indirizzo. Per esempio, Instagram nasceva per postare delle istantanee, che erano, inizialmente, delle foto da artista. Poi, è diventato un mezzo di comunicazione e tutti buttano lì quello che sanno fare.

E' vero! Tutti vogliono essere protagonisti - incalza Max - mostrando al meglio le loro vite, magari tristissime. Mi divertiva raccontare questa cosa.

E' anche sinonimo - continua Daniela - di grande solitudine questo apparire per esistere, ossia se non appari è come se tu non fossi. Invece, ogni individuo è prezioso, perché unico e indispensabile. Abbandonare un pò il cellulare, relazionarsi con l'altro, guardarsi negli occhi, comunicare e regalare delle emozioni, capendo chi c'è dietro quel volto, forse, è un ritornare all'umanità.

Quindi il ritorno al presente del titolo è anche un tornare al presente interiore - precisa Max. Daniela non sapeva che avrei detto così. 

Sì, ma l'ho detto anch'io (ridono, ndr).

Non ce lo eravamo detti - assicura Max - veramente.

Si vede che fra voi c'è molta affinità. Grazie per avere precisato che i personaggi verranno stratificati nel lungometraggio, perché era l'unico aspetto del corto secondo me carente, ma, in effetti, in pochi minuti è difficile più di tanto approfondire temi e storie.

Sì, anche se, guardando "Ritorno al presente" con attenzione, in ogni frame o scena c'è un pò di Palmira che ci fa già capire chi è. In un corto, specie se comico, è difficile approfondire un tema o un personaggio; il film rischia di diventare un documentario.

Max Nardari, Daniela Poggi, Attilio Fontana e Clizia Fornasier - "Ritorno al presente". Ph. Fonte Ufficio Stampa Studio Alfa

A proposito di tempistiche, quanto c'è voluto per girare il corto, Max?

I giorni di ripresa sono stati 4.

Pochissimi. Ci avete lavorato anche prima, immagino.

Sì. Abbiamo dedicato un mese alla preparazione con tutti gli attori, alla ricerca della location con Mara e così via. Quando tutto è organizzato, poi si può andare veloci.

A livello di lavoro sul testo, direi che avete seguito una preparazione da compagnia teatrale. Che meraviglia!

Beh, gli attori sono parte di un'orchestra, escluso il caso dei monologhi, ed è importante che le voci siano unite, in sintonia; noi siamo tutti - precisa Daniela - attori di teatro.

Questo - sottolinea Max - non è poco.

Concordo! Del resto vengo dal teatro.

Daniela, due provocazioni su cinema e teatro. Il primo non deve sparire, hai prima asserito in conferenza stampa, e il secondo è la base per un attore, quindi, riprendendo le tue parole, non è vero che non fa nulla chi non è sui social, se, per esempio, sta su un palcoscenico. 

Partendo dal teatro, è quello che sta accadendo. Il teatro non attira follower né attenzione, quanto una foto in bikini o una story, un reel, sui social. Questo è un grave problema che stiamo vivendo, perché nemmeno la televisione promuove il teatro e, anche per andare in tv, bisogna sempre fare cose glamour o gossip, ma non certo presentarsi con tematiche importanti. Per esempio, nel 2019, io ho portato in scena Emily Dickinson, spettacolo che vorrei riprendere. Ecco, non posso proporre un tema così in tv. E' come se non importasse a nessuno, come se temessero che la gente possa 'distrarsi'. Invece, se si dici che ti sei sposata e hai fatto un figlio a 70 anni, la notizia è molto più interessante. (ridiamo tutti malinconicamente, ndr)

I teatri, però, sono pieni, quindi la gente ha voglia di andarci. Sei d'accordo, Daniela?

Sì, specie dopo il periodo dei Lockdown. Però vanno portati i giovani a teatro. Quindi serve una politica culturale per loro. Serve far vedere che la nostra Italia, basata su una risorsa culturale molto forte già nei tempi antichi, oggi può proporre ai nostri giovani un teatro importante, di confronto, di conoscenze e sapere, perché, solo attraverso il confronto e la conoscenza, puoi ritenerti un individuo e una persona, altrimenti rischi di essere succube. Il teatro, come manifestazione culturale ed artistico-espressiva, a mio parere, è, forse ancora più del cinema, formativa. E, come il teatro va visto nel suo spazio, così la sala cinematografica va difesa. Il film è un grandissimo lavoro, con un enorme impegno dietro, e richiede rispetto: per rispettarlo, c'è bisogno di concentrazione, di silenzio, dello spazio chiuso della sala cinematografica. All'interno di una casa o sul video di un cellulare, ciò non può essere garantito: come si può apprezzare la bellezza di una fotografia, di un montaggio, di una presa diretta, di un audio o di una scena in primo piano, caratterizzata dall'importanza di due sguardi che si incrociano, quando la visione è limitata a uno schermo piccolissimo o distratta dai rumori di una casa, anche, dotata di uno schermo enorme?

Ma, infatti, non morirà mai il cinema - augura, dando voce a tutti gli amanti del cinema, Max

Non è il cinema a rischiare, ma la sala cinematografica - insiste preoccupata Daniela. Il cinema non morirà mai e noi abbiamo senza dubbio necessità delle piattaforme come mezzo di comunicazione che permette, anche, a tanti film che non hanno la possibilità di una distribuzione di esserci.

Le tue argomentazioni sono assai fondate. Come agiresti o cosa proporresti, Daniela?

Io farei una politica di distribuzione sia cinematografica sia teatrale: noi dobbiamo formare una nuova generazione di registi e attori, aiutando i piccoli film d'autore ad avere una distribuzione: ce l'hanno solo i grandi nomi, registi o attori che siano; in ambito teatrale, la distribuzione non esiste e aggiungo che, anche in quest'ambito, si dipende dal numero di follower conquistato.

E/o dalla partecipazione al reality di turno - afferma Max.

Esatto! E abbiamo bisogno di una vera produzione cinematografica che permetta ai film, prima, di uscire in sala, facciano o meno un gran guadagno, poi, dopo un certo numero di settimane in sala, di andare sulle piattaforme. Jack Lang, in Francia, aveva stabilito il minimo di 8 mesi di sala prima che i film potessero arrivare in televisione. Improvvisamente, tutto questo è stato rivoltato e, ora, il film sta sul grande schermo solo per 5 giorni.

Anche 3, che io sappia.

E' vero. Adesso, si fa l'uscita del film di 3 giorni in sala cui segue quella in piattaforma. E' terribile. Però siamo qui per parlarne.

E' chiarissimo: non condanniamo, nessuno di noi, il mezzo (la piattaforma), se utilizzato come mezzo integrato e non come mezzo assoluto e sostitutivo (della sala cinematografica).

Ringrazio i miei simpaticissimi intervistati, che hanno reso la mia intervista per Il giornale d'Italia ricca di contenuto interessante e intelligente, con una verve ironica condivisa di cui mi sono sentita piacevolmente partecipe. Con un gran sorriso, a dispetto del caldo che, in verità, rendeva loro difficile stare seduti sul bel divano dell'Excelsior, anche Daniela e Max mi ringraziano e salutano.

Daniela Poggi al centro fra Max Nardari e Alessandra Basile dopo l'intervista su "Ritorno al presente". Ph. Alessandra Basile

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