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Lucy Salani, la storia vera della transessuale più anziana d'Italia

Sopravvissuta al campo di concentramento di Dachau, è stata anche disertore e prigioniero politico. Poi è diventata ballerina

07 Gennaio 2022

Lucy Salani

Lucy Salani (foto da Twitter Cineteca di Bologna)

La vera storia di Lucy Salani inizia ben 97 anni fa e passa attraverso un disagio personale profondo e l'orrore nel campo di concentramento di Dachau. Lei è la transessuale più anziana d'Italia. Ha vissuto molte vite in una sola. Nata nel 1924 a Fossano da una famiglia antifascista, di origine emiliana, inizialmente si chiamava Luciano.

Considerato la "pecora nera della famiglia", quello che era solo un ragazzino in cerca di felicità è diventato prima disertore, poi prigioniero politico. Dopo aver passato un periodo difficilissimo nel campo di concentramento, Lucy si è riscattata diventando ballerina e attrice. Oggi è anche nonna.

La sua è una storia di coraggio e voglia di libertà in anni nei quali era impossibile emanciparsi. A raccontarla è il documentario "C’è un soffio di vita soltanto" di Daniele Coluccini e Matteo Botrugno. Sarà al cinema per tre giorni a partire dal 10 gennaio 2022.

Lucy Salani, la storia della sua vita

In questa giorni si parla moltissimo di lei perchè presto uscirà nelle sale cinematografiche il docu-film che racconta la sua vita. Una vita molto intensa che l'ha portata anche in un campo di concentramento, quello di DachauLucy Salani ha raccontato la sua storia anche "Oggi è un altro giorno" su Rai 1. Non ha tralasciato nulla, partendo dal principio.

"Negli anni Trenta ero un ragazzino che preferiva giocare con le bambine", ha rivelato la donna nell'intervista. "I maschietti mi davano proprio fastidio. Tutte le sere ci trovavamo nello stesso posto - ha continuato - ma capitava di finire in trappole nel periodo fascista, come botte e scherzi".

"Io fortunatamente ho beccato solo due ceffoni - ha confessato Lucy ricordando spiacevoli episodi del passato - ma al mio amico hanno tagliato tutti i capelli e hanno cosparso tutto il sedere di catrame bollente". "Erano persone cattive e ignoranti - ha sottolineato - ci avvicinavano con furbizia fingendosi amici e poi facevano quello che volevano. All’epoca denunciare non si poteva, comandavano loro".

La storia della transessuale più anziana d'Italia

Un giorno Lucy Salani decise di rivelare ai suoi genitori un profondo disagio che viveva. Confessò di non essere a proprio agio nel corpo con cui era nata. "Mi sentivo diversa rispetto agli altri maschietti - ha rivelato - non mi vedevo mascolino come loro. Lo dissi a mia madre, che non tollerava la mia presenza, così come i miei fratelli".

"Mi sono sempre sentita femmina fin da piccola. Mia madre era disperata. Volevo sempre fare ciò che a quell’età facevano le bambine - ha spiegato all’Arcigay - cucinare, pulire e giocare con le bambole. Mio padre e i miei fratelli non mi accettarono".

"Per loro ero la pecora nera della famiglia", ha detto toccando la sensibilità di tutti. Questo fu solo uno dei difficili momenti che la donna dovette affrontare nella sua vita. Purtroppo nel dramma da lei vissuto c'è anche il periodo di detenzione nel campo di concentramento.

Il campo di concentramento di Dachau

L'esperienza nel campo di concentramento di Dachau fu per Lucy Salani tragica. Fu imprigionata come disertore. "Fu uno spettacolo spaventoso - ha raccontato la donna a Oggi è un altro giorno - vidi scene terribili dentro i reticolati con l’alta tensione. La carne faceva scintille. Conobbi la disperazione, la fame, il disprezzo. Non capivo più niente, ero proprio al limite. Fortunatamente sono arrivati gli americani".

"Rimasi in quel campo sei mesi - ha raccontato ancora Lucy - e il giorno in cui i tedeschi capirono che era finita ci ammucchiarono al centro del campo e iniziarono a sparare. Io fui ferita a una gamba e svenni, mi trovarono gli americani in mezzo ai cadaveri…".

Il documentario che racconta la sua storia

A partire dal 10 gennaio 2022 nelle sale cinematografiche sarà possibile vedere il docu-film "C’è un soffio di vita soltanto" di Daniele Coluccini e Matteo Botrugno. Il racconto ha per protagonista Lucy, sin dalla sua infanzia.

"Abbiamo voluto realizzare un inno alla vita e un elogio della diversità in tutta la sua bellezza - hanno spiegato i due registi - convinti che possa essere di ispirazione ed incoraggiamento per quelle persone che lottano per l’affermazione delle proprie identità".

Non ha mai cambiato nome all'anagrafe

Lucy Salani si è sottoposta ad un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale nel 1982 a Londra. Non ha però mai voluto cambiare nome all'anagrafe. "Il mio nome è prezioso. Me l’hanno dato i miei genitori - ha spiegato - è sacro. Perché una donna non si può chiamare Luciano?".

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